Recensione a: “L’ultima moglie di Enrico VIII” di Carolly Erickson

Qualcuno ha nominato Enrico VIII?

E come si può non ricordare questo re che ha sicuramente fatto la storia d’Inghilterra, ma che viene ricordato soprattutto per i suoi capricci amorosi.

C’è da dire che si è scritto tanto su di lui e Anna Bolena, ma molto meno delle mogli che la seguirono che, a loro modo, hanno invece una storia molto interessante da tramandare ai posteri.

Noi donne di oggi ci chiediamo come sia stato possibile che, dopo la Bolena, altre ragazze siano finite nella trappola del matrimonio con questo sovrano. Ai tempi, però, non era possibile che una donna rifiutasse una proposta di matrimonio, figuriamoci se questa arrivava dal re d’Inghilterra!

Caterina d’Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna di Clèves, Catherine Howard e infine Caterina Parr che ha forse avuto la fortuna di sposare Enrico negli ultimi anni della sua vita.

Qunado il re decise che Caterina sarebbe diventata la prossima regina d’Inghilterra, la donna aveva alle spalle già due matrimoni, era una ricca vedova e aveva immaginato di poter vivere finalmente un amore libero, intrecciando una relazione con Thomas Seymour.

Non poté esimersi dall’accettare la proposta di Enrico. La sua vita a corte, tuttavia, memore della fine delle precedenti mogli, fu un continuo stare sull’attenti. Caterina non poteva permettersi un passo falso e aveva la fortuna di essere tenuta in grande considerazione da re. Un esempio? Quando fu messa in cattiva luce dai consiglieri del sovrano, ella riuscì a riappacificarsi con Enrico prima di venire arrestata.

Ciò che le salvò la vita fu sicuramente l’età avanzata del re e le sue continue sofferenze dovute all’ulcera che aveva nella gamba. 

Nel romanzo di Corrolly Erickson scopriamo una donna con i suoi tumulti amorosi e con un’insaziabile voglia di conoscenza che la porterà sempre a fare la scelta giusta. 

Non è la mia regina preferita, ma nemmeno quella che mi ha suscitato antipatie. 

In realtà la sua relazione con Seymour mi ha sempre affascinata, forse più per la personalità di lui che non la sua, ma in questo romanzo mi era venuta anche un tantino a noia la loro relazione.

Seymour è uno di quei personaggi che ben si presta a essere romanzato perché ha condotto la sua vita ai margini della corte, desiderando sempre esserne al centro. La Erickson però ne fa un inetto e questo mi è piaciuto poco.

Detto questo penso ormai di aver terminato i romanzi che parlano della corte inglese, soprattutto nel periodo Tudor. Avrei voglia di qualcosa che mi riporti agli anni dei miei adorati York!

La Erickson va sicuramente letta, soprattutto per l’accuratezza storica presente nei suoi romanzi.

Recensione a cura di Laura Bellini

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