#Recensi-Dì: Poison – Daniela Ruggero

Oggi, miei cari, vi parliamo di Poison, di Daniela Ruggero.

Parto dicendo che questo è un romanzo che va compreso e forse io l’ho letto senza avere le carte in regola per capirlo fino in fondo. Poison parla di amore, un amore particolare, un amore che molto spesso fa più male che bene, un amore che, però, non si riesce a combattere.

Ho trovato un’incongruenza temporale abbastanza seria, cosa in cui un autore può inciampare facilmente inserendo salti temporali piuttosto ampi, e un’altra incongruenza più leggera, se così vogliamo definirla, verso la fine del romanzo.
Il nome della madre di lei cambia temporaneamente da Vittoria a Francesca e Sara e Andrea si conoscono quando lei sta per compiere diciassette anni, poi lui parte per tre anni, direzione gli USA, e quando torna lei ne ha diciotto ed è ancora al liceo.

Detto questo passo a spiegarvi perché non sono la lettrice più adatta per questo romanzo. Sara, la protagonista, è cresciuta in una famiglia in cui il padre con dipendenze, picchiava lei e la madre; quando conosce Andrea, tossicodipendente, si innamora perdutamente, ma già al primo schiaffo che riceve, per me, visto il suo passato, avrebbe dovuto fare marcia indietro. Con l’auto, intendo. Invece Sara resta lì, con Andrea, sempre.

Io capisco l’amore totale, che ti fa sottostare ad un uomo, ma non lo concepisco, non lo incoraggio e proprio non lo digerisco, per questo posso dire che il romanzo è ben scritto ma purtroppo non fa per me.

Sarà che sono più rose e fiori, io come persona, e che caratterialmente parlando non avrei tollerato certe cose, perché ho una visione romantica dell’amore ma ne ho conosciuto anche i veleni, sulla mia pelle. Sarà che questi racconti mi ricordano scene di vita quotidiana di donne che non riescono a salvarsi, sarà che toccano corde particolari del mio cuore.

Dal mio – romantico – punto di vista, sono stata felice alla fine perché, dopo un incidente di cui non vi svelo nulla, lui smette di essere – o meglio, cerca di essere un po’ meno – “cattivo”, passatemi il termine, perché oscura lievemente il suo lato buio, per lasciar trasparire un po’ di più quello luminoso.
Ma tutto questo solo dal punto di vista di una persona che, per via del suo carattere, non può comprendere a pieno questo testo.

 

Recensione a cura di Sara Cordioli

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