Recensione a ‘Dieci percento e la Gran Signora dei tonti’

Dieci percento e la Gran Signora dei tonti inizia in medias res: “L’uomo morto osservava il suo funerale dall’alto…”.
Una frase accattivante, un incipit che sembra già dire tutto, tuttavia il romanzo si sviluppa in direzioni totalmente inaspettate. Tra i volti presenti al funerale, l’uomo riconosce Margherita, una nipote fuggita anni prima, lontana da tutti. È proprio Margherita a non credere alla versione ufficiale della morte dello zio e, in incognito, si mette a cercare la verità seguita dal fantasma dello stesso. Indagine che non si rivela affatto semplice.
L’autrice riesce abilmente, durante la narrazione, a raccontare in versione romanzata la società italiana, scandagliandone usi e costumi. Non solo, Antonella di Martino, assumendo come alibi l’escamotage di un fantasma, analizza i sentimenti e le memorie che ognuno di noi si porta dietro e fa sorgere, nel lettore, davvero tante domande, come, per esempio:

Se potessimo assistere alla nostra morte, vedere chi ci uccide e partecipare al nostro funerale, come ci sentiremmo?

Quali sarebbero i sentimenti che riaffiorerebbero in superficie?

Margherita e lo zio, Dieci per i famigliari, come sono le regole che ha seguito per tutta la sua vita, alla ricerca del decimo comandamento mai trovato, compiono un percorso che sembra rappresentare un’intera esistenza. Molti nodi vengono al pettine, si prospetta anche la via del perdono.

Una narrazione suggestiva, veloce e dirompente rende questo breve romanzo un piacere per la lettura. L’autrice è abile nel tenere il lettore attento alla storia suscitando, pagina dopo pagina, curiosità e interesse.

Uno scandaglio della società italiana, dei suoi usi e costumi.
Un’ambientazione volutamente imprecisata, come se qualsiasi regione italiana vi si potesse immedesimare, come se ognuno di noi si potesse calare nella parte.

Un lavoro interessante per questa nuova autrice italiana a cui auguriamo il meglio!

Dylan Berro e Laura Bellini

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