Recensione a “La spia del mare” di Virginia De Winter

la spia del mare

Recensione di Laura Bellini

A tre anni di distanza dalla pubblicazione dell’ultimo libro della saga Black Friars, torna in libreria una delle autrice che più amo in assoluto. Scoperta per caso, su consiglio di un’amica, (quanto è importante il passaparola!), e amata per scelta. Quest’autrice ha una penna incredibile. Immaginate di aprire una confezione di un puzzle da mille pezzi e di dover capire da che parte iniziare per assemblare il tutto. ecco, questo è quello che troverete quando leggerete il prologo di ogni romanzo di Virginia De Winter. E non potrete fare a meno di voler capire e mettere insieme i pezzi per scoprire la totalità della sua opera.

Non ci sono mezze misure, o i suoi libri si amano o no. Non si possono giudicare con una mezza misura. Non ci sono sfumature, ma pennellate decise che compongono una trama ricca di mistero.

In questo nuovo romanzo ci avventuriamo tra le calle di una delle città più magiche della nostra penisola, la Serenissima Repubblica di Venezia della prima metà del 1700. La voce narrante, per la quasi totalità del romanzo, è quella di Cordelia Giustinian, una ragazza bellissima che però nasconde molto più di un bel faccino. E’ intrepida, sprezzante del pericolo e, come tutti i personaggi della De Winter, complessa a livello psicologico. capiamo subito che Cordelia non è esattamente come immaginiamo che sia, ma il piacere di scoprire i segreti di questa nuova eroina, li lascio a voi.

Ho adorato il gruppo maschile, quello che ci viene presentato nel prologo, composto da Cassian, Alain, Manuel e un giovane Casanova. Quattro ragazzi affascinanti, ognuno con una peculiarità che li contraddistingue. Ognuno di loro mi è entrato nel cuore, quasi quanto Axel, Ashton, Adrian, Bryce…

Credo sia inevitabile cercare le stesse atmosfere di Black Friars, in questo romanzo, ma penso anche che farlo rovini un pochino il gusto di questa nuova storia che è completamente diversa dalla saga appena citata. La penna è la medesima, e si sente, un gran pregio per un autore quello di essere riconosciuto dal lettore anche dopo poche righe. Dicevo, la stessa penna, ma completamente differente tutto il resto, quindi approcciatevi alla lettura di questo libro tenendo in disparte i personaggi che avete precedentemente amato.

Un romanzo che è ricco di misteri e intrighi. Non si può fare a meno di trovarsi a seguire una strada per poi accorgersi che l’autrice ci ha invece accompagnati in un altro vicolo, allargandoci la vista su panorami che non avevamo preso in considerazione.

Ho amato questo romanzo come il precedente? No, assolutamente no. Il primo amore è qualcosa che non si dimentica, ma ho ritrovato la stessa voglia di leggere, pagina dopo pagina, fino ad arrivare alla fine. Io amo lo stile della De Winter e penso che ogni romanzo, uscito dalla sua penna, sarà un libro che mi entrerà nel cuore.

L’ambientazione nel settecento non deve farvi credere di avere a che fare con un romanzo storico, se pur se ne avverte l’eco, la storia vera e propria non è la parte centrale del libro. Eppure si sente chiaramente che nulla è lasciato al caso, ma che il contesto in cui l’autrice ha deciso di ambientare questa sua nuova creatura, è stato studiato nei dettagli.

Ogni volta che leggo un suo romanzo io ho la sensazione di camminare sempre all’ombra. Difficilmente riesco a immaginare giornate soleggiate, è come se su ogni pagina ci fosse un velo scuro che copre ogni cosa fino alla fine, finché la matassa non sarà ben sciolta e l’epilogo chiaro. Solo allora, ripensando al cammino dei protagonisti, riesco a vederli attraversare anche zone di luce.

Virginia è straordinaria nelle sue descrizioni. Si ha la netta sensazione di camminare fra i calli veneziani, di solcare i canali sulla gondola o di avvertire l’atmosfera del carnevale con i suoi eccessi. Si percepisce l’odore della città. Si toccano i muri, i corpi, si avvertono i cambiamenti climatici. Sembra incredibile, ma leggere un romanzo della De Winter è entrare nelle sue pagine e trovarsi là dove lei ha voluto che tu fossi.

C’è il mistero, dicevo, non solo riferito agli intrighi politici, ma anche agli studi alchemici che si rivelano il pezzo fondamentale del puzzle. E’ affascinante la maniera in cui tutto segue una logica che è già scritta fra le righe, ma che non si percepisce fino alla fine.

Lo stile di scrittura di quest’autrice è raffinato, ricercato, unico. L’ho già detto, ma voglio ripeterlo perché penso sia uno dei maggiori punti di forza dei suoi romanzi. Sono sicura che ve ne innamorerete, se già non l’avete fatto.

Non penso di dover aggiungere altro, se non un caldo consiglio a scoprire i suoi libri.

Recensione a cura di Laura Bellini

 

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