#Recensi-Dì: “L’equazione di Cassandra” – Lorenzo Quadraro

equazione
Recensione
Oggi vi parliamo de “L’equazione di Cassandra” di Lorenzo Quadraro.

Giulio. Adele. Tommaso, Ilaria. E poi Cassandra, cui il romanzo è intitolato. Tanti sono i personaggi di questo libro, ciascuno dei quali ha un ruolo ben definito e un carattere altrettanto chiaro.

Giulio è un ragazzo di 25 anni prossimo alla laurea. Il suo professore di tesi è Tancredi, un uomo molto disponibile e affabile, che preferisce invitare gli studenti a casa sua per aiutarli meglio nella stesura delle tesi.

Giulio sta redigendo una tesi sui buchi neri, il suo sogno è ottenere poi una borsa di studio per un dottorato all’Università di Berkeley. Fin qui tutto bene, senonché vecchie vicende del passato e nuove vicissitudini finiscono per scombussolare tutti i suoi progetti. Perché la vita, si sa, è piena di scoperte inaspettate, che tavolta sono degli intoppi, altre volte si rivelano essere emozionanti e formative scoperte. E così, l’esistenza di Giulio finisce per essere quella di un ragazzo universitario che, seppure dedito agli studi, deve affrontare tante altre vicende, che lo confondono, lo mettono in difficoltà, lo emozionano, ma lo fanno maturare.

L’università è l’ultimo step prima di diventare adulti per davvero, e questo Lorenzo Quadraro lo mette in evidenza. Dopo, ciascuno è artefice del proprio destino, che può sempre cambiare, essere riscritto come accade per Adele, la donna che Giuli incontra in un night club. Adele è un personaggio che mi è piaciuto molto, nonostante il lavoro che fa, è una ragazza che sebbene appaia sfrontata e priva di vergogna, nasconde in realtà una grande sensibilità e saggezza, quella saggezza che s’impara vivendo:

Gli amori finiscono tutti, finiscono sempre, alla fine diventano sofferenza e odio e anche se ci sono stati momenti belli, non ti lasciano altro: solo tanta tristezza tatuata dentro.

Il libro prosegue con altre vicende di altri personaggi, conosciamo quindi Ilaria, giovane madre single, guardia giurata, il cui unico obiettivo è salvare la sua bimba malata, ma anche qui i casi della vita la portano a innamorarsi di un suo collega.

E poi si torna alle vicende di Giulio, e dei suoi amici.

Il libro alterna, quindi, le due storie, come un libro all’italiana come si deve, all’Ammaniti, tanto per intenderci, ma meno volgare e straziante, più delicato.

La scrittura di Lorenzo è infatti misurata, delicata, piene di riflessioni, non vuole però porsi al di sopra del lettore, cerca una via di mezzo tra il linguaggio quotidiano e quello più delicato, ponderato.

È un libro accattivante, reale, alcune immagini, come la vacanza a Minorca, evaporano dalle pagine del libro e avvolgono il lettore, riscaldandolo. 

Lo consiglio, e vorrei leggere altro dell’autore!

PS: Nel libro ci sono vari richiami a Stephen Hawking, che è mancato proprio in questo periodo. Un genio.

Recensione a cura di Dylan Berro

 

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