Recensione a: “Il gioco del ragno” di Donatella Perullo

ragno

La recensione di Laura

Questa è forse una delle recensioni più difficili che io mi sia trovata a scrivere perché scindere il cuore da questo articolo e renderlo professionale, mi è davvero impossibile. Ho scritto e riscritto diverse volte le prime due righe e poi ho deciso di fare ciò che faccio sempre e cioè buttare giù le mie impressioni senza filtri, senza badare alla pomposità delle parole.

D’altronde mi riuscirebbe difficile con questo romanzo. Seguo Donatella fin da quando la pubblicazione di un suo romanzo era ancora un lontano sogno. Ero accanto a lei quando il suo libro più bello (sarà perché il primo amore non si sostituisce facilmente!) è stato pubblicato. L’ho comprato con le lacrime agli occhi. Ero vicino a lei mentre scriveva racconti e io, che di racconti non leggo, mi lasciavo trasportare dalla sua penna. C’è stata poi l’avventura in self, con un romanzo che è un peccato non possa raggiungere più lettori e di cui aspetto ancora un seguito. E alla fine siamo giunte qui, e scusami se parlo al plurale, ma questa pubblicazione “importante” io la sento anche mia. Perché so quando questa donna vale e quanto i suoi romanzi meritino di arrivare a chiunque e non solo a una piccola nicchia di lettori. So quanto Donatella ha investito in questo sogno, combattendo con le unghie e finalmente ce l’ha fatta. Oggi potrete andare in libreria e chiedere il suo ultimo lavoro, e fatelo, fatelo di corsa se non volete correre il rischio di perdervi questa straordinaria autrice tutta nostrana.

Conosco davvero pochissimi scrittori capaci di spaziare fra i vari generi letterari, riuscendo a stupire il lettore sempre e comunque. Donatella nasce autrice fantasy, si scopre autrice horror e adesso sorprende tutti con un giallo tutto italiano.

“Il gioco del ragno” è l’esordio con Fanucci.

Napoli 1998, il giorno di San Valentino due famiglie innocenti vengono massacrate da un uomo padrone. Unici superstiti della strage sono l’adolescente Andrea e il poliziotto che se ne prenderà cura. Diciannove anni dopo il destino di Andrea si intreccia con quello di Mizar e ciò che li unisce non è solo la professione che hanno scelto. Entrambi fanno parte della polizia per entrambi c’è un passato che li accomuna. L’indagine che devono seguire è semplice, ma proprio quando giungono alla soluzione del caso, si aprono nuovi spiragli ben più complessi. C’è in gioco la vita di una bambina e una corsa contro il tempo per salvarla. Ma non aspettatevi che la trama sia solo questo, dentro ogni caso c’è un altro caso. All’interno di una storia ce ne sarà un’altra e risolto un mistero se ne aprirà uno nuovo. Perché Donatella è così, non lascia prendere fiato al lettore, lo prende e lo trascina nella storia, portandolo prima a tirare un sospiro di sollievo per poi ributtarlo nel baratro.

Sono sorpresa, lo ammetto. Non perché non la ritenessi in grado di scrivere un buon giallo, ma perché ammiro molto chi riesce a tessere i fili di una storia come questa senza perdersi mai, rendendo tutto credibile e, soprattutto, facendo a meno dei clamorosi colpi di scena a cui ci hanno abituati gli scrittori d’oltreoceano.

Donatella riesce a entrare nella psicologia dei suoi personaggi facendo sì che dalle pagine escano uomini reali con un carattere plasmato da ciò che è il loro passato, così che ognuno di loro può apparirti come il vicino di casa o come qualcuno che incontri al supermercato. Non c’è nulla che viene lasciato al caso, niente che non venga risolto come accadrebbe nella realtà.

Ho letto molto della personalità di questa donna quando mi sono trovati di fronte all’antagonista, nelle ultime pagine del romanzo. La bontà che permea il cuore di Donatella traspare dalle pagine, la sua fiducia nell’essere umano, la speranza che in ognuno di noi ci sia qualche scintilla di luminosità. Solo una donna buona poteva immaginare un finale del genere per il cattivo della situazione. Punito, ma redento. È anche questo che troverete leggendo il romanzo, scoverete l’autrice fra queste pagine.

Ho letto il libro in una serata, troppa era la curiosità di finirlo. Proprio questa mattina, una cara amica comune mi ha scritto che m’invidiava perché dovevo ancora iniziarlo. E aveva ragione, una volta che avrete posato questo romanzo sul comodino, dopo aver girato l’ultima pagina, avrete voglia di ricominciare!

Recensione a cura di Laura Bellini

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2 thoughts on “Recensione a: “Il gioco del ragno” di Donatella Perullo

  1. Donatella Perullo il said:

    Grazie Laura, splendida recensora e animo nobile. Le tue parole sono state una carezza per il cuore perché so che sono sincere e vanno oltre la nostra conoscenza.

  2. Laura Bellini il said:

    Sai che sono sincera e sai anche quanto ami le tue storie. E adesso io aspetto Nem, sia chiaro! <3

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