Parliamo di Valerio Massimo Manfredi

Valerio Massimo Manfredi: un nome, una garanzia. Almeno per chi, come me, è appassionato di romanzi storici. Ho pensato di scrivere un articolo su di lui, dopo aver letto “Il Tiranno” e aver ormai completato la sua bibliografia, almeno per quanto riguarda la parte esclusivamente storica.

Non so quanto conosciate questo scrittore, ma vi consiglio di dare un’occhiata alla sua biografia tanto per farvi un’idea della grandezza di quest’uomo. Un uomo che conosce e scrive quello che sa, senza improvvisare. Non se ne trovano molti di autori storici come lui e sono sempre più convinta che il mio incontro con i suoi libri non sia stato un caso.

Ammetto che non avevo mai preso in considerazione di leggere le sue opere, lo immaginavo accademico, troppo prolisso, mi sono quindi sempre tenuta alla larga dai suoi scritti. Poi qualche anno fa, mio figlio Nicola, che legge solo quello che deve per forza studiare, si è innamorato di un libro: “L’armata perduta”.

Da brava mamma lettrice gliel’ho comprato, ben sapendo che non l’avrebbe letto. Mi ha invece sorpreso perché in spiaggia non si staccava dalle pagine. È stato allora che ho pensato che se quel libro aveva appassionato un non lettore, poteva piacere anche a chi, come me, legge oltre settanta libri all’anno.

In verità ho lasciato trascorrere del tempo prima di fare la conoscenza con Manfredi, lo tenevo in libreria preferendogli sempre altri autori. E poi è stato amore…

Manfredi racconta una storia molto antica, spesso poco documentata. Potrebbe sembrare più facile scrivere un romanzo storico di questo tipo, che non uno ambientato in età più recente, ma provate a immaginare di dover ricostruire la vita quotidiana di questi personaggi, avendo a disposizione poche fonti, e risultare credibili. Perché l’errore sta dietro l’angolo, basterebbe rendere un personaggio troppo moderno per cadere nella banalità di tanti romanzi storici di oggi, quelli che io definisco solo di ambientazione storica.

Come vestivano? Come passavano le giornate? Come pensavano questi eroi del passato? Io credo che Manfredi ne faccia sempre una ricostruzione molto realistica, anche quando non ci sono stati tramandati interi passi storici. Il suo lavoro di ricerca è minuzioso e traspare dalle pagine.

È un grande storico e lo si capisce perché ogni volta che si chiude un suo libro, si conoscono delle nozioni in più. Non è mai logorroico, né risulta saccente, il lettore si sente spettatore delle vicende. Le osserva, segue i protagonisti, ma non può fare altro che seguire il corso degli eventi perché sa che non ci saranno colpi di scena inaspettati, la storia è storia e non si può modificare. Non che manchino azione ed eventi inaspettati, ma a me capita spesso di andare a controllare se la storia reale corrisponde a quella che trovo nei romanzi che leggo, e con Manfredi non ho mai avuto sorprese. È rassicurante. La sensazione che trasmettono i suoi romanzi è quella di una coperta calda in pieno inverno.

È complicato poter dire quale sia il suo romanzo migliore, anche se il cuore mi porta sempre verso Aléxandros. Ve lo confesso, solo perché posso dirlo nascosta dietro al monitor :D, ma ho pianto fiumi di lacrime quando alla fine Alessandro Magno muore e non che non conoscessi la vita di questo grandissimo personaggio storico, ma pagina dopo pagina, mentre lo seguivo da bambino, fino a diventare l’uomo che è stato, per me era diventato un amico, un compagno d’armi, un amante…e questo accade in ogni suo romanzo.

Chi non si è commosso leggendo “Lo scudo di Talos”? Forse una delle opere più tristi che abbia scritto. Anche se, a dire il vero, nessuno dei suoi libri è allegro. La storia è anche tragedia e ci racconta la vita di uomini veri che non muoiono sempre in maniera rocambolesca o che non vivono per forza un amore travagliato. Vivono e punto. E hanno vissuto una vita che ha cambiato il futuro ed è per questo che si parla ancora di loro e delle loro gesta.

Dionisio, per tornare a “Il Tiranno”, cambia totalmente il destino del sud Italia. Era un uomo che amava la sua patria e la amava a tal punto che quando ha avuto in mano il potere, per salvarla dalle invasioni, ha perso se stesso, la sua integrità, i suoi amici, la sua famiglia…Ha perso tutto e non è riuscito nel suo intento morendo prima di portarlo a termine. Conoscevo pochissimo gli eventi storici della Sicilia, adesso so sicuramente qualcosa in più e questo lo devo a un paio di giorni di piacevole lettura.

Faccio un passo indietro. No, Manfredi non scrive decisamente romanzi allegri, scrive la vita, e perdonatemi se questo vi sembra banale o antico, ma io preferisco di gran lunga un eroe vecchio stampo che un personaggio storico costruito a uso e consumo dei lettori moderni.

Sfido chi conosce questo scrittore a citarmi un personaggio che non sia rimasto nel cuore. Qualcuno da cui, dopo aver chiuso il libro, si sia staccato con facilità. Un personaggio che non abbia lasciato un insegnamento.

Manfredi entra nell’anima con i suoi romanzi e lascia impronte che hanno un nome: Talos, Abira, gli eroi Achei, Ulisse, Dionisio, Aléxandros

Devo ancora leggera la trilogia S.P.Q.R e Teutoburgo, ma so già che troverò altre impronte da aggiungere anche in questi romanzi.

Articolo a cura di Laura Bellini

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