Recensione a: “Il silenzio del peccato” di Linda Bertasi

81FOaIN7QbL._SL1500__zpsq4uvjkpwLondra 1545, Jane Howard si appresta a cominciare una mattina come tante, ma l’arrivo di una lettera fa riaffiorare ricordi che credeva di aver sepolto insieme al suo passato di contadina. Oggi è sposata a un importante avvocato della City, ma solo ieri non era altri che una ragazza di umili origini che sognava un amore impossibile. Ed è proprio questo amore che si ripresenta quando ormai la sua vita è stabile, quando alla fine è riuscita a fare i conti con un sentimento che probabilmente aveva solo idealizzato.Ma cos’è l’amore, dopotutto? Può bastare qualche fugace e passionale incontro per farci sentire di appartenere a una persona?

Sullo sfondo della Londra ai tempi dei Tudor, Linda Bertasi ci regala una travolge storia di passioni infarcendola di un mistero che fa capolino fin dalle prime pagine del romanzo. Jane fa strani sogni, incubi che per un periodo della sua infanzia le hanno tolto la parola. Perché sogna una palla che non ha mai posseduto?

In questo libro si parla di tradimenti. Non solo quelli perpetuati all’interno della coppia, Re Enrico, Charles Brandon, Richard Howard e la stessa Jane ne sono artefici, ma anche degli inganni volti a salvaguardare una reputazione ormai macchiata. Bugie dette per proteggere persone che si amano, ma che inevitabilmente feriscono quando vengono a galla.

Per la prima volta leggiamo una Bertasi che parla in modo poco celato della passione. In ogni suo romanzo questa è sempre una componente importante, ma mai come ne “Il silenzio del peccato” i sensi assumono una rilevanza cruciale per l’evolversi delle vicende. L’erotismo è una parte saliente degli avvenimenti, in fondo tutto ha inizio da un incontro sessuale, e Linda dimostra di saper trattare un argomento di tale portata senza cadere nella volgarità, come spesso accade.

Niente da aggiungere all’ambientazione, il periodo Tudor è probabilmente uno dei più affascinanti della storia inglese, tuttavia mi è piaciuto come l’autrice ha reso questi personaggi importanti di cui parla, come fossero persone comuni. Le vicende non sono infarcite di nozioni storiche, nonostante Linda sia ferrata sull’argomento, e questo permette al lettore di sentirsi parte della storia, come se fosse uno spettatore. Ho apprezzato anche che non si sia presa la briga di scomodare troppo i reali, inserendo qualche informazione fra le pagine, ma senza mai eccedere.

Charles Brandon è uno dei personaggi storici che preferisco. Il suo carisma traspare dalle parole di Linda, tanto che appare quasi come il protagonista di un romanzo e non un uomo realmente esistito.

Non mi avvicino mai alle protagoniste femminili, Jane non fa eccezione, ma ho provato molta empatia invece per Richard, un uomo che ha lottato per coronare il suo sogno d’amore e che alla fine ha vinto.

Sono sempre curiosa di scoprire come Linda riuscirà a sorprendermi in ogni suo nuovo libro. Questo è molto breve, ma vale la pena leggerlo perché questa ragazza sa davvero emozionare.

Recensione a cura di Laura Bellini

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