Recensione “Nel cuore di un cowboy” di Sandy Sullivan

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La recensione

Buongiorno gente, oggi vi parlo di “Nel cuore di un cowboy” di Sandy Sullivan. Parto dal principio dicendo che la cover mi è piaciuta molto, è sensuale e invitante, e sono arrivata alla fine di questo romanzo in poco più di due ore, abbastanza soddisfatta. Il volume ha capitoli molto descrittivi, intrisi di particolari, che purtroppo rallentano la lettura in certi casi, per poi capovolgere la situazione con lunghi dialoghi o scene che alimentano la curiosità del lettore. Purtroppo anche qui devo ammettere di avere delle considerazioni negative da fare. L’autrice scrive il romanzo in terza persona, alternando comunque il pov di lei al pov di lui, senza però darne segnalazione effettiva, separa semplicemente il testo con due disegni per poi far cambiare il punto di vista. Si trovano poi dei salti temporali incomprensibili. Un minuto prima sono tutti riuniti a pranzo e un secondo dopo parlano della cena, che si svolge nello stesso momento, perché la scena non si è conclusa.

“La campanella che segnalava il pranzo squillò in lontananza, facendole notare che doveva tornare all’edificio principale. Terri prese un respiro affannato e poi sospirò, rassegnata: ora o mai più. […] L’ultima maledettissima persona che Jeff voleva vedere quella sera era la sua ex.”

La scena di cui sopra è la stessa ma un attimo prima la donna va a pranzo e un secondo dopo si presenta l’ex a cena. Ho precisato che la narrazione avviene in terza persona, tuttavia, ad intermittenza, vengono inseriti dei commenti che escono direttamente dalla bocca dei personaggi, come se stessero parlando con loro stessi. Sono pensieri pressoché inutili o scontati che fanno restare il lettore con un’espressione da “ma dai?!” stampata sul viso.

Altra mancanza: la coerenza. Un secondo prima lui progetta (tramite i pensieri con se stesso) un piano per far scappare lei dal suo ranch, poi appena la incontra si scambiano un bacio e poi lui cambia completamente personalità offrendosi di farle da guida, e non solo quello. Trascorrono la notte insieme e al mattino il lettore legge una conversazione sul fatto che lui non vuole che la famiglia sappia di loro – perché dopo una notte qui si parla già di fidanzamento – e lei invece vorrebbe dirlo a tutti. Subito dopo lui cambia idea, poi la cambia lei, poi lui dice una frase stupida e lei si arrabbia e finiscono così per sedersi a tavola per fare colazione con l’intera famiglia di lui. Si ritrovano poi le stesse battute a distanza di pochi capitoli, gli stessi discorsi vengono ripetuti almeno due o tre volte, ed è un peccato perché la storia in sé sarebbe stata molto carina sviluppata in maniera diversa. La storia si svolge all’incirca in una settimana, quindi i protagonisti iniziano una relazione e capiscono di essersi innamorati in pochi giorni, dopo la rottura lui insegue e lei e la sua richiesta è: un matrimonio. Dopo una settimana? Il protagonista maschile ha poi un figlio, di tre anni. Il suddetto figlio, a tre anni lo ribadisco, fa discorsi filosofici al padre del tipo “se la ami devi andare a riprenderla”. Per quanto un bambino sia precoce e intelligente, nessun figlio fa discorsi del genere al proprio padre a tre anni. E per concludere in bellezza… Girano voci di fantasmi che si aggirano nella sala principale di questo grande ranch. Ora, un lettore si convince che siano solo “voci”, perché il romanzo in sé non è paranormale o un fantasy, ma qui alla fine si vede il fantasma di un cowboy che saluta il bambino e il padre.

Il romanzo di per sé è carino, ma potrebbe senza dubbio essere migliorato.

Sara Cordioli

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