#Intervista-Dì – Stefano Mosele

Oggi al Sole e Luna Blog siamo in compagnia di Stefano Mosele. Grazie per essere con noi e per averci dedicato il tuo tempo.

Passiamo subito alle domande:

Chi è Stefano Mosele quando non scrive, e chi è Stefano Mosele quando scrive?

Quando scrivo sono immerso nelle vite dei personaggi che incontro e quindi posso essere eroe o drago, strega o regina, folletto o fiore di campo. Quando non scrivo, invece, sono una persona come tante: lavoro, mangio, esco la sera e, soprattutto, credo essere un aspirante scrittore. Non ne ho la certezza. Cerco sempre di stare in equilibrio sull’altalena di emozioni che oscilla tra il credere nel sogno e confrontarmi con la realtà.

Cosa ha influenzato la tua passione per la scrittura?

Da piccolo passavo molto tempo a leggere, in particolare libri di avventura e fumetti. Ho anche avuto la fortuna di avere delle persone che leggevano per me, che mi raccontavano storie ed aneddoti più o meno reali. Non ero spesso davanti alla televisione e questo mi ha aiutato a crearmi un immaginario di situazioni che ancor oggi tornano ad emergere dai ricordi. Credo di aver sviluppato in quel periodo la voglia di scrivere. Ho cominciato componendo poesie e tenendo nascosta per anni questa mia inclinazione.

Raccontaci in breve delle tue pubblicazioni.

La prima pubblicazione risale al 2007 con la silloge poetica Rintocchi di campane. Nel 2010 mi sono auto-prodotto una seconda raccolta di componimenti. Ed ora è arrivato Azzurra dei ciliegi, un romanzo urban fantasy al quale ho dedicato molto del mio tempo.

Con quale aggettivo definiresti “Azzurra dei ciliegi”?

Caotico. Anche se c’è un ordine che pervade il racconto, è il caos che dirige la trama. Chiedo uno sforzo al lettore, uno sforzo che lo vuole portare a fidarsi della narrazione e della colonna sonora che, attraverso i titoli, accompagna le vicende di Azzurra e dei personaggi che le ruotano attorno. Spero di riuscire, con le parole che ho messo una in fila all’altra, a sorprendere: è questo, forse, lo scopo principale della mia scrittura.

Si tratta di un romanzo autoconclusivo o arriverà un seguito?

Non ci sarà un seguito, di questo ne sono certo. Per certi versi mi dispiace un po’ dover abbandonare alcune figure, soprattutto i folletti Nafix, coprotagonisti di questa avventura. Mi sono affezionato a queste creature magiche dagli occhi grandi e custodi dei sogni degli uomini.

Perché hai scelto di avventurarti nel genere urban fantasy? Cosa ti ha attirato maggiormente?

Mi sono accorto a fine stesura di aver scritto un urban fanstasy. Gli elementi magici e soprannaturali sono comparsi pian piano nel testo, utili e necessari alla vicenda senza per questo prevaricare sugli aspetti più concreti della trama. Si sente l’influenza dei romanzi che leggevo da piccolo (Jostein Gaarder, Michael Ende) e la voglia di abbandonarsi alla fantasia. Rimango sempre affascinato da creature incantate e da mondi fantastici, dalla possibilità di affrontare difficoltà e problemi con mezzi non convenzionali e con la magica intelligenza che ogni persona speciale ha dentro di sé.

Oltre allo urban fantasy c’è qualche altro genere che ti tiene occupato a scrivere? Quale genere non tolleri invece?

Ho cominciato a scrivere poesie, tanti anni fa. Il primo romanzo, inedito, è ancora nel cassetto e sempre lo resterà: un racconto lungo dalle caratteristiche del giallo più classico, con misteri ed enigmi da risolvere. Quindi posso dire di amare i gialli ma anche i racconti e le leggende.
Non esiste, invece, un genere che non tollero. Ritengo che qualsiasi cosa venga scritta meriti di essere letta, altrimenti non avrebbe ragione di imprimersi su carta. Soltanto in un secondo tempo si può non apprezzare, è una questione di libertà e di di gusto personale.

Quando ti dedichi alla scrittura? Hai un rituale o una zona comfort in cui scrivere ti viene facile?

Scrivo quasi ogni giorno e quasi ogni giorno cancello o archivio idee e spunti. Raramente sono soddisfatto di quello che concludo. Non cerco il silenzio, scrivo nel posto in cui mi trovo, spesso sul retro delle tovagliette di carta delle pizzerie. Adoro mangiare bene quindi è facile trovarmi ad un tavolo con la penna in mano e lo sguardo perso ad osservare ciò che accade intorno. Scrivo molte volte al computer e registro le varie versioni e modifiche al file perché quando cancello mi pento e spero sempre mi possa tornare utile quello che ho scartato.

Oltre ad uno scrittore, sei anche un lettore accanito? Cosa ti piace leggere?

Dal momento che ho cominciato a dedicarmi alla scrittura mi sono accorto di avere poco tempo per nuovi libri da leggere. Mi piace avventurarmi alla scoperta di scrittori esordienti con i quali condividere impressioni e consigli. Leggo molti fumetti e spesso mi scopro a rileggere parti di libri che ho già letto e riletto.

Progetti per il futuro?

Non penso al futuro anche se credo che prima o poi comincerò a crescere e a diventare grande. Ma ancora non è arrivato il momento. Penso che scriverò ancora, ho in testa delle idee e nuove avventure di carta da raccontare e – perché no? – da vivere.

 

Grazie infinite a Stefano Mosele, ospite di oggi al Sole e Luna Blog, e alla sua “Azzurra dei Ciliegi”.

 

Intervista a cura di Sara Cordioli

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