Recensione a: “Una doppia vita – Silver & Tristano” di V.D. Prin

Inizio con dire che ho letto “Una doppia vita” consapevole di avere in mano un romanzo erotico. 

Non sono una che si scandalizza di ciò che legge, ma ammetto di essere molto critica riguardo a certi generi letterari. Più critica di quanto non lo sarei se leggessi un romanzo di narrativa.

Parto dal presupposto che, se non altro, dietro l’erotismo, questo romanzo racconta una storia romantica, abbastanza misteriosa e articolata da incuriosire il lettore a proseguire la lettura.

Questa nota positiva però non basta a reggere tutto il resto.

Quando si scrive un romanzo erotico è facile, troppo facile, cadere nello scontato. E, se è vero che il genere impone di descrivere scene di sesso, non c’è bisogno di invece di cadere nel pornografico.

Non perché questo tocchi la mia sensibilità, sono abbastanza adulta da non farmi toccare da certe cose, ma più che altro per una questione di raffinatezza che, credo, qualsiasi genere si scriva, sia importante mantenere.

Non sono nemmeno rimasta scioccata dai particolari di questa relazione gay. Il mio migliore amico è omosessuale e di racconti simili ne ho sentiti parecchi. Ma proprio per questo mi sento di bocciare questo romanzo in toto.

Sono fermamente convinta che quando si affrontano certe tematiche lo si deve fare con cognizione di causa. Non basta mettere insieme due uomini e far far loro sesso come se non ci fosse un domani. Non è sufficiente raccontare del loro amore e di come costruiscono la loro storia, ma bisogna conoscere le dinamiche che stanno dietro alla presa di coscienza dell’essere omosessuali.

Se non si hanno queste conoscenze, bisognerebbe fare un bagno di umiltà e tacere.

Amare un uomo o una donna non è differente, ma quando un uomo esce dal guscio e ammette che la propria sessualità non è quella che tutti, genitori compresi, si aspettano, quello che ruota intorno alla confessione va trattato con rispetto.

Tristan lo spiega ai suoi genitori con arroganza. Ed è assurdo, tutto il pezzo è di un’assurdità che a me ha fatto accapponare la pelle.

Stessa cosa per la sua decisione di come affrontare l’argomento con la figlia.

Volete scrivere un erotico con tema l’omosessualità? Ben venga, perché non c’è niente da nascondere, ma fatelo con cognizione di causa e con il rispetto dovuto a chi, diverso dalla normalità che impone la società, deve affrontare situazioni difficili, anche con le persone che vogliono loro bene.

La mia critica è feroce, me ne rendo conto. Non è diretta tanto alla maniera in cui è scritto il romanzo, che di per sé non è nemmeno male,ma alla superficialità con cui è stato sviscerato un tema importante.

Ricordo che molti omosessuali sono ancora vittime di dell’ignoranza di omofobi che li trattano come non fossero esseri umani. Se scriviamo di loro, portiamo loro rispetto informandoci su quello che hanno dovuto passare per il loro essere gay.

Recensione a cura di Laura Bellini

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