#Laura-Dì: Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar

“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar non è certo un romanzo che si legge con semplicità.

Sono stata indecisa a lungo, riflettendo bene, prima di acquistarlo.

Alla fine però la curiosità ha vinto sulla diffidenza e mi sono trovata a leggere un romanzo che so mi rimarrà impresso.

Chi era Adriano?

Come venne definito dallo storico Edward Gibbon, fu sicuramente uno dei “buoni imperatori”.

E buono lo fu sul serio. La sua fu una politica basata sulla tolleranza. Non aveva le smanie di conquiste di Traiano, suo predecessore, aveva vissuto in Grecia per lunghi anni assimilandone la cultura. Adriano amava il bello e l’arte, ma non era esagerato nelle sue passioni.

Questa sua mitezza di carattere, che pur non lo faceva un debole, poiché sapeva quando dover usare il pugno di ferro, si rispecchiò nella politica del suo governo.

Adriano fu un imperatore giusto e saggio e ho letto con piacere il diario che la Yourcenar ha scritto per lui.

Dicevo che non è di certo un romanzo facile. Non lo è perché è prettamente storico, ma soprattutto perché appare come un lungo monologo in cui Adriano ci racconta della sua giovinezza e dell’ascesa al trono, fino ad arrivare alla morte.

Ci racconta le conquiste, le ferite, le opere realizzate e, in fondo, anche l’amore.

Soprattutto quello di Adriano per Antinoo, detto “il giovinetto”. Un amore totalitario che sarà per l’imperatore il dolore più grande da affrontare.

Ho trovato magistrale la capacità della Yourcenar di entrare nei panni, e nella testa, di un uomo vissuto secoli lontano da noi. Non è facile immedesimarsi in qualcuno che ha pensieri e modi di interpretare la vita tanto lontani dai nostri.

Non lo è soprattutto se non lo si presenta in un romanzo articolato, ma sotto forma di un diario. Un lascito che Adriano lascerà al suo successore.

Ci si trova di fronte a un romanzo lento che parla di filosofia di vita e che si addentra nella voglia dell’imperatore di conoscere le culture dei popoli conquistati da Roma.

Adriano fu un uomo non incline agli eccessi, come lo erano stati invece molti imperatori prima di lui. Lo stesso Traiano aveva impostato la sua politica sulle conquiste e sul desiderio di arrivare là dove anche Alessandro Magno fu costretto a fermarsi.

Non è forse uno degli imperatori che si ricordano di più, pensando alla storia romana. Proprio per questo però il libro è interessante. O, per lo meno, è uno dei motivi per cui io l’ho travato molto coinvolgente.

Pagina dopo pagina mi sono sentita come se Adriano fosse un amico di cui conoscere i pensieri. Ho vissuto i suoi anni, le sue speranze, gioie e dolori e soprattutto mi sono sentita vicino a lui quando ha capito che i suoi giorni erano ormai agli sgoccioli.

Consiglierei di leggerlo perché, a mio avviso, insegna tanto. Lo consiglierei anche a chi ambizioni di scrivere a sua volta un romanzo, non ha importanza di che genere, ma credo che sia un esempio straordinario di come costruire un personaggio.

Recensione a cura di Laura Bellini

 

 

Condividi adesso!
Precedente #LettoAPuntino: una fame così, da Cacio e Pepe Successivo #Recensi-Dì: Fra, fuori dal grigio - Salvatore Amato

Lascia un commento

*