Recensione a “I guardiani dell’Efterion” di Francesco Ambrosio

guardiani
La recensione di Annalisa

Una bella storia fantasy quasi ai limiti della fantascienza, i Guardiani dell’Efterion. 
Efterion è un piccolo pianeta che ha il compito di vegliare sulla pace e l’armonia dell’universo. Il tronco omonimo che vi si trova e da cui dipartono infiniti rami e radici, deve essere preservato, perché da esso dipende l’equilibrio generale. Per fare questo il male deve esserne tenuto distante e combattuto, ma si sa che le tenebre hanno modalità subdole per addentrarsi in ogni dove e il compito dell’esercito eterogeneo di guerrieri, i guardiani dell’Efterion, è combattere il male e difendere il tronco.
Astronavi, combattimenti nello spazio, epiche battaglie tra il bene e il male, quasi come nei manga giapponesi. Non uso il paragone a caso, ma giacché questo libro mi ha molto riportato alla mia infanzia, mi ha ricordato le favole e le storie dei cartoni animati e dei libri per bambini. E si badi che questa non vuole essere una critica o un tentativo di sminuire il racconto, che non è assolutamente semplicistico ed elementare, quanto piuttosto un complimento alla capacità di raccontare una storia così complessa e articolata come se si trattasse di una favola o della trama di un manga.
I personaggi e le scene sono molto ben tratteggiati e non mancano descrizioni e riflessioni approfondite; come nei manga, la terra è un punto di partenza o una base per viaggiare su altri pianeti e verso altri mondi, quasi come i vecchi e ingenui telefilm di Star Trek che hanno anch’essi popolato la mia infanzia.

“Perché un mostro come te riesce a generare altre creature?”
“Io ho bisogno di espandermi e dalle mie corde posso generare la vita per i miei scopi.”


Un libro ben scritto e ricco di azione e colpi di scena. Non ci si annoia sicuramente, poiché l’autore ha l’abilità di catturare l’attenzione del lettore e lo fa confezionando un romanzo scritto con trasporto e passione. Si può percepire da ogni pagina la creatività e la volontà dell’autore di costruire una trama e una storia che in primis, sono sicura, hanno divertito e appassionato principalmente se stesso.

“Il mio corpo non regge più come prima, non riesco più a viaggiare nello spazio. Se un giorno potessi ritornare in vita allora sono sollevato che la mia morte non sarebbe poi la fine di tutto ma forse l’inizio di una nuova vita.”

 

Ringrazio l’autore per questo viaggio nello spazio siderale, ma in primo luogo nello spazio temporale della mia infanzia e della mia vita, in questo bellissimo ritorno al passato, alla sincerità e all’atteggiamento un po’ naïve di affrontare il mondo, che si possiede solamente quando si è piccoli e si smarrisce per strada man mano che si cresce. Sembra invece che l’autore non abbia perduto la sua capacità di vedere le cose con gli occhi curiosi di bambino.
Complimenti!

Recensione a cura di Annalisa Sutto

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