Intervista a Jolanda Buccella autrice di: Fortuna, il buco delle vite. Ciesse edizioni

1)      Ciao Jolanda, benvenuta nel nostro blog. Vuoi, come prima cosa, presentarti al nostro pubblico? Ciao a tutti voi e grazie mille per avermi concesso questo spazio  sul vostro blog, allora che cosa dire di me? Sono una ragazza precaria come tante, che fa fatica a trovare un lavoro stabile e a fare progetti importanti per il futuro. Amo scrivere da quando ho imparato a farlo, sono una tifosa sfegatata del Milan, leggo tre o quattro libri per volta e tra vent’anni vorrei vivere in una bella casetta sul lago, avete presente il film la casa sul lago del tempo con Sandra Bullock? Ecco quella è la mia casa ideale magari in compagnia di un bel cane e un paio di marmocchi adolescenti che mi fanno disperare ma che riempiono le mie giornate insieme alla scrittura.

2)      Come è avvenuto il tuo incontro con la scrittura? E qual è stata la tua esperienza con l’editoria? Raccontaci il percorso del tuo romanzo.

 In realtà, come vi dicevo nella risposta precedente, ho sempre amato scrivere, a scuola l’unica materia che mi piaceva sul serio era l’Italiano, detestavo a morte la matematica  e nelle altre materie me la cavavo semplicemente. Scrivere per me è sempre stato un rifugio, ha sempre rappresentato la possibilità di entrare in contatto con la parte più intima  e fragile di me stessa, quella che faccio fatica a mostrare agli altri. Fortuna il buco delle vite è nato nell’estate del 2007 in seguito a un grande dolore, ho avuto una brutta discussione con mia sorella e non ci siamo più parlate per anni fino allo scorso inverno, ho cominciato a scrivere per non tenermi tutto dentro, per paura di esplodere e così poco alla volta la “mia” Fortuna ha cominciato a prendere corpo e a diventare la mia migliore amica. L’esperienza con il mondo dell’editoria non è stata affatto semplice. Ho cominciato a mandare il manoscritto alle case editrici italiane più famose  ma nessuna mi ha risposto, poi mi sono concentrata su quelle medio piccole e molte mi hanno chiesto dei soldi per pubblicare, molti soldi, la richiesta più esagerata è stata di sei mila euro ma io ho sempre detto di no, perché ero sicura che il mio romanzo valesse e che prima o poi qualcuno se ne sarebbe accorto senza chiedermi nulla in cambio, così ho conosciuto la Ciesse edizioni di Carlo Santi, che mi ha permesso di realizzare questo grande sogno.

3)      Fortuna è una ragazza che ha vissuto ben tre vite, apparentemente molto diverse, ma che in comune hanno un dolore. Com’è nata questa storia? E perché, i lettori, dovrebbero sceglierla?  Fortuna nasce dal desiderio di raccontare una donna difficile, come ce ne sono tante nel mondo che purtroppo non hanno né voce né visibilità. Fortuna è una donna con un grave handicap, il buco delle vite in realtà è la spina bifida una patologia che colpisce milioni di neonati in tutto il mondo ma di cui si parla sempre troppo poco, che non riesce a trovare spazio nel mondo dei normodotati, si sente un alieno e perciò si lascia vincere da una forte depressione che dura dall’adolescenza fino all’età adulta e che la porterà prima a confrontarsi con dei gravi disturbi alimentari e poi con la vita di strada in mezzo a un gruppo di “esclusi” come lei, fino a quando incontrerà un uomo che le darà la possibilità di rinascere. Perché i lettori dovrebbero scegliere il mio romanzo? Perché credo che tanti potrebbero riconoscersi nelle vicende di Fortuna e del variegato mondo di personaggi che la circonda durante tutto il corso della storia, perché se riuscirò a sconvolgere il cuore di qualcuno, a farlo riflettere sull’handicap, sull’anoressia o sul genocidio dimenticato dei tutsi di cui parlo ampiamente nella terza vita della mia protagonista, allora tutto il mio lavoro non sarà stato vano. 

4)      Che tipo di lettrice sei? Quali sono i tuoi autori preferiti?

Purtroppo leggo meno di quanto vorrei, la vita ha i suoi ritmi impazziti e non sempre ti permette di trovare un po’ di tempo libero per fare quello che ti piace. Però appena posso cerco di  recuperare leggendo anche due o tre libri contemporaneamente, leggere è un piacere a cui non riesco proprio a rinunciare e che tutti dovrebbe scoprire sin da bambini. Il libro del mio cuore è Un Uomo di Oriana Fallaci, l’ho letto per intero ben quattro volte e ogni tanto torno a leggere i passi più significativi, provando le stesse e identiche emozioni della prima volta.  Però adoro anche il modo di scrivere di Isabel Allende, di Gabriel Garcìa Màrquez, Stendhal, Flaubert e delle sorelle Bronte. Insomma preferisco i classici della letteratura internazionale, però non disdegno gli autori emergenti come me,  bisogna aiutare i giovani ad emergere! 

5)      Cosa fa, secondo te, di un semplice romanzo, un best seller?

Credo che molto spesso siano le case editrici che hanno mezzi e potere a creare un best seller, a volte mi è capitato di leggere libri che avevano venduto milioni di copie e che magari avevano anche vinto prestigiosi premi letterari, che mi hanno profondamente delusa. Io penso che la cosa essenziale di un libro, sia l’emozione che riesce a regalare a chi lo legge. Almeno io da lettrice ho bisogno di provare qualcosa quando leggo un libro: rabbia, gioia, dolore, indignazione. Un nodo alla gola che mi fa capire che non ho sprecato il mio tempo libero.

6)      Apri il tuo libro a pagina 103 e scrivici le ultime dieci righe.

 …Ormai non aveva più l’età per concedersi dei giovani amanti senza correre il rischio di apparire una tardona ridicola, il tempo del divertimento sfrenato era passato e ora che stava per arrivare il suo nipotino voleva una vita più tranquilla, perciò aveva deciso di chiedergli di trasferirsi nella casa del portone verde e trascorrere insieme gli ultimi anni della vecchiaia. Purtroppo la donna non fece in tempo a dirgli tutto quello che provava, perché arrivò l’infermiera che la informò del travaglio di Anita. La vedova Rizzutelli corse immediatamente a telefonare nell’ufficio del sindaco, per chiedergli di mandare un impiegato del Comune ad avvertire Daniele che sua moglie aveva avuto le doglie all’ospedale di Oliveto…

 Queste poche righe si riferiscono alla prima vita di Fortuna, o meglio, è proprio da questo punto in poi che comincia la sua prima vita, la vita di J. Rizzutelli la bambina con i capelli rossi come l’inferno e un bel buco sulla schiena, follemente innamorata di sua nonna Umberta Prima.

7)      In che maniera si autopromuoverebbe il tuo romanzo?

Per un autore emergente che non pubblica con un colosso dell’editoria farsi conoscere è complicato, perché non ha tanti mezzi a disposizione. Personalmente sto cercando di promuovermi attraverso i social network come facebook,  giornali e riviste online e blog letterari come il vostro che non mi chiedono denaro per farlo.  Però ho bisogno soprattutto dei lettori per crescere come autrice e un giorno potermi definire una vera scrittrice, se nessuno mi legge, il mio sogno già così fragile e precario rischia di trasformarsi in un fallimento senza via di scampo e io non voglio che accada questo.

8)      Progetti futuri? Dove può seguirti il pubblico?

Per me è stato molto difficile chiudere definitivamente con Fortuna, abbiamo condiviso cinque anni insieme Natale e Pasqua compresi, le sue vicende mi hanno coinvolta e travolta perciò distaccarmene è stato un vero e proprio dolore fisico, ho pianto una giornata intera dopo aver finito l’editing con la mia editor Irina Turcanu, una splendida donna che mi è stata accanto per tutto il percorso del romanzo fino alla sua pubblicazione, ho avuto la sensazione di averla persa per sempre e in effetti è così, perché ora Fortuna appartiene a tutti coloro che avranno la bontà di leggere la sua storia. Fortuna mi manca, forse mi mancherà per sempre, però il mio amore per la scrittura è più forte di tutto perciò tornerò a scrivere al più presto, ho già qualche idea… forse racconterò una storia d’amore ambientata nell’America del sud al tempo della schiavitù dei neri e finalmente Fortuna lascerà il posto a Lizzy che, giuro solennemente, sarà una donna un po’ meno complicata. Per chi volesse seguirmi, su facebook c’è un profilo e una pagina dedicata al romanzo che curo personalmente, mi aspetto mille commenti accetto anche le critiche più feroci perché un’aspirante “scrittrice” ha sempre bisogno di crescere e migliorarsi, per rendere al meglio nelle sue storie future.

Questa era l’ultima domanda, Jolanda. Grazie per aver partecipato alla nostra intervista.

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