#Laura-Dì: 300 La saga – Andrea Frediani (Prima parte)

Mi ero promessa di dare una seconda occasiona a Frediani e l’ho fatto, scegliendo di leggere “300- La saga”

Di per sé la battaglia delle Termopili e, soprattutto, i trecento spartani al seguito di Leonida, sono un argomento interessante.

Sbagliare con una delle battaglie più intriganti e famose della storia, sarebbe stato un sacrilegio.

Sacrilegio che Frediani non ha compiuto.

Questo romanzo, a differenza di “Marathon”, ha un ritmo più incalzante che obbliga il lettore a non perdere l’attenzione.

La storia inizia a Sparta, dopo la battaglia che decise le sorti di un popolo. Qui troviamo Aristodemo, un combattente che sembra essersi arreso all’apatia.

Lui, il solo spartano scampato alla morte durante la battaglia delle Termopili. Aristodemo si vergogna di non essere morto insieme ai compagni, ma sapremo solo alla fine del primo libro il motivo per cui il destino gli ha risparmiato la vita.

Attraverso le sue parole, facciamo un salto indietro nel tempo, a qualche tempo prima della battaglia.

Aristodemo ha una relazione che gli impegna cuore e mente, ma lei non è una donna qualunque.

Si tratta di Gorgo, la regina di Sparta.

La donna ha un tale potere su di lui che gli insinua il dubbio che il grande re che stanno per seguire in battaglia, non sia l’uomo valoroso per cui i soldati daranno la loro vita.

Siamo abituati ad avere un’immagine diversa di Leonida. Film e romanzi ci hanno tramandato la figura di un uomo eroico che non si esime dal sacrificare se stesso per salvare la patria.

Ci hanno tramandato soprattutto, e qui penso al film, l’idea di un amore romantico fra lui e la sua sposa. Un amore che fa versare lacrime quando il re, ucciso in battaglia, non tornerà dalla sua amata.

Frediani ci mostra invece un Leonida cinico che non risparmia brutalità alla sua sposa e che nella guerra contro i persiani cerca solo la propria gloria.

In verità questo è quello che viene trasmesso dai pensieri di Aristodemo che però ogni tanto si domanda se il suo giudizio nei confronti del re non sia semplicemente influenzato dalle parole di Gorgo, che lo accusa anche di aver ucciso con spietatezza Cleomene, suo fratello maggiore e padre della sua futura sposa.

Con questi dubbi, il nostro protagonista non affronta la battaglia con lo spirito di un vero spartiata.

Non vede nel proprio sacrificio qualcosa di glorioso, ma solo la vanità di un uomo che ai suoi occhi non merita nemmeno di essere re.

Questo non gli permette nemmeno di gioire quando lo stesso re gli attribuisce onori e meriti.

Eppure, al suo ritorno a casa, Aristodemo preferirebbe essere cadavere insieme ai compagni, che non nella condizione di doversi vergognare per essere rimasto in vita.

Cosa accadde alla Termopili che gli impedì di morire?

Questo lascio che lo scopriate da soli.

Io vi dico solo che Frediani è un maestro di descrizioni per quanto riguarda le azioni militari.

Mi sono sentita più volte accampata insieme agli spartani in attesa dell’arrivo dei persiani.

E ho combattuto insieme a loro quando alla fine lo sterminato esercito di Serse è giunto.

I soldati che Leonida era riuscito a mettere insieme per fronteggiare il pericolo dell’esercito persiano erano davvero pochi. Storicamente parlando non se ne conoscono bene le cause.

Serse decise di portare a termine ciò che non era riuscito a compiere Dario, dopo la disfatta di Maratona. Voleva conquistare la Grecia e mise in moto un esercito di proporzioni stratosferiche.

I comandanti greci pensavano che la vera battaglia si sarebbe combattuta con la flotta, per tanto non ritenevano necessaria una grande spiegazione di forze sul fronte terrestre.

In più, in quel periodo, in Grecia di tenevano le Olimpiadi e in pochi erano disposti ad abbandonare i giochi, considerando di recare un’offesa agli dei. Pertanto fu stanziata solo un’avanguardia di soldati, certi ci sarebbe stato tempo per far marciare il resto dell’esercito, prima degli scontri.

Leonida, da canto suo, aveva consultato l’oracolo prima di partire e queste sono le parole che ci tramanda Erodoto per quanto concerne il responso.

O voi, o abitatori di Sparta dalle larghe piazze:
o la vostra grande gloriosissima città viene distrutta sotto i colpi dei discendenti di Perseo,
oppure questo non avverrà; ma il paese di Sparta piangerà
la morte d’un re della stirpe di Eracle. 

Leonida era convinto di andare incontro a morte certa e per questo portò con sé solo gli opliti che avevano già figli, in modo da poter garantire la continuazione della stirpe.

Furono diversi i tentativi di Serse per evitare lo scontro. Sapeva di poter contare sulla superiorità numerica, ma il valore dei soldati spartani era noto a tutti.

Infatti i primi due giorni di battaglia l’esercito di Leonida compì grandi imprese, riuscendo a sbaragliare anche le file dei temuti immortali.

Purtroppo, come quasi sempre accade, qualcuno tradì i compagni greci, e informò Serse dell’esistenza di un sentiero di montagna che aggirava le Termopili.

Strategicamente il passaggio attraverso le Termopili era difficile da sbaragliare, anche perché Serse non poteva disporre nello stesso momento di tutte le forze del suo esercito e questo permetteva ai Greci di impiegare nel miglior modo possibile le loro forze.

Potrei scrivere pagine e pagine senza accorgermene, ma probabilmente finirei per rendere quest’articolo un trattato di storia più che una recensione. E già mi sembra di essere sulla buona strada!

Se siete interessati comunque andate a guardarvi le ragioni strategiche che hanno spinto i greci a scegliere questo passaggio perché sono davvero interessanti.

O leggete il romanzo di Frediani che ve lo spiega davvero molto bene, senza cadere nel rischio di sembrare saccente.

Questa volta i personaggi sono strepitosi, tutti quanti. Ho amato molto la maniera in cui, fra le righe delle vicende, l’autore è riuscito a far capire il lettore il modo di vivere degli spartani.

La loro devozione a Sparta per tutto. Vivevano e morivano per la patria. Questo perché fin da piccoli venivano cresciuti per essere soldati e le loro menti piegate all’amore per Sparta.

Dopo un incontro non proprio fruttuoso, oggi devo dire che aver dato una seconda possibilità a quest’autore mi ha portato grandi soddisfazioni.

Vi ho fatto leggere tutta la recensione prima di dirvi che, con altissime probabilità, Leonida fu il grande re che la leggenda ci ha tramandato.

Frediani ha preso un personaggio storico di cui non si conosce molto e su di lei, proprio su Gorgo, ha imbastito una tela di intrighi e dubbi che spesso, durante la lettura, ingannano anche il lettore.

Ho amato davvero molto la molteplice sfaccettatura dei personaggi che appaiono nel romanzo. La loro introspezione psicologica è davvero interessante.

A partire da Aristodemo. Quest’uomo tanto innamorato della sposa del suo re, da risultare accecato per fino di fronte all’evidenza.

Lui che di fronte Leonida non vede altro che un uomo meschino, capace dei più grandi misfatti. E ogni volta che quel velo che ha davanti agli occhi si assottiglia, permettendogli di vedere il re per quello che è, Gorgo ha la meglio sul suo cuore.

Avrà sicuramente peccato di superbia, il nostro Leonida.

Questo grande re di Sparta si dimostrò però per ciò che era. Un uomo cresciuto come soldato che non si tira indietro di fronte al pericolo solo perché è il re, tutt’altro.

Leonida combatté fino alla fine con i suoi uomini, non fece dietro front nemmeno quando fu chiaro che la loro resistenza era un suicidio.

E la storia rende onore a quel sacrificio.

Il romanzo si divide in due parti, la prima, che è quella di cui vi ho parlato e che si conclude con la disfatta delle Termopili e la seconda che, per non rendere troppo gravoso l’articolo, vi presenterò la settimana prossima.

Vi aspetto martedì per parlavi della battaglia di Salamina!

Recensione a cura di Laura Bellini

 

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