#Laura-Dì: I fiori non hanno paura del temporale – Bianca Rita Cataldi

“I fiori non hanno paura del temporale” è l’ultimo romanzo di Bianca Rita Cataldi per la Harper Collins.

In questo libro Bianca ci racconta la storia di una famiglia. Una famiglia come tante, con segreti celati dietro il silenzio, mancanze affettive e amore.

È una famiglia matriarcale, nel vero senso del termine. Protagoniste sono le donne, e non solo quelle che partecipano alle vicende narrate, ma anche delle donne particolari che conosciamo attraverso i ricordi, ma che esistono solamente in una cappella al cimitero.

Questa cappella dove è stato messo un tavolino con una teiera, in modo che le zie possano sorseggiare un buon tè al mirtillo, è il luogo dove ci si confida e dove si va a trovare conforto.

A raccontarci la storia della propria famiglia è Serena. Oggi è una donna, ma ripercorre la sua vita dall’infanzia quando, ancora bambina, ha dovuto affrontare il dolore di una mancanza che ancora le tiene compagnia.

Serena e Corinna sono sorelle, ma non hanno lo stesso padre.

Corinna ha un cognome diverso dal suo ed è un’adolescente silenziosa che ama chiudersi fra le mura della propria camera in compagnia della musica e del suo diario.

Come tutte le adolescenti non vuole la sorellina tra i piedi, nonostante Serena cerchi in tutti i modi di attirare l’attenzione della sorella maggiore.

Sarà però proprio Serena ad accompagnare Corinna in quello che sarà il passaggio che cambierà la sua vita. Lei non ha mai saputo niente del padre, è cresciuta con la consapevolezza di non essere stata voluta, ma quando il padre naturale muore, le lascia in eredità una scatola di scarpe contenente strani oggetti.

Le due ragazze si metteranno alla ricerca della verità seguendo la pista che quegli oggetti mostrano loro.

Per Corinna sarà il solo modo di conoscere Marco, il padre che non ha mai incontrato.

Queste scoperte però porteranno alla luce dei segreti che le faranno prendere una decisione che, inevitabilmente, cambierà la vita di tutte le nostre protagoniste.

Insieme alla nonna, a Bruna, alle zie morte e alle due sorelle, troviamo anche un’altra protagonista femminile la cui presenza è davvero molto forte e si tratta di Bologna.

Bianca ha descritto la città nella sua anima, andando a pescare luoghi nascosti, piccoli anfratti che restituiscono al lettore l’immagine della città come poteva essere negli anni in cui è ambientata la storia.

Ogni volta che leggo un suo libro io resto incantata dalle parole. Bianca mostra una raffinatezza unica nella scelta dei termini da usare per comporre le sue frasi. E vi assicuro che ogni frase diventa una poesia.

Amo il suo stile linguistico perché è inconfondibile e la identifica come autrice, la differenzia da chiunque altro.

In questo romanzo non ci troviamo di fronte a una storia che tiene il lettore con il fiato sospeso. Gli eventi hanno un intercalare piuttosto lento eppure non si riesce a staccarsi dalle pagine.

Non è possibile non sentire la frenesia di voler arrivare in fondo per conoscere i dettagli della vicenda, per sapere cosa il destino ha in serbo per i personaggi.

E quando si arriva all’ultima pagina, si viene investiti da una profonda nostalgia.

Manca il profumo del sugo con le polpette, il gusto del tiramisù al pistacchio.

Si sente la mancanza della curiosità della nonna che si impiccia degli affari della nipote più grande, senza però essere mai invadente.

Manca la vitalità della piccola Serena, manca la malinconia di Corinna e addirittura manca la presenza quasi silenziosa, ma indispensabile, degli uomini che appaiono nel romanzo.

Poche parole per parlarvi dei personaggi. Nessuno, o davvero pochissimi autori, riescono a fare quello che per Bianca risulta semplicissimo. I personaggi di questo romanzo escono davvero dalle pagine, sono persone comuni, che di eccezionale hanno solo la loro personalità.

Sono uomini e donne prese per strada e portate fra le righe di un libro. Risultano così reali che quasi sono palpabili.

Vorrei riuscire a trovare un difetto a uno dei suoi romanzi, ma proprio non è possibile. E non è questione di gusti letterari perché questa ragazza è nata per scrivere storie.

Nella “cantastorie” del romanzo io ho riconosciuto l’autrice perché è proprio questo il dono che ha Bianca.

Un’altra cosa che mi fa attendere con ansia un nuovo libro è che ogni volta penso che si sia superata, ma tutte le volte mi sorprende con un romanzo ancora più bello del precedente.

E poi è riuscita a farmi piangere. Non l’ha fatto con drammi o tragedie, ma con la semplicità dei sentimenti che escono da questa storia. Mi si è stretto il cuore e ho continuato ad avere la stessa sensazione di bocca dello stomaco serrata, anche ore dopo aver terminato la lettura.

Il romanzo lascia al lettore la possibilità di usare la propria fantasia e non lasciar andare i personaggi. Giri l’ultima pagina e vorresti che proseguisse per almeno altre duecento.

Il desiderio di sapere altro sulla vita di queste sorelle è davvero forte e spero che nei progetti di Bianca ci sia anche quello di dar ancora voce a queste donne.

Ci sono libri che diventano amici, che ti entrano dentro senza chiedere il permesso e che ti lasciano un’impronta indelebile nel cuore.

“I fiori non hanno paura del temporale” è uno di questi libri. Ti si attacca addosso e non ti lascia più.

Grazie, Bianca. Grazie di cuore per scrivere romanzi tanto belli e per ricordarmi, ogni volta, il motivo per cui amo leggere.

Recensione a cura di Laura Bellini

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