Recensione a ‘I nuovi inquilini del piano di sopra’ di Daniela Troncacci

i nuovi inquiliniI signori S sono i nuovi inquilini del piano di sopra. Uno pare essere un babysitter, l’altro un professore, tra di loro non c’è alcuna parentela. Hanno un legame che li tiene uniti che va al di là di una semplice amicizia, è qualcosa d’invisibile ma di tangibile.
Adele, una ragazza dell’Agenzia di Traslochi, li osserva mentre arrivano, mentre scaricano la merce dai camion e la portano nel loro nuovo appartamento. Osserva i loro movimenti, i loro gesti, le loro particolarità, uno di loro ha gli occhi da cucciolo, si dice, e poi si pone delle domande.

Lei è una segretaria che sembra quasi stufa del suo lavoro, che riempe le sue ore studiando i signori S. Essi, tutte le sere, vanno a fare la spesa e buttano l’immondizia.
Poi, col passare del tempo, si portano appresso anche due bambini. Chi sono? Da dove provengono?
Adele pensa che gli uomini non possano avere figli e che non sia possibile che tra i signori S ci sia amore…
“Gli uomini non possono amarsi” si ripete incredula. Eppure qualcosa le farà cambiare idea, un evento che andrà al di là delle sue aspettative e che scombussolerà l’esistenza dei signori S ma anche di Adele stessa. Sì, perché più il ritmo narrativo, ben presente in questo racconto, c’incalza, più noi scopriamo che la segretaria non si limita a osservare, bensì prova quello che vivono i signori S, viene travolta dalla loro stessa vita.

Adele è la vera protagonista della storia. Di lei non sappiamo molto, lei vive nelle vite dei signori S. Ce le narra, si pone dei quesiti che vengono proposti indirettamente anche ai lettori.
Il tempo inteso come scorrere degli eventi non si ferma mai, e corre via, inarrestabile, il racconto non dà fiato al lettore che si ritrova catapultato in pochi secondi da una primavera appena sbocciata a un’estate inoltrata. Il tempo è ciò che permette ad Adele di capire i signori S, andando al di là delle apparenze.

Ciò che Daniela ci racconta è una vicenda breve ma intensa, condisce, al racconto, un po’ di dolcezza: i temi vengono trattati con delicatezza, quasi come fossero stati molto soppesati, analizzati, sviscerati,  prima di  essere presentati al lettore.
Qualche piccola ripetizione di troppo infastidisce un po’ la scorrevolezza del testo, consigliamo a Daniela di evitare di ripetere, nel giro di poche righe, gli aggettivi o i sostantivi.
Nessun altro difetto notevole si può evidenziare, lo stile di scrittura è buono, i personaggi sono ben caratterizzati, anche se spesso sono frutto dei pensieri di Adele,  quindi vengono presentati al lettore sotto gli occhi della protagonista.

Un buon racconto, ben calibrato, semplice ma ‘delicatamente’ intenso.

Recensione a cura di Dylan Berro e Laura Bellini

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