Intervista a Giovanni Magliulo autore di “Seven dreams”

dreams

L’intervista

Sempre più emergenti ci contattano e noi abbiamo il piacere di intervistarli per farli conoscere. Oggi siamo in compagnia di Giovanni Magliulo, grazie per averci dedicato il tuo tempo. Iniziamo con le domande.
1) Domanda base per tutti gli autori: Chi è Giovanni Magliulo?
Un ragazzo che ha avuto sempre troppa fantasia ed il forte bisogno di esprimerla.
2) Cosa ti ha legato alla scrittura, che autore artista ti ha forgiato sia nel genere fantasy sia nel modo di scrivere?
Stephen King mi ha accompagnato dall’infanzia fino a qualche anno fa. Ho letto e riletto quasi tutto ciò che ha scritto, nutrendomi dei suoi colpi di genio e della sua incredibile capacità di costruire personaggi realistici. Sebbene non possa considerarsi un autore di fantasy, il fantastico pregna i suoi romanzi in tutte le sfumature possibili.
3) Chi scrive fantasy è spesso considerato un sognatore, quanto è importante per te questo mondo fantastico?
Già solo il tempo che ho impiegato a crearlo lo rende per me qualcosa di prezioso, proprio come accade per chiunque si impegni in un progetto. A parte questo, comunque, sono un sognatore atipico. Mi diverto a mettere su carta le storie che riesco a costruirmi nella testa, ma per quanto riguarda gli altri aspetti della vita resto una persona decisamente più concreta.
4) Cos’è Duryan ?
Duryan è il luogo in cui si ambienta il mio primo romanzo e di sicuro anche alcuni dei libri successivi. È un regno in decadenza, che soffre le mancanze dovute al sostenimento di una campagna militare secolare, continuamente sull’orlo dello sgretolamento a causa delle spinte indipendentiste delle varie città che ne formano la geografia politica. È proprio nella sua capitale che tutto ha inizio.
5) La sinossi è già travolgente, ti obbliga a sapere come e perché avviene ciò che avviene ma la cosa che incuriosisce è la psicologia e caratterizzazione dei personaggi: da cosa sono nati? Perché si apre questo varco?
Per quanto riguarda la loro genesi, posso dire che i loro caratteri non sono nati all’improvviso. Hanno subito un’evoluzione, prima nella mia testa, poi mentre scrivevo. Alcuni di essi sono molto diversi da come li avevo pensati in una fase iniziale, mentre altri sono rimasti fedeli all’idea originale. Tutti i caratteri, comunque, si sono arricchiti di sfaccettature con il tempo fino a raggiungere la piena maturazione.
Passando all’intreccio, è un incantesimo a strapparli alla propria quotidianità, tra l’altro non proprio routinaria. Si tratta di una vera e propria adunata: sanno che c’è qualcuno, Wizen, disposto a strappare il velo che separa le dimensioni e che deve essere ucciso. Sanno che l’unico che possiede un potere tanto grande da poterli riportare alle rispettive realtà è proprio la persona che devono uccidere. Peggio ancora, sanno che è l’unico in grado di spezzare il sortilegio che lega le loro anime. Basta, nessuno dei protagonisti sa altro. Non sanno perché sono stati scelti, né come faranno a collaborare essendo tanto diversi per cultura e morale. Si ritrovano in una situazione senza via d’uscita e gli eventi precipitano così in fretta che non hanno neanche il tempo di ricevere tutte le istruzioni di cui necessitano. Hanno solo una direzione da seguire, uno scopo da raggiungere e la consapevolezza che il gruppo sarà sempre sull’orlo del collasso.

6) Di solito le persone si muovono in certe direzioni per una mancanza, dunque, cosa spinge Wizen a conquistare tutti i mondi possibili? E’ solo superbia e ingordigia di potere o ad un livello più profondo nasconde qualcosa?
Io credo che il male assoluto non esista. Mi riferisco al perseguimento del male fine a se stesso. Le azioni malvagie sono sempre una conseguenza e mai una causa. Nessuno, neanche i personaggi più sanguinari della nostra storia erano semplicemente cattivi. C’è sempre un motivo dietro ogni cattiva azione, a volte così complesso e ben nascosto da sembrare del tutto assente. E un personaggio letterario semplicemente cattivo o bramoso di potere finisce per appiattirsi fino a diventare monodimensionale e perdere di qualsiasi interesse, proprio perché meno realistico. Un antagonista del genere sarebbe troppo poco coinvolgente da scrivere, ancor prima che da leggere.
7) Il tema che sembra saltare all’occhio immediatamente è la loro diversità, e ciò che ne consegue. Cosa ti ha portato ad affrontare questo tema?
La diversità è una sfida, tanto per i protagonisti che sono costretti a collaborare, quanto per me che devo gestirli in maniera realistica. Ed è qualcosa che accompagna la nostra quotidianità. Dal rapporto con i genitori fino a quello con l’altro sesso, anche senza spingerci a considerare quello con amici e colleghi, non facciamo altro che passare la vita a cercare di superare, smussare o accettare i conflitti generati dai rapporti con persone che la pensano diversamente da noi. Questo può causare sofferenza, ma dà anche alla vita quel pizzico di imprevedibilità che ci rende curiosi di arrivare alla fine della giornata. Nel mio romanzo accade la stessa cosa, con la differenza che i conflitti sono estremi, perché estrema è la diversità dei caratteri dei protagonisti. Ma io credo che una delle cose che spinga il lettore ad andare avanti sia proprio la curiosità di trovare una risposta a una domanda. Riusciranno a non uccidersi a vicenda?
8) Cosa ti aspetti da questa pubblicazione, cos’è che vuoi che i lettori capiscano dal tuo libro?
L’unica cosa che mi interessa è che i lettori si divertano, si appassionino alla storia e si pongano delle domande. Ci sono diversi punti dell’intreccio che saranno interpretati in modo diverso a seconda delle inclinazioni e delle avversioni di chi legge. E sarà impossibile per il lettore non parteggiare per un personaggio, rimanerne deluso e poi magari rivalutarlo. Tutto quello che mi spinge a scrivere è la voglia di suscitare partecipazione in chi legge.
9) Progetti futuri invece sono in cantiere? Continueremo a leggere di te?
Certo, ho quasi finito la prima stesura del secondo romanzo. L’obiettivo principale è quello di completare la saga e ci sto dedicando più tempo possibile.

Rosanna Sanseverino

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