Intervista a Lorenzo Spurio autore di Ritorno ad Ancona e altre storie, Lettere Animate Editore, 2012

1)      Ciao Lorenzo, benvenuto nel nostro blog. Vuoi, come prima cosa, presentarti al nostro pubblico?

LS: Grazie a voi per l’opportunità che mi date! Blog e siti che si occupano seriamente di letteratura e della promozione culturale sono sempre di meno in numero e non può che farmi piacere essere intervistato da voi. Per quanto riguarda me: sono nato in una ridente città della provincia di Ancona, Jesi, e dopo la laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere conseguita all’università di Urbino ho ottenuto la Laurea Magistrale nello stesso campo nel 2011 presso l’università di Perugia. Negli ultimi quattro o cinque anni ho cominciato a scrivere racconti brevi dall’ambientazione contemporanea e con una forte componente psicologica dei personaggi. Ne ho pubblicati vari su alcune riviste cartacee e on-line di letteratura e cultura italiana dove pure negli ultimi anni ho preso a pubblicare qualche saggio di critica letteraria. Collaboro con varie riviste e dal 2011 gestisco un mio spazio internet, Blog Letteratura e Cultura, dove pubblico miei testi, saggi, recensioni, articoli e testi di altri autori esordienti. Negli ultimi tempi ho anche collaborato alla scrittura a quattro mani di racconti, con Massimo Acciai, Monica Fantaci e la scrittrice fiorentina Sandra Carresi, da cui è nata la nostra silloge di racconti.

 

2)     Il tuo libro nasce in collaborazione con un’altra scrittrice: Sandra Carresi. Com’è nata l’idea di uno scritto a quattro mani? Ci racconti com’è questa esperienza?

LS: Ho in parte anticipato la risposta nella domanda precedente. Ho conosciuto Sandra Carresi sul web, visitando il suo sito internet e poi leggendo alcuni suoi racconti brevi sul sito Racconti Oltre redatto e gestito da Luca Coletta. Ho deciso di contattarla in privato per complimentarmi con lei della sua scrittura e poi per proporle un tentativo a quattro mani. Lei, intanto, si era andata a leggere qualche racconto scritto da me e li aveva trovati interessanti, curiosi, forse in parte un po’ acerbi. Abbiamo deciso di scrivere qualcosa insieme; lei non era nuova a scritture di questo tipo, aveva infatti giù pubblicato un libro di racconti scritto assieme a Michele Desiderato. Nessuno dei due sapeva con esattezza le regole di questa scrittura a quattro mani e le andammo via via forgiando noi stessi. Uno dei due scriveva un suo pezzo (poteva essere cinque righe o due-tre pagine in Word) e poi le inviava all’altro che da lì continuava in base a quanto era già stato scritto e in base alla sua immaginazione, tessendo una storia che nessuno dei due conosceva, prima di averla scritta. E’ stato un lavoro attento, continuo che ha portato a dei racconti fluidi nella lettura che non fanno trasparire al lettore dove termina a raccontare il primo narratore e dove inizia l’altro. E’ stata di certo una collaborazione molto interessante che, spero, produrrà altrettanto entusiasmo nei lettori.

 

3)     Tre racconti che parlano di vita, paure e sentimenti. Da dove nasce questo libro?

LS: La vera genesi del libro sta proprio nel suo esperimento congiunto con un autrice completamente distante da me, non solo geograficamente, che però ha prodotto un risultato di spessore. Ricordo che stabilimmo subito, ancor prima di abbozzare il primo racconto, che non avremmo trattato di storie fantastiche né surreali (sebbene i miei racconti della prima ora fossero prevalentemente caratterizzati da un labile confine tra realismo e surrealismo) e nemmeno di storia, di guerre, né tantomeno di storie gialle con assassini e serial killer. Ci siamo buttati sulla realtà, sulla quotidianità osservabile attorno a noi, e sono nati tre racconti che non sono altro che squarci di esistenze che potrebbero essere la nostra, quella del nostro amico o quella di nostra figlia.

 

4)     Qual è la tua esperienza in campo editoriale? Quali i consigli che ti piacerebbe dare ad un’aspirante scrittore?

LS: Come ho già avuto modo di osservare in almeno un’altra intervista che gentilmente mi è stata concessa, la situazione editoriale italiana è abbastanza in difficoltà causa la crisi economica degli ultimi tempi e il fatto che l’editoria abbia visto negli anni una filiazione spasmodica di case editrici, perdendo a volte l’attenzione nei confronti della qualità. Spesso il discorso più interessante da fare da parte delle case editrici è diventato quello economico, legato al marketing, alla diffusione (che pure è importante) e si è delegata un po’ in sordina la qualità, il riconoscimento del talento. Ci sono moltissime case editrici e sicuramente un esordiente avrebbe l’imbarazzo della scelta per proporre il suo manoscritto. Alcune chiedono un contributo di spese anche alto, altre fanno aspettare molto tempo per conoscere la risposta, le più eminenti solitamente scartano il materiale grossolanamente. Non è facile. Bisogna crederci, e bisogna trovare gente (editori) seri, disposti a credere nella nostra opera, se questa ha un certo valore.

Il consiglio a un’aspirante scrittore potrebbe essere quello di non abbattersi se le cose non vanno come aveva immaginato, di continuare a scrivere anche se i suoi testi non ottengono un plauso editoriale, se hanno un valore significativo e terapeutico per sé.

 

5)     Ci descrivi il tuo libro con tre aggettivi? Motivali.

Contemporaneo, psicologico, affettivo.

Contemporaneo perché il tipo di narrativa – i temi e lo stile impiegato – rifuggono gli orpelli retorici e le costruzioni elaborate per offrirsi al lettore in maniera diretta, semplice, spontanea, tratteggiano esistenze qualsiasi che appartengono al nostro oggi.

Psicologico perché io e la Carresi abbiamo cercato di sottolineare spesso, attraverso dialoghi, cose non dette, pensieri, timori o divagazioni, la componente emotiva e psicologica dei personaggi, il loro viaggio nella psiche tanto da creare personaggi che fanno molto di più con il pensiero che con le mani.

Affettivo perché uno dei temi di fondo sono i sentimenti. I sentimenti autentici, spontanei, allo stato puro, che concernono persone di sesso ed età diversa. Legami parentali, amicali, occasionali, altri fraterni, altri alla deriva, altri ancora motivo essi stesso di riflessione.

 

6)     Quali sono gli autori che accompagnano il tuo iter letterario? C’è qualcuno fra loro che ha influenzato il tuo modo di scrivere?

LS: Sono molti gli autori che amo e che leggo con particolare interesse, anche molto vari tra di loro. Mi piace molto la narrativa degli esordi di Ian McEwan (oggetto della mia seconda tesi di laurea) ma anche di John Irving, la scrittura maledetta di Bukowski, ma anche scritture più classiche e “romantiche”: Jane Eyre di Charlotte Bronte, con la sua letteratura di derivazione, Thomas Hardy, Virginia Woolf e di italiano Moravia.

 

7)     Cos’è per te la scrittura? Come ti approcci ad essa?

LS: La scrittura è un universo infinito, senza limiti. E’ uno spazio che ci consente di esprimerci, di rappresentare una realtà a noi vicina adornandola con elementi di finzione, di descrivere la realtà che ci circonda o di esorcizzare quello che più ci fa paura: il timore dell’oblio, la dimenticanza, la perdita del nostro passato, la morte. Scrivendo raccontiamo qualcosa e creiamo una realtà che è altro da noi ma che allo stesso tempo è nostra produzione, creiamo, plasmiamo.. il tutto ci fa riflettere e meditare, ci permette di riconoscerci e di scoprire il nostro animo.

L’ambito che è a me congeniale è la narrativa; non mi sono mai azzardato a scrivere una poesia e non saprei da dove cominciare. Il linguaggio condensato e allegorico non fa per me. La narrativa mi permettere di scrivere pagine e pagine rallentando una storia o cercando di far intendere qualcosa che non è vero. La saggistica invece, pur essendo narrativa, è una scrittura che prevede un’analisi attenta delle fonti e dei riferimenti, la comparazione e l’utilizzo di un metodo critico, elementi che ho cercato di sposare nei vari saggi che ho scritto (su Bukowski, Charlotte  Bronte, William Golding, Thomas Hardy, Ian McEwan…autori molto diversi e distanti tra loro).

 

8)     Progetti futuri? Dove può seguirti il pubblico?

LS: Di progetti e di idee ce ne sono sempre a bizzeffe, il vero nemico è il tempo che, come sottolineava Shakespeare nei sonetti,  è tiranno e usurpatore. Continuerò di certo a scrivere racconti e saggi di critica letteraria che verranno pubblicati su alcune riviste con le quali collaboro e per i racconti, forse, una nuova silloge più corposa. Continuerò con piacere le varie collaborazioni con altri autori esordienti, Massimo Acciai, Monica Fantaci, Emanuele Marcuccio, per citarne alcuni e le mie attività di Blog Letteratura e Cultura, con la scrittura di recensioni e prefazioni ad opere di terzi. Come membro fondante dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta, presieduta dalla poetessa e scrittrice Anna Maria Folchini-Stabile, continuerò a seguire e gestire le varie attività che con la stessa promuoviamo.

Il pubblico può seguirmi sul mio Blog Letteratura e Cultura, dove pure c’è una sezione dedicata ai contatti per mettersi in contatto con me. Ne sarò di certo entusiasta.

 

Grazie Lorenzo per aver partecipato alla nostra intervista, questa era l’ultima domanda.

Grazie a voi.

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