#Recensi-Dì: Fra, fuori dal grigio – Salvatore Amato

Il romanzo “Fra, fuori dal grigio” di Salvatore Amato mi ha portato a scrivere una recensione un po’ speciale.

L’inizio del libro mi ha ricordato la canzone Quattro amici al bar di Gino Paoli, che inizia proprio così “Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo”, e per assurdo mi ricorda anche I Malavoglia di Verga.

Se vi state chiedendo il perché, non perdetevi questa recensione.

Trama:

Fra narra la storia d’amicizia fraterna che lega quattro ragazzi completamente diversi tra loro.
La storia si sviluppa nel corso degli anni, ponendo l’attenzione sulla loro crescita personale, la loro evoluzione e anche involuzione.
I quattro protagonisti sono allo stesso tempo i narratori della storia, ognuno con il proprio punto di vista e il proprio modo d’esprimersi. Attraverso le loro storie e pensieri, l’autore cattura retaggi storici della nostra penisola e scorci di molti difetti del “Belpaese”, portando il lettore a riflettere.

Lo sfondo è una periferia grigia e dimenticata che da cornice assume a volte il ruolo di muro portante del racconto.

I quattro protagonisti con i loro caratteri agli antipodi faranno di tutto per emergere e uscire fuori da quel grigio che li avvolge, ognuno alla sua maniera, ma saranno sempre pronti ad aiutarsi e a difendersi. Spesso questa voglia di un futuro migliore li porterà a intraprendere strade criminose e moralmente discutibili.
Fra all’apparenza è un racconto d’amicizia, ma andando oltre il primo strato, si scopre molto di più, perché parla di emarginazione, miseria, degrado, voglia di rivalsa, stupro ambientale, droga, fatti di cronaca e cause d’effetto, il tutto mantenendo una struttura tra il rock ‘n’roll e l’underground senza peli sulla lingua. Un racconto a volte duro e d’impatto, altre ironico, impegnato, vivido e riflessivo, con un ritmo scorrevole e serrato che non necessita di altri fronzoli.

Quattro amici: Farina, Raul, Zaza e Killer, in una Sicilia degradata, dimenticata, grigia.

Un paese che è il paese di tutti, è la storia di tutti che per non sentirsi i reietti della società scendono nelle spirali della criminalità.

Sono quattro ragazzi, potremmo essere tutti noi. Il loro legame è solido, nel bene e nel male.

Killer e la sua rabbia che sfocia in violenza eccessiva, immotivata; Zaza tossico perduto; Raul un autentico faccendiere malato di sesso; Farina il più stabile del gruppo ma che non esita a trasformarsi nel più freddo e spietato.

La narrazione è divisa in capitoli ed ognuno porta il nome del personaggio. Come in un cambio di scena a teatro, tutti i personaggi a turno entrano in scena e presentano la loro storia. Cosa li ha resi schivi, tossici, freddi, cosa li ha spinti alla criminalità. Il linguaggio usato dallo scrittore è informale, volgare, a sottolineare la rabbia stessa dei personaggi, dell’autore, il grido di tutti noi. Questo rende scorrevole e appagante la lettura ma anche fastidiosa per quelle orecchie che non vogliono ascoltare, per quegli occhi che non vogliono vedere perchè volgere altrove lo sguardo è più semplice.

Come per I Malavoglia, ogni personaggio cerca di crearsi, di farsi strada. C’è chi lo fa riuscendo ad intraprendere una buona strada e chi invece deve sporcarsi le mani e la coscienza e rinunciare al sonno dolce e tranquillo per convivere con i propri peccati. Ma per quanto gli anni siano tanti che ci separano da I Malavoglia, la realtà è sempre quella: la parola al degrado, la parola al popolino.

Salvatore Amato ci offre un romanzo diretto, crudo, doloroso, fastidioso senza veli, una voce che chiede di essere salvata ma ancora prima di essere vista.

Credo fermamente che l’intento dell’autore sia stato proprio questo, di far rendere conto di quante persone si stanno perdendo, ragazzi soprattutto, in un “Se solo”…

Se solo la vita che ci appartiene, la realtà che appartiene fosse stata diversa, se solo non dovessimo seguire la legge “il più forte vince, il più debole soccombe.”

Come penso abbiate capito, il libro mi è piaciuto, mi ha resa ancora più inorridita dalla società che ci appartiene e per cui non riusciamo a fare niente, credo che Salvatore Amato abbia avuto coraggio nel scrivere anzi nel riportare una storia così vicina, vera in un modo cosi pungente, ma credo ci voglia ancor più coraggio per ascoltare Killer, Zaza, Raul, Farina.

 

Segnalazione a cura di Rosanna Sanseverino

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