Oggi intervistiamo Stefano Veroux

rocca ingrate

L’intervista

Ospitiamo oggi Stefano Veroux. Grazie per essere qui con noi e di dedicarci il tuo tempo. Iniziamo con le domande, pronti? L’intervista e’ a cura di Rosanna Sanseverino.

  1. Iniziamo con il presentarti, fatti conoscere: Chi è Stefano Veroux?

ho 52 anni, sposato, tre figli, vivo a Milano e si occupa da oltre vent’anni di comunicazione a favore di multinazionali, ministeri e enti. Esperto di relazioni pubbliche e ufficio stampa sono specializzato in comunicazione pubblica, corporate, tematiche ambientali, politica, crisis management e marketing territoriale. Amo leggere e scrivo, dato il lavoro che faccio, da sempre. Comunque tengo a precisare che, malgrado il cognome francese, sono siciliano, di Taormina.

 

  1. Cosa ti ha avvicinato alla scrittura di questo genere (giallo)? Quale autore ha più influito sulla tua ispirazione e modo di scrivere?

Come lettore amo i gialli ma non disdegno i romanzi storici e la saggistica. Credo che ogni autore è anche ciò che legge. Nei miei romanzi puoi trovare l’approccio scenografico delle descrizione dei luoghi della George, se non la conoscete, vi consiglio di aggiungere alle vostre letture IL RE E IL SUO GIULLARE; il ricorso al nostro immenso patrimonio architettonico e culturale sottolinea che ho letto Brown. In parecchi fra i miei lettori, mi hanno accostato, indegnamente, all’autore del Codice da Vinci, anche se utilizzo i luoghi come scenografia e non come parte fondante della narrazione. Certi tratti dei personaggi sono dovuti ad un autore degli 40, uno dei padri del giallo italiano, De Angelis. La protagonista può ricordare la Bartlett e la sua mitica ispettrice Delicado. Poi, e la smetto, nella Rocca delle ingrate è evidente che ho letto Camus. Quindi parlare di un singolo autore come fonte d’ispirazione, nel mio caso, è riduttivo.

  1. Il suo lavoro, esperto di relazioni pubbliche per enti e multinazionali ha in qualche modo influito nella trama del libro?

Il mio lavoro mi permette di vedere cosa accade nel Paese dal backstage. Ho seguito partiti, uomini politici, multinazionali ed ovviamente ho saccheggiato dalla mia esperienza sul campo, per descrivere luoghi e contesti. Per esempio, descrivo nel romanzo una riunione al Ministero dell’Interno. Vi assicuro, ho lavorato per il Viminale come consulente per la comunicazione per anni, che a parte il contenuto, frutto della mia fantasia, il resto è banale cronaca di ciò che accade nelle “segrete stanze”

  1. La Rocca delle Ingrate, cos’è e perché proprio delle Ingrate?

Oddio, drammatico descriverla in poche righe. Ci provo… Il romanzo recita: La Rocca delle Ingrate è un’isola a nord, a ventitré miglia marine da Stromboli, con un’area di circa 2.5 km2; d’origine vulcanica, come le vicine isole dell’arcipelago delle Eolie, ha uno sviluppo altimetrico di circa duecentocinquanta metri sopra il livello del mare e nella parte più alta svetta un eremo medioevale fortificato. Quindi non esiste. Ho immaginato un luogo inaccessibile di proprietà vaticana, dove un gruppo di suore, armate fino ai denti, custodiscono, il più importante segreto della Cristianità. Di più non dico se no nessuno legge il romanzo. Perché ingrate? Intanto perché è un termine affascinante, poi perché sintetizza il motivo per il quale quel manipolo di monache vive lì. Infatti sono tutte religiose che hanno commesso atti contrari alla loro vocazione, quindi sono delle ingrate nei confronti di Santa romana Chiesa.

 

  1. Il libro è una mistura di tempi, soprattutto quello medievale per poi saltare ad un mondo super tecnologico quasi ad essere il riflesso della vecchia e nuova generazione, da cosa nasce questa idea? Soprattutto questi conti ingenti sono una tematica molto comune, ti sei esposto nel raccontarla quindi più che un giallo inventato dobbiamo pensarlo anzi leggerlo come un giallo veritiero, una denuncia di quanto vediamo oggi giorno?

  Il romanzo si muove su due piani narrativi, si vede, per tornare a una delle domande precedenti , che ho letto Cooper. Il primo parte dalla V Crociata e sulla partecipazione di San Francesco ad essa. Questo filone attraversa il romanzo e continua nel sequel, Dalla parte del buio, pubblicato da pochi giorni, e continuerà nei prossimi romanzi. Ci tengo a precisare che non ha nulla a che vedere con Templari, Rosacroce, Graal e affini, ma ha un suo approccio originale, mai trattato in precedenza. Il secondo invece è una trama legata all’attualità dei nostri tempi, quindi cybercrime, hacker e affini. Una curiosità carina, un lettore mi ha scritto che ha trovato molte attinenze con la scoperta di questi mesi di una violazione dei sistemi di sicurezza informatica nazionale. Il romanzo è del 2013… Veggenza? No, vivo nel backstage.

  1. Era Parravicini è il personaggio principale, raccontaci della sua coscienza, della sua interiorità punti di forza e debolezza.

Amo Era, lo ammetto. E’ la donna del terzo millennio, senza fumosi e ancestrali legami con la donna dei romanzi rosa. Sa il fatto suo, ama il buon vino, fuma, colleziona amplessi, lavora seriamente senza prendersi troppo sul serio. Deve sopravvivere, come dirigente di polizia, in un mondo maschile, ma questo riesce a farlo senza seppellire la sua femminilità, il suo essere donna e la sua profonda umanità.

  1. In qualche modo Stefano si rispecchia nel suo personaggio?

A parte il tabagismo e l’amore per il buon vino, ci lega l’ironia con cui affrontiamo le difficoltà della vita. Per il resto la mia esistenza è quella di un padre di famiglia felicemente sposato da trent’anni.

  1. Perché proprio il Vaticano ?

Come ho già detto amo la storia e credo che la nostra storia sia imprescindibile da quella vaticana. Credenti o meno, la nostra vita è profondamente intrisa di cristianesimo. In assoluto ne sono affascinato e l’attuale Vescovo di Roma ne è la tangibile prova.

  1. Progetti per il futuro ne hai? Continueremo a leggere di te?

Allora ho appena dato alle stampe il sequel, Dalla parte del buio, che ti consiglio di leggere, ed ho scritto già una quindicina di capitoli del terzo romanzo. Poi sono un paio d’anni che butto giù idee su un romanzo distopico. Lui, il protagonista, è bellissimo si chiama Noe e mi piace da impazzire. Ma, se hai piacere ne riparliamo il prossimo anno.

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