Recensione a “Il guardiano dell’inferno” Vol. 1 di Marco Cazzella

inferno

Recensione di Annalisa Sutto

Il Guardiano dell’Inferno/Plutone: Salvatore o Distruttore dell’Inferno è il primo libro di una saga fantasy scritta da Marco Cazzella.
Il protagonista di questo volume, ambientato negli inferi è Kilian, mezzo-demone alla ricerca delle proprie origini, antieroe per eccellenza. In questo viaggio alla ricerca del proprio passato, Kilian affronterà cruente battaglie tra il bene e il male, con i poteri conferitigli ricostruirà ciò che è stato distrutto e cercherà di difendere l’inferno per riportarvi la pace, fino all’epico scontro finale.

Grande fantasy con tutti i crismi di genere, ma al contempo fervida e particolare l’immaginazione dell’autore, che ci rende sì partecipi del viaggio di Kilian attraverso gli inferi, ma soprattutto del viaggio interiore del protagonista, alla ricerca dei suoi veri genitori e della sua maturazione personale.

“…L’essere che sei diventato quando mi hai brandito esisteva

già in te e si annidava nel profondo del tuo cuore, ma i sentimenti

che provi quando sei cosciente tengono a freno la tua vera natura…”

 

Anche il personaggio femminile di Feondora nella storia non rappresenta soltanto un altro mezzo-demone dotato di poteri magici, essenziale per la vittoria in battaglia, ma fa da contraltare al carattere del protagonista, fornendosi come degna compagna e “spalla” per il viaggio verso la salvezza.

Il libro è ben scritto e i personaggi tratteggiati minuziosamente però a volte, a mio parere, le descrizioni delle ambientazioni e dei contesti non sono sufficientemente elaborate, ma tendono ad essere sbrigative. Lodevole il tratteggio dei personaggi durante tutto lo sviluppo della storia, in particolare di Kilian. Ne esce un protagonista caratterialmente molto ben delineato, in continua evoluzione e sviluppo, un antieroe che potrebbe benissimo essere uno di noi, con i suoi dubbi morali e la sua ossessione per il passato, la sua impulsività e il suo orgoglio.

E come ognuno di noi anche Kilian non si può definire né buono né cattivo; dapprima piuttosto irascibile e strafottente, anche Kilian con il prosieguo del suo viaggio imparerà dai propri errori e maturerà, riuscendo a superare le sfide che gli si pongono dinanzi, contando solo sulle proprie forze.

 

Lungo la strada che conduceva a Templat, Kilian venne assalito

da alcuni dubbi sulla sua condotta e sul suo nuovo stile di vita, egli

era realmente armato di buone intenzioni, tuttavia non poté far a

meno di chiedersi: se si fosse trovato dinanzi a un nemico, dopo

la sconfitta l’avesse graziato oppure no, se di fronte a coloro che

l’avessero provocato fosse riuscito a trattenersi oppure no, se fosse

stato in grado di rinunciare a un duello là dove non era necessario, se

fosse stato capace di salvare una vita per una volta mettendo il suo

orgoglio da parte e rinunciando a un duello.”

Recensione a cura di Annalisa Sutto

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