Intervista a Stefano Falotico

Oggi al Sole e Luna Blog siamo in compagnia di Stefano Falotico e del suo nuovo libro Il cavaliere di Berlino. Partiamo subito con le domande e intanto grazie per averci dedicato il tuo tempo.

-Trattandosi di un autore emergente, Stefano fatti conoscere parlandoci di te.

Bene, sì, parliamo di me. Stefano Falotico, il qui presente, assente spesso dalla realtà, o forse più coinvolto in essa di tanti fantasmi che vivono solo di fatue, illusorie, mentitrici maschere sociali. Che dire? Sono nato il 13 Settembre del 1979 a Bologna, città decadente o per meglio dire opalescente, spesso tetra nei giorni invernali e “lugubre” anche nei giorni estivi, quando il Sole, qui spesso offuscato dalle nebbie persino ad Agosto, si rifrange pallido nelle celeberrime Due Torri, appannando la vista dei turisti e molte volte accecando di bagliori oscuri chi ci vive tutto l’anno. Credo mi si possa definire un menestrello, un “saltimbanco” che vive di suoi estemporanei attimi esistenziali spesso sganciati dalle logiche comuni, e in tali stati iridescenti quanto “impervi” trovo la mia felicità così come attingo alle feroci inquietudini che ne sorgono. In passato, mi nutrivo in maniera onnivora di Cinema, col tempo ho “diluito” questo mio interesse, aprendolo, “squarciandolo” a prospettive che fanno della sua Arte una convergenza, cioè “afferro” la celluloide per imprigionarla volentieri nelle fantasie che poi elaboro in scrittura e “vergatura” del mio animo “canterino”, malinconico ma anche notevolmente pimpante di “screanzata”, incompresa euforia. Il resto è il mio cuore mai domo, come dico io, frizzante-mente malato di ricerca di verità.

-In poche parole raccontaci del tuo libro, cosa ti ha ispirato? Quale autore, libro, artista ti ha fatto emergere la passione per la scrittura?

Orbene, Il cavaliere di Berlino. È la continuazione della mia “saga”, definiamola così, incentrata sul personaggio di Clint, dichiaratamente ispirato al grandioso Eastwood, regista-attore che ho in estrema, perenne auge, modello appunto ispiratore inesauribile, col suo concentrato di storie violente, moralmente ineccepibili, una guida per me quasi spirituale. Un’altra avventura, dopo il capostipite, che era ambientato ad Alcatraz, tutti gli altri sono ambientati in qualche “capitale”. Questa è la volta di Berlino. È accaduto un vile rapimento e Clint, con la sua congrega di fedelissimi, credenti a loro modo a un Dio sia delle carneficine che della pietà amorevole, s’imbarcano diciamo in una sfida pericolosa con gli assalitori. A chi m’ispiro? Be’, cambio sempre genere e non ho modelli particolari. Diciamo che per le mie bizzarrie deliranti linguistiche, prendo spesso spunto dalla letteratura di Burroughs e, cinematograficamente parlando, avendo i miei libri sempre una matrice di questo tipo, a Lynch. Ma come detto a Eastwood, grande, ineguagliabile storyteller.

-Il tuo libro è ambientato in un contesto particolare, stiamo parlando dei massacri e degli abomini compiuti da Hitler e chi come lui, come mai questa scelta? Credi che l’amore, la purezza possa sempre trionfare sul male in qualsiasi forma come il nazismo?

Chiariamo, il mio libro non è ambientato ai tempi di Hitler né è una requisitoria esplicita riguardo i suoi abomini. Diciamo che i rapitori sono suoi seguaci, quelli che possiamo definire dei naziskin sui generis, il resto è da leggere. Una storia, spero, coinvolgente e di natura salvifica, anche catartica. Sì, la purezza trionferà, ma le zone oscure dell’animo umano perverso e cattivo sono comunque parte dell’esistenza e purtroppo non si estingueranno mai. E in questo risiede parte del mio realistico pessimismo. Non voglio anticipare nulla, ma la mia storia, sebbene aperta alla speranza, ha in “controluce” un fondo di obiettiva, giusta amarezza. Perché il male lo si può combattere ma forse non sconfiggere del tutto e, come detto, striscia serpeggiante laddove non crediamo possa invece celarsi abominevole.

-Che cosa muove il protagonista ad essere un eroe, ad inoltrarsi nelle lugubri vie di Berlino ?

Cosa muove il mio eroe ad “agire?”. La risposta è nel suo essere vivo, uno che ha passato molte avventure, anche tristi ma al contempo fortificanti, al suo desiderio d’insopprimibile giustizia, alla sua voglia anche personale di riscatto che si riflette nei suoi moti coraggiosi e innestati sulla ricerca, come dico nel libro, del Ver(b)o. Giocando con le parole, potremmo dire che nel Verbo si riverbera, si muove, cammina e lotta.

-Se dovessi dare un colore ai tuoi protagonisti, quale sarebbe e con quali aggettivi li definiresti?

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