Intervista a Damiano Lomolino

Oggi al Sole e Luna Blog siamo in compagnia di Damiano Lomolino autore de “Il pugile e l’ubriacone”.

 

Chi è Damiano quando scrive e quando non scrive? 

Ciao Rosanna, in linea di massima la stessa persona, con la differenza che quando non scrivo è perché probabilmente sono fuori casa e allora mi pettino. In casa faccio davvero schifo, dovresti guardarmi adesso… per il resto non scrivo romanzi fantasy o a tema spaziale, tutto quello che scrivo è quello che vivo, a volte che vorrei vivere o rivivere, a volte che avrei voluto non vivere affatto, ma generalmente è tutto ciò che mi riguarda

Come ti sei avvicinato alla scrittura?

 Mi sono avvicinato alla lettura, prima che alla scrittura, probabilmente ho detto un’ovvietà, eppure ricordo che disegnavo le lettere ancor prima di sapere che la A fosse una A e la B fosse una B. In ogni caso è stato grazie a Sergio Caputo, che non è il celebre cantante swing bensì uno scrittore Molfettese. Poi ne è venuta fuori la conseguenza naturale che mi mettessi a scrivere, come in tutte le cose che mi hanno riguardato nella vita, non ho mai trovato soddisfacente giocare solo la parte del fruitore… dello spettatore. Ho sempre dovuto toccare con mano, qualche volta sarebbe stato più saggio restare solo fruitore, ma va bene così.

Parlaci in breve del tuo libro.

  Che dirti, si parla di pugilato come rivalsa sulla realtà, o meglio, come tentata rivalsa, del bere incessante come astrazione dalla realtà, di amore come condanna, di dio come menzogna, dei rapporti con l’altro sesso come ideale fallimentare… e sicuramente di qualche altra stronzata che adesso non posso ricordare senza prendere il libro e cominciare a sfogliarlo, cosa che non ho più voglia di fare.

 Cosa caratterizza i tuoi personaggi? 

 Più o meno fai centro quando dici “personaggi”, è una parola che porta a pensare a persone bizzarre, eccentriche, qualcuna addirittura raccapricciante, qualcun’altra è invece più frivola e insulsa, in ogni caso caratteristiche singolari. Ecco, in questo libro ci sono più personaggi che persone, e se pensi a quello appena dettoti, che ciò che scrivo è tutto ciò che vivo… capisci che molti di quei personaggi sono individui che probabilmente, ma solo probabilmente, esistono per davvero.

  Se potessi affidare loro una canzone quale affideresti?

  Mah, non saprei esattamente, un blues di Gary Moore, una ballata di Tom Waits, qualche verso di Fabrizio de Andrè ci sta a pennello per qualcuno di loro. Ci sono tanti personaggi e tutti più o meno con delle particolarità singolari della loro personalità o non-personalità, ciò che accomuna tutti è di fondo una lampante e grottesca inadeguatezza alla vita. Tante volte ho scritto varie parti del libro mentre dalle casse fuoriuscivano i capricci di Paganini, e ho trovato qualcuno di essi, più di una volta, particolarmente adatto alla tragicomicità di ciò che stavo scrivendo.

  Come crei i tuoi personaggi e le ambientazioni?

  Basta mettere il naso fuori di casa. Non c’è niente di creato, tuttalpiù ho esasperato alcuni tratti.

 Progetti per il futuro?

 Nessuno in particolare… ora che me ne fai rendere conto, c’è da spaventarsi, non ho progetti per il futuro.

Intervista a cura di Rosanna Sanseverino

Condividi adesso!
Precedente Recensione a: "La donna di Einstein" di Marie Benedict Successivo Recensione a "AWAKEN" di Barbara Bolzan

Un commento su “Intervista a Damiano Lomolino

  1. Mariamargherita il said:

    Chi è Damiano Lomolino quando scrive e quando non scrive?
    Rispettivamente una mente brillante e un animo sensibile, con una fissa per i capelli e con un’attenzione fissa su tutto ciò che lo circonda e da cui sostanzialmente attinge.
    È proprio qui che l’autore sorprende, dando vita a un affresco – fatto di personaggi, incontri, situazioni ed esperienze – così umano, vero e reale, da finirci dentro durante la lettura del libro.
    Un libro che affascina, non solo per la tragicomicità che accompagna le scene – rese fervide da un’incredibile ricchezza e vivacità di particolari – ma anche per la straordinaria abilità descrittiva che l’autore rivela, riuscendo a elaborare descrizioni che finiscono con l’incuriosire e l’appassionare e che spingono a proseguire in una lettura che si fa scorrevole da sé.
    Gustandone ogni minimo dettaglio, quasi ci si dimentica di avere tra le mani un libro e dinnanzi ci si figura ogni momento, seguendo e sostenendo di pagina in pagina quest’errante ‘io’ narrante, cogliendone fino in fondo tutta l’intensità.

Lascia un commento

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.