Intervista a Luca Giovanni Masala, autore di ‘Pensieri alla deriva’, La Riflessione

1)    Ciao Luca. Vuoi innanzitutto presentarti al pubblico?

Salve a tutti, mi chiamo Luca Giovanni Masala, ho 23 anni e vivo a Quartu Sant’Elena, provincia di Cagliari. Nonostante sia di recente diventato scrittore sono un ragazzo come tanti altri, amante della compagnia, del divertimento e del tempo libero; studio nella facoltà di Lettere, corso di studi in Beni Culturali e spero al più presto di poter terminare, dato che mi mancano ormai pochi esami.

Sono fidanzato da 4 anni, amo il cinema, il calcio, i viaggi, il fantasy e l’arte in generale (poi diviene qui una questione di gusto, ovviamente); scrivo da quando ero piccolo e continuo a farlo incessantemente, ripromettendomi un giorno di darmi alla prosa, seppure sia io innamorato della poesia. Sono uno scrittore che ama stare fra la gente insomma, convinto che l’arte non sia motivo di autoesaltazione.

2)    Nella tua raccolta di poesie ricorrono i numeri. Vuoi spiegarcene il significato?

Si, la mia fede cristiana-cattolica ha avuto notevole importanza nella stesura della mia prima raccolta di poesie, composta ormai quasi quattro anni fa, quando ancora ero al liceo: ho voluto far trasparire questa mia inclinazione spirituale attraverso la numerologia e la simbologia, in modo tale da lasciare nell’opera, oltre che una notevole parte di me, anche la possibilità di una lettura a più strati.

L’opera si divide in sette parti, ciascuna introdotta da un incipit prosastico che ha il compito di dare alla raccolta un’idea di romanzesco, l’idea di un viaggio per mare per l’esattezza; ciascuna delle sette parti dell’opera è suddivisa in sette poesie di varia natura. Il numero sette è indicativo della perfezione, della completezza e il 7 x 7 ha chiari echi evangelici. A completare la numerologia di Pensieri Alla Deriva è però la poesia introduttiva (la 50° poesia dell’opera, in quanto non facente parte di nessuna delle sezioni) composta di sette quartine, ciascuna rifacentesi ad una delle sette parti dell’opera stessa: l’opera raggiunge così il numero di 50 componimenti, evocativo dello Spirito Santo, spirito ispiratore a cui va speciale dedica.

3)     Hai iniziato a scrivere poesie prestissimo. Ricordi la prima che hai composto?

 Scrivevo sin da piccolissimo, vero, e non scrivevo solo poesie. Ho ancora racconti abbastanza lunghetti e ben realizzati di quando ero ai primi anni delle elementari.

Per quanto riguarda la poesia però non so di preciso quando sia stata composta la prima, ma resta coma prova della mia precocità un componimento svolto per un concorso di beneficenza, premiato con il terzo posto: una piccola poesia sulle popolazioni più povere del pianeta, scritta quando avevo 8 anni.

La prima raccolta di poesie invece risale ai primi anni del liceo, raccolta non pubblicata dal titolo “Diario di un poeta”.

 4)    Che cosa significa per te la poesia? Che cosa vuoi comunicarci attraverso le parole?

Ottima domanda. Credo che il termine migliore per definire la poesia sia “trasmissione”, in quanto ogni momento della vita di una poesia è segnato da un passaggio. Quando scrivo passo le mie sensazioni su un foglio, foglio che a sua volta ha la capacità, per mezzo della lettura, di passarle agli altri. Se io non trasferissi emozioni sulla carta non sarei in grado di realizzare poesie, creerei solo parole deboli, insulse, inefficaci e vuote e non godrei nemmeno della capacità che ha la poesia di regalare un attimo di pace, di essere una valvola di sfogo nei momenti di sconforto, di tramutarsi in fedele amico quando desideri condividere qualcosa. Se il lettore non captasse queste mie emozioni, il mio scrivere sarebbe muto e la poesia sarebbe morta. In un mondo che va perdendo il valore dei sentimenti sono fermamente convinto che la poesia abbia un ruolo chiave da svolgere: quello di dare un momento di pausa nella folle corsa della modernità.

 5)    Ti andrebbe di inserire nell’articolo un paio di poesie per i nostri lettori?

IL BATTITO

 Tum tum

Rumoreggia il mio cuore nel petto

E il suo grido riecheggia nel buio.

Si colora l’immenso universo

Del rumor del suo cantare.

Tum tum

Il silenzio si piega all’intorno

E le ombre prendono forma.

Si frammenta colpita dall’onda

Una goccia d’umidità.

Tum tum

I pensieri si fanno condensa

S’è già spenta l’ultima luce

Nel candore d’un alba futura

Ritornerà.

Tum tum

D’amarezza si riempie il suo andare

Consegnandomi al domani ingordo

Come una piccola goccia di pianto

Nel mare.

Tum tum

  DELIRIUM

 Lasciami solo, non ho voglia di guardarti negli occhi. Cola ghiaccio, freddo, dalle mie membra molli, deboli e stanche nel buio della notte.

Grida acute mi rimbombano nel cranio. Agghiaccianti. Ho bisogno di calore. Tutto è spento.

Odo spettri cantare nei sussurri del vento là fuori, li sento gocciolarmi addosso, sulla spina dorsale, nel sudore. Gocce fredde…

Nessuno può sentirmi, nessuno può guardarmi. Nessuno.

Non so chi sei, non ti dirò chi sono.

E continuo a leggere pagine e pagine di parole senza senso, nulla ha significato, tutto si perde: le voci, gli spazi, i colori… nel bianco.

E quel bianco è una prigione, oscura cella d’un peccatore senza macchia. Lasciami stare.

Vivi forse nutrendoti di ombre?

Non temi la notte e i suoi silenzi?

Non risplenderai della luce del mattino…

Chi sei? …fuggirò.

Incatenato alle mie storie, alle mie colpe, al mio destino; chi m’ha colpito? Chi mi ha sorretto?

Troverai la tua strada laggiù, oltre le colline, nel buio.

Fra la pioggia, la neve ed il vento; fra rovi, viticci e fiere stanche.

Là è la tua via, scappa.

 6)     Ci sono autori che lungo il tuo cammino di lettore ti hanno influenzato a tal punto da pensare avrei voluto scrivere io quel libro? E se sì, puoi raccontarcene il motivo?

Molti autori mi hanno ispirato e scrivere la lista dei libri che mi hanno saputo regalare qualcosa che vale la pena di conservare sarebbe troppo lungo. Mi limito a citare gli autori che, poeticamente parlando, reputo estremamente influenti nel mio modo di scrivere rime: Dante, che reputo insuperato e insuperabile; Leopardi, Foscolo e D’Annunzio, eccelsi autori della nostra tradizione, sempre capaci di commuovermi con i loro versi; Baudelaire, unico non-italiano a illuminare la mia ricerca poetica e a muoverla sensibilmente nella direzione che ho intrapreso

 7)    Come nasce l’ispirazione in te? E quanto contano le esperienze di vita, come viaggi o incontri, per riuscire a scrivere bene?

 E’ una domanda questa a cui son già stato sottoposto parecchie volte e devo dire che la risposta ha colpito i più. Io scrivo di getto, raramente ritocco il materiale prodotto nel momento di ispirazione. L’ispirazione mi coglie all’improvviso e, ahimè, non sempre nei momenti più opportuni. La mia poesia nasce quindi, per la maggior parte, così com’è possibile leggerla, i versi mi balenano nella testa per intero e io non devo fare altro che scriverli. Non solo la lettura e le esperienze di vita influiscono su quanto scrivo, anche la fantasia si ritaglia il suo posto: alcune dei miei componimenti nascono dalla necessità di volermi ampliare per poter raggiungere sensazioni improbabili e improvabili; dopo aver mischiato fantasia, estro, esperienze e bagaglio culturale, non mi resta che attendere che la musa scelga quando tramutare l’impasto prodotto dal mio animo in inchiostro da stendere sul foglio. Così nasce la mia poesia.

 8)    A chi consiglieresti il tuo libro?

 Lo consiglierei a tutti, senza eccezione alcuna, credendo che sia un libro accessibile a tutti. E’ anche vero però che il libro ha più livelli di lettura e che quindi si rende più amabile per coloro che hanno la pazienza di rileggerlo più volte e la voglia di scavare fra le parole.

 9)    Progetti futuri?

Ho parecchio materiale nel cassetto anche se aspetto a tirarlo fuori; per ora preferisco concentrarmi sugli ultimi esami da dare all’università e sul far conoscere la raccolta che ho appena pubblicato. Quando avrò finito l’una e l’altra cosa penso che darò alla luce la mia seconda raccolta poetica, praticamente già completa.

Vi ringrazio per questa possibilità e ringrazio chi avrà la pazienza di leggere.

Auguro buona lettura e buon anno

 Grazie Luca Giovanni per aver partecipato a questa intervista.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Luca Giovanni Masala nasce a Cagliari il 31 Gennaio del 1987.

Vive un’infanzia che, nonostante la separazione dei genitori, trascorre in serenità e gioia, colmata dell’affetto della famiglia materna. Sviluppa sin da piccolo l’amore per la scrittura, cimentandosi in storie e storielle di vario tipo sin dai primi anni di vita e scrivendo poesie (alcune andate perdute) già dall’età di 8 anni. Finite le medie si iscrive al liceo Scientifico Brotzu dove scrive varie poesie con chiare influenze scolastiche. Entrato all’Università di Cagliari, dove tutt’ora studia nel corso di laurea in Beni Culturali, scrive Pensieri alla Deriva, spaccato della sua vita e della sua concezione del mondo. L’amore per la sua ragazza, Barbara Riva e la fede, traspaiono nel libro che rappresenta la prima sua opera pubblicata.

SINTESI DELL’OPERA

Pensieri alla deriva è la poesia di un viaggio: non un viaggio reale, ma un viaggio dell’anima e nell’anima che racconta di sensazioni sconosciute, di gioie e di paure enormi.

Metafora del cambiamento e motivo di crescita interiore, è il viaggio come la vita: spesso ci spaventa, altre volte ci ricolma di sorrisi.

Composto di cinquanta poesie, ha una struttura interna complessa: suddiviso in sette gruppi (essendo sette il numero indicante la perfezione e l’equilibro fra natura divina e umana) di sette poesie ciascuno (sette volte sette, con chiari echi evangelici) e ciascuno con un incipit prosastico a sottolineare il tema del viaggio, conterebbe dunque quarantanove poesie, non cinquanta. La prima però, che ha il medesimo titolo dell’opera, fa raggiungere alla stessa il numero cinquanta, evocativo dell’azione dello spirito pentacostale, spirito ispiratore del poeta. Quest’ultima poesia, suddivisa in sette quartine, richiama le sette parti del testo e si propone come una summa dell’opera tutta.

Infine l’ultima parte dell’opera, dove palese è la dedica a Barbara Riva, musa e compagna di una vita.

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2 thoughts on “Intervista a Luca Giovanni Masala, autore di ‘Pensieri alla deriva’, La Riflessione

  1. Luca Giovanni Masala il said:

    Essendo l’autore non posso che esserci fra i commentatori. Spero che siano tanti i lettori dell’intervista e ancor più quelli del libro.
    Ovviamente sono disponibilissimo sia qui che su facebook per rispondere a qualsiasi domanda!
    Grazie a tutti, grazie a Laura per l’occasione.

  2. Dylan Berro il said:

    Auguri, Luca. Spero avrai un buon successo e ti invito a riproporti alle nostre interviste future.
    Ho “aggiustato” il testo.
    Dylan.

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