Recensione a: “Vivi…ancora una volta” di Moreno Tubia

Vivi_ancora_una_volta_TUBIA-PrimaCosa fareste se vi fosse data l’opportunità di rivivere dopo la vostra morte? Cambiereste il vostro modo di approcciarvi alla vita o vi fermereste in attesa che giunga un’altra volta la fine?

Questo è quello che accade al protagonista di questo romanzo, scritto da Moreno Tubia. Egli non ha un nome. All’inizio sarà un tantino strano abituarsi a questa sorta di entità, ma leggendo il romanzo capirete che questa scelta è stata dettata proprio dalla volontà dell’autore di farci capire quanto apatico sia stato quest’uomo nella sua vita. Non ha mai fatto nulla di eclatante, si è limitato a essere spettatore di una cosa unica, irripetibile: la vita.

Eppure, proprio a questo genere di persona, viene data un’altra possibilità. Egli si sveglierà in un nuovo corpo in Nevada, avrà il compito di vivere, ma non è sicuro che egli ci riesca.

Saprà affrontare la vita questa volta? Avrà il coraggio di prendere in mano le redini della sua nuova esistenza? Compirà qualcosa?

Le risposte dovrebbero essere ovvie, eppure avrete una sorpresa leggendo.

Il romanzo è breve, si legge molto bene.

Una bella copertina, davvero accattivante, invoglia alla lettura.

Lo stile, forse a tratti un pochino atono, non disturba comunque lo scorrere delle pagine perché questo romanzo non è stato scritto per sconvolgere il lettore con grandi colpi di scena, né per far porre delle domande. Nessuno vi dirà che il vostro compito è quello di legarvi alla vita, di apprezzarne ogni momento perché è breve o di vivere al massimo ogni giorno. Tutt’altro. Il protagonista ci mostrerà che anche le seconde occasioni, a volte, possono sfuggirci di mano, non di meno però impareremo che la nostra vita è costellata di incontri. Persone che entrano nella nostra esistenza e lasciano un segno, anche se non ne siamo consapevoli.

Questo è un bel messaggio che trapela dalle righe del romanzo. Amare la gente che ci sta vicino, cogliere da essa ciò che ci fa sentire vivi, perché la vita non la si può affrontare da soli.

 

Recensione a cura di Laura Bellini e Dylan Berro

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