IL DECLINO DI ROMA

ROMA

IL DECLINO DI ROMA

Delusione. Disgusto. Rassegnazione. È ormai questo ciò che molti romani stanno provando.

C’è delusione, perché chi ha votato la Raggi credeva davvero che lei potesse cambiare qualcosa a Roma.

C’è anche disgusto, perché ciò che sta accadendo da fin troppo tempo e’ intollerabile, perché Roma è una delle città più belle al mondo, con una storia antichissima, con i monumenti più belli del pianeta, con un clima meraviglioso, con panorami mozzafiato, e intramontabili tradizioni.

Il Tevere al tramonto

Roma è una scoperta continua, perché regala scorci che restano nel cuore in eterno, perché tra ville, musei, sedi governative e quant’altro c’è sempre qualcosa da fare, perché se vai a Trastevere respiri ancora il vecchio borgo romano, e se passeggi sul Lungotevere durante il tramonto, con il sole che muore dietro al Cupolone e il Tevere che si tinge di rosso, sai che pagheresti oro per rivivere una esperienza simile. Perché vedere er Colosseo è come vedere la propria amata. E… er Colosseo ce l’avemo solo noi. E pure Trevi, il Pincio, Trinità dei Monti, il Pantheon, Venditti, Verdone, Totti, Giulio Cesare, e la lista continuerebbe all’infinito.

Roma ha vissuto di tutto, e questo i romani lo sanno. Ha attraversato periodi indescrivibili, ha visto la fine, ma poi si è rialzata.

Ma ora sembra davvero giunta al capolinea. Il romano è disgustato. Il degrado è arrivato ovunque, non c’è zona che non lo stia vivendo. Dai Parioli a Monteverde, dalla Prenestina alla Tuscolana, ormai non fa più alcuna differenza. Le buche nell’asfalto stanno ovunque, la mondezza fuori dai cassonetti sembra oramai una moda, colora le strade, troppo grigie. Ratti, vipere, capre e cinghiali rendono la Capitale uno zoo incustodito.
I parchi, le aiuole e il verde pubblico in generale subiscono un’incuria tremenda. Lo sporco è ovunque, e non mi riferisco solo alle cicche di sigaretta.

I trasporti pubblici, poi, un tema che forse e’ meglio non affrontare, perché se dici a un romano prendo il tram, l’autobus o la metro gli si rizzano i peli sulle braccia: già s’immagina che tortura bisogna affrontare. Lì è il delirio all’ennesima potenza. Orari inesistenti (i tabelloni elettronici stanno solo in alcune parti della citta’!) corse che saltano, mezzi sporchi e maleodoranti, o che a metà percorso si rompono, gente irrispettosa, cafona, arrogante, perché ormai tutto ha superato i limiti della tolleranza e della decenza. Perché, a ‘na certa, n’ja si fa più.

La sicurezza, ah, altro tema da bypassare. I romani ormai hanno messo i cancelli alle loro finestre, ma sanno comunque che servono a ben poco. La criminalità raggiunge livelli impressionanti.

A Roma si respira un clima rovente, ma non è di certo per l’estate che sta arrivando.

Il romano è rassegnato. Perché non ci sono piani per il futuro, perché sa che chiunque voterebbe il cambiamento non ci sarà mai, e quindi tutti sono uguali, oppure nessuno può fare davvero qualcosa.

E allora si va avanti così, lamentandoci, incazzati, senza parole. C’è chi fa di tutto per arginare una crisi che oramai pare inarrestabile. È la gente per bene che attraverso il volontariato cerca di ripulire il proprio quartiere, è Retake Roma, e tante altre associazioni. Ma non basta, in quanto c’è sempre chi rema contro di loro. I muri vengono rimbrattati, le cartacce tornano per terra, gli zingari invadono un altro luogo e lo trattano come se fosse casa loro.

Le regole le rispettano solo gli onesti, ma molti onesti stanno facendo baracche e burattini.
In ‘sta citta’ nun ce vojono morì.

Dylan Berro

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