#Intervista-Dì: Marina Atzori

Oggi, al Sole e Luna Blog siamo in compagnia di Marina Atzori. Benvenuta tra noi e grazie per il tuo tempo.

 Chi è Marina quando scrive e quando non scrive?

Per quanto riguarda i romanzi, quando scrivo, cerco di non farmi coinvolgere troppo dai miei personaggi (non sempre ci riesco). Parlando di Poesia invece, il discorso cambia. Infatti, chi vuole conoscere e vedere la mia vera anima da vicino può farlo tramite i miei componimenti poetici. Quando non scrivo? Scrivo lo stesso. No, dai, disegno anche, leggo e curo il mio blog Verba Spinosa.

Come ti sei avvicinata alla scrittura?

È stato un episodio importante della mia vita a fare in modo che mi avvicinassi alla scrittura. Nel libro d’esordio “Il mare non serve Ho scelto una margherita” (edito da EEE) racconto in parte, cosa abbia significato per me, iniziare a scrivere, vale a dire, un’autentica evoluzione emotiva.

 Parlaci in breve del tuo libro.

Ladybug – Storia di una ghostwriter è un romanzo di Narrativa Contemporanea con qualche riferimento mistico. Il libro è ambientato nella mia Terra, la Sardegna. I protagonisti, Sebastiano (apicoltore iglesiente), Ladybug (ghostwriter) e Salvatore (ex bandito), sono legati da un filo conduttore: la fragilità dell’animo umano. A tracciare la linea immaginaria del destino dei personaggi è un libro speciale, scovato in una soffitta.

In buona sostanza, si tratta di tre storie di vita molto combattute, ma soprattutto di uomini che vanno in cerca di un posto nel mondo. Le emozioni e gli sbagli sono le chiavi di lettura di questo libro. I personaggi dovranno fare i conti con il rimorso, il perdono, la solitudine, la paura, il passato e non solo.

A cosa ti sei ispirata?

L’estate scorsa mi sono immersa nella lettura di alcuni testi sul banditismo. Alcuni di essi mi hanno letteralmente stregato, sia per l’aspetto storico-culturale sia per gli interessanti retroscena derivati dall’argomento. Questi libri-documento mi hanno ispirata al punto da imbarcarmi in una sorta di impresa. Così, a un certo punto, si è illuminata la lampadina e mi sono detta: “Perché non provarci?”. Detta così, può sembrare che scrivere questo libro sia stata una passeggiata di salute. Non lo è stato per niente, perché la stesura ha richiesto una mole di lavoro non indifferente. Sono stata assorbita dalle ricerche approfondite e da un numero di revisioni che non si contano.

Avendo intrapreso la strada della trama dentro la trama ho dovuto fare fronte a diverse difficoltà portate dai punti di vista e dalla narrazione stessa. Vi confido un segreto: persino dopo averlo pubblicato, mi sono resa conto che qualcosa andava modificato e l’ho fatto. Ero assalita da un dubbio dietro l’altro. Un delirio, insomma. Per fortuna, poi, molto poi, sono riuscita a uscire dalle sabbie mobili. A un tratto, per la disperazione, ho persino pensato di intitolarlo Le otto fatiche di Ercole. Scherzi a parte e tornando seria, Ladybug è stato senz’altro un salto nel vuoto, un banco di prova ostico. Speriamo di averlo superato…

Come crei le tue ambientazioni e personaggi?

Adoro la Natura, il verde e gli animali, per questo motivo non ho potuto fare a meno di dare a entrambi i temi, in tutti i miei libri, un ruolo fondamentale. Amo definirmi, non a caso, una scrittrice green.

Di solito scrivo di posti in cui sono stata e che conosco bene, di animali importanti per l’ecosistema. Questo mi permette di sensibilizzare il lettore, di entrare meglio nelle dinamiche e di sentirmi a mio agio nel rendere le sensazioni il più vicino alla realtà. Il tentativo è di condividere i dettagli che hanno fatto la differenza in quei luoghi, lasciando un segno dentro di me. Per segno intendo qualcosa di forte, di indelebile, di difficile da dimenticare. Ad esempio, il desiderio di tornarci oppure di rimanere, o perché no, di fuggire, dipende.

Per quanto riguarda i personaggi, essendo un’appassionata di psicologia e un’attenta osservatrice, cerco sempre di far prevalere gli stati d’animo e il carattere. Di solito racconto con un certo distacco ciò che ho visto e sentito nella vita di tutti i giorni. Osservo da ‘lontano’ per non viziare le vicende di esperienze troppo personali. Detto più semplicemente? Ripongo l’ego da una parte e scrivo. Proprio per questo motivo, i protagonisti dei miei romanzi sono spesso uomini. Scrivere in prima persona e al maschile non solo è una caratteristica principale del mio stile, ma è anche una bella sfida. Mi appassiona e mi intriga il fatto di poter captare il modo di vivere e agire da una prospettiva diametralmente opposta alla mia.

Descrivici con una canzone i personaggi.

Ladybug: “La fine” di Tiziano Ferro

Vorrei che fosse oggi, in un attimo già domani
Per riniziare, per stravolgere tutti I miei piani
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole

In un attimo già domani
Per reiniziare, per stravolgere tutti I miei piani
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole

Sebastiano: “Qualcosa che non c’è” di Elisa.

Ho aspettato a lungo qualcosa che non c’è

invece di guardare il sole sorgere

Salvatore: “Le tasche piene di sassi” di Jovanotti

Passano alcune musiche
Ma quando passano la terra tremerà
Sembrano esplosioni inutili
Ma in certi cuori qualche cosa resterà
Non si sa come si creano
Costellazioni di galassie e di energia
Giocano a dadi gli uomini
Resta sul tavolo un avanzo di magia

 Progetti per il futuro?

Progetti tanti, ma il tempo è tiranno. Parlando di libri non so se ne scriverò ancora. Non penso. Per ora, mi prendo un po’ di pausa, visto che sono arrivata al settimo proprio a dicembre scorso.

Ho un sogno nel cassetto a cui ho dato il nome di Pachamamaspero che si avveri presto.

Vi farò sapere!

Grazie dell’ospitalità.

Intervista a cura di Rosanna Sanseverino

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