Recensione a: “Come le spiagge a Brescia due” di Lorenzo Protano

21a3I6ouM-L._SX307_BO1,204,203,200_Un pomeriggio, verso sera, stavo camminando lungo il lungomare quando una ruspa e un piccolo cantiere solitario nel bel mezzo della spiaggia desertica hanno rubato la mia attenzione. Il contrasto immediato tra artificiale e naturale, e le luci delle automobili e dei palazzi dal lato opposto della strada mi hanno immediatamente ricordato gli immensi viali della mia città osservati dai finestrini appannati degli autobus di linea, e per qualche istante quel lido non mi è sembrato poi tanto diverso da Brescia Due.

È stata questa cosa, detta dall’autore durante un’intervista, ad attirare la mia attenzione. Mi sono rivista su un autobus, a guardare fuori dal finestrino, a immaginare e desiderare che quel paesaggio cittadino appartenesse a un altro posto. La mia città natale. Un’emozione, ecco cosa mi ha spinta a scegliere questa lettura. L’intera intervista, grazie alle dichiarazioni dell’autore, ha creato in me una forte aspettativa.

Morti bianche, precariato, un amore contemporaneo raccontato in tutta la sua genuinità. Senza fronzoli, senza quel romanticismo da copione cinematografico.

Soddisfatta? Profondamente, no.

L’autore non tratta le tematiche promesse, si limita a esprimere di tanto in tanto, e quasi sempre davati a una tavola apparecchiata, qualche battuta da italiano medio. Insoddisfatto, ma troppo pieno per potersi alzare e fare qualcosa.

Qual è la trama del libro?

Non sono mai capace di rispondere a questa domanda. Io personalmente credo che non sia altro che una storia d’amore provinciale contemporanea raccontata per mezzo di anoressici racconti.

Io credo che la difficoltà dell’autore a rispondere alla domanda stia nel fatto che una trama non c’è. Se un racconto è un breve componimento in prosa, portatore di una storia completa (https://it.wikipedia.org/wiki/Racconto), allora non si tratta nemmeno di racconti.

Sono pensieri. Scritti in preda all’emozione scatenata da un momento. Poesie, forse. Qualche verso l’ho apprezzato, ma non abbastanza da farmi cambiare idea sul giudizio generale dell’opera.

Piena zeppa di errori di ortografia. È uno dei testi più sgrammaticati che abbia mai letto. Ai nomi propri di persona in minuscolo (Es. La macchina di davide), si affiancano aggettivi e avverbi di fantasia (Es. ripugnevole, caronticamente), nomi di città e regioni scritti altrettanto scorrettamente (Es. germania, abruzzo, amsterdam, taranto…) e parole sbagliate (Es. metereologi).

E poi, frasi incomplete (Es. avevamo la verità così incollata che anche un miope del mio calibro è riuscito a vederla), frasi che… boh (Es. omaggeremo le vie urinarie anticipando il carnevale travestendoci da reni; ci ritroviamo con gli occhi sempre più azzurri a salutare nuove albe e nuovi cessi condivisi) e frasi che proprio non sono riuscita a comprendere (Es. Prima di condividere la doccia insieme a te, vari e talvolta ripugnevoli scambi di organi muscolari mi hanno lentamente trasformato in un triade dal sadico color arancione).

In genere, di fronte a testi di autori giovani, consiglio di affidarsi a un editor, prima della pubblicazione. In questo caso, credo si debba cominciare dalle basi. Leggere, tanto, prima di scrivere. È la scuola migliore. E poi, se scrivere è davvero una vocazione, l’obiettivo non deve essere solo quello di pubblicare, ma di proporre qualcosa che meriti d’essere letto. Il self-publishing è un’opportunità, non la strada facile per mettere sul web riflessioni scritte sulla carta igienica. Altrimenti, al valore degli scrittori che si auto-pubblicano, non ci crederà più nessuno.

 

Angela Gagliano

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4 thoughts on “Recensione a: “Come le spiagge a Brescia due” di Lorenzo Protano

  1. Lorenzo il said:

    Buonasera, sono Lorenzo, e sentivo un personale bisogno di dire la mia riguardo questa opinabile recensione, che, nonostante tutto, ringrazio.
    ”Come le spiagge a Brescia due” è semplicemente una raccolta di personalissimi pensieri, scritti in forme e modalità differenti durante gli ultimi due anni della mia vita. Non è mai stata mia intenzione, con questa operetta, scrivere un qualcosa di vendibile (che poi, realmente la validità di un libro si calcola da ciò? Ne ho seri dubbi, viste le vetrine delle librerie al giorno d’oggi), ne tanto meno comprensibile per i più, essendo, come già detto, una sorta di diario personale.
    Appunto perché flusso di coscienza interiore ho deciso di lasciare scritte come erano state scritte in passato certe ambientazioni (signora, stia tranquilla, sono a conoscenza che le città hanno la prima lettera maiuscola), e c’è stata una mia volontà di formulare frasi al limite del comprensibile per chi non conosce il mio vissuto, appunto per restare coerente con me stesso, e con l’idea che avevo di questo libretto di ben poco valore letterario. Esatto, sono il primo a dirlo, specie quando ricevo complimenti riguardo al testo. Non ho mai avuto la pretesa di fare letteratura, non così, non in questa modalità, ne sono ben conscio. Riguardo al commento che è stato fatto sulla lettura, beh, qui ho notato quanto la critica dal divenire oggettiva, e quindi accettata, a soggettiva. Casca proprio male su questo tema. Leggo, leggo, e leggo avidamente. Ho qui, a pochi passi dalla mia scrivania, Pasolini, Tondelli, Rimbaud, Pavese, Kafka, Henri-Pierre Roché e Buzzati, tra i vari, che ne sono testimoni.
    Per concludere, sto lavorando ad un romanzo… stia tranquilla, la punteggiatura è curata, le maiuscole sono rispettate e vi sarà una trama ben comprensibile, o così almeno spero.
    Mi scuso dello spazio che ho rubato, alla prossima.

  2. Lorenzo il said:

    * Riguardo al commento che è stato fatto sulla lettura, beh, qui ho notato quanto la critica dal divenire oggettiva, e quindi accettata, sia divenuta soggettiva.

  3. Andrea il said:

    Salve, faccio parte della community su Facebook e, incuriosito dai commenti sotto il post relativo alla recensione, ho deciso di acquistare la versione digitale del libro, per capire di cosa si stava parlando.
    Dopo averlo letto in un’oretta scarsa, sono qui per condividere un mio pensiero.
    Sia chiaro che la mia non è una critica personale.
    A mio avviso, la recensione parte con i presupposti sbagliati. Come le spiagge a Brescia due, almeno da quello che ho ricevuto e captato io nel leggerlo, non si vuole presentare come un romanzo, né tantomeno come una raccolta di poesie formali. Credo che questo libretto (e presumo di averne la conferma avendo letto i commenti dell’autore) non aveva pretesa alcuna se non quella di essere una raccolta di pensieri e di episodi personali, raccontati in una modalità simile ad un flusso di coscienza slegato dalle regole ortografiche. Per tale motivo ho trovato fuori luogo le critiche alla sintassi (maiuscole ecc.), in quanto precisa scelta dell’autore (condivisibile o meno, chiaramente), e non per incapacità, come sembrerebbe emergere dalla recensione.
    Credo che dipingere il tutto con “italiano medio” sia forzato e pesante. Vero è che buona parte degli argomenti sono solo accennati (ma comunque il libro non si presentava come un saggio politico/sociologico, bensì come “diario personale” di una storia d’amore privata vissuta nel 2016), ma rientra nella natura del libro, carica di citazioni (e personalmente non credo che “una stagione all’inferno di Rimbaud” e i bombardamenti in Palestina osservati da Sderot siano argomenti da italiano medio).
    Ritengo ad ogni modo che l’opera abbia dei limiti evidenti, in quanto appunto molto personale e per questo poco comprensibile a noi estranei. D’altro canto, se il libro presenta dei limiti, a parer mio ciò non si può dire dell’autore, che ha una capacità evocativa, anche se ancora acerba, da non buttare via, riuscendo a “far poesia” con del materiale comune.
    Ovviamente questa è solo la mia personale opinione, quella di un semplice lettore aspirante scrittore. Un saluto a tutto il blog ed un vivo ringraziamento per tutto il lavoro che svolgete ogni giorno!
    Andrea

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