Recensione: ABSENCE di Chiara Panzuti

Absence, assenza.

Titolo migliore credo non si potesse trovare per questo romanzo. Ed è stato proprio il titolo a conquistarmi e convincermi a comprare il libro. 

Titolo perfetto, ma storia che traballa un pochino. Non riesco nemmeno a capire se il romanzo mi è piaciuto o meno.

Mi spiego meglio.

Le prime pagine sono volate, ero davvero molto curiosa di capire come si sarebbe evoluta la storia. Quattro ragazzi che nel bel mezzo della loro quotidianità si trovano a essere invisibili. Occupano spazio materiale, possono interagire con gli oggetti, anche se questi scompaiono al loro tocco, ma nessuno li vede.

E soprattutto, nessuno, famigliari inclusi, si ricorda della loro esistenza.

Faith, Jared,Scott e Christabel, quattro ragazzi che hanno alle spalle un passato difficile che, in un certo senso, li rendeva invisibili anche quando non lo erano. Quattro sconosciuti che si trovano a doversi coalizzare per riuscire a capire cosa sia successo loro.

Diciamocelo. L’idea può anche essere ottima, ma se viene sviluppata come un tema da scuole medie allora qualcosa non funziona.

Ho trovato spesso irritante il modo di vivere la situazione di Faith, irritante e contraddittorio. Dice una cosa e ne fa un’altra o viceversa. I pensieri dei personaggi sono ripetuti all’inverosimile. Alla fine non se ne può più di sentire che Faith vuol vedere nascere la sorellina!

Capisco che sia il primo romanzo di non so quanti altri e che le cose non potevano essere spiegate da subito, ma quello che resta al lettore, quando posa il libro sul comodino, è solo una grande confusione. Non c’è niente che viene sviscerato e spiegato. 

Fra l’altro, tutto è molto caotico e sembra che gli incastri per far proseguire l’intreccio siano stati messi insieme a forza, senza un filo logico. La scena dei topi, alla fine di tutto, che si capisce chiaramente essere un esperimento, non ha un nesso che la colleghi ai ragazzi o che faccia anche solo immaginare il motivo per cui sono stati fatti diventare invisibili.

Altra cosa. Va bene che è un romanzo di fantasia, ma quando la fantasia non è credibile allora si scade nel banale e questo è ciò che accade leggendo Absence.

Ognuno di loro diventa invisibile dopo aver bevuto qualcosa che poteva essere acquistata da tutti. Quindi sembra che siano stati presi dalla sorte, ma in realtà da quello che scrive l’autrice dovrebbe esserci un motivo per cui sono stati scelti proprio loro. 

Scelti perché nello stesso momento in cui bevono questa bibita, i ricordi dei loro parenti, conoscenti e amici (pensate che lavorone!), vengono cancellati con un’iniezione. Ciò significa che qualcuno doveva essere in casa loro mentre bevevano e sapere già che avrebbero bevuto in quel preciso istante.

Oltretutto anche ogni cosa virtuale, ogni documento, ogni passaggio nel mondo di questi ragazzi, scompare. Tutto in un momento.

Non è credibile e non essendolo, tutta la storia perde credibilità. E se perde una delle caratteristiche fondamentali, allora il romanzo non regge.

Mi domando quale sia stato il lavoro dell’editor in questo caso. Una casa editrice come la Fazi non dovrebbe avvalersi di editor professionisti? Che poi non serve nemmeno essere dei geni per capire che il romanzo fa acqua da tutte le parti e che se tenti di arginare un buco, se ne apre un altro.

A inizio recensione ho detto che non riuscivo a dare un giudizio a questo romanzo, in realtà, scrivendola, mi sono accorta di avere le idea molto chiare.

“Absence” è uno di quei romanzi che avrebbero avuto grandi potenzialità, ma che non è stato sviluppato nella maniera corretta e questo, a mio avviso, lo rende un romanzo da portare velocemente al primo mercatino dell’usato, sperando di venderlo in fretta.

Leggerò il seguito? Non ci penso nemmeno!

La vita è troppo per perdere tempo con libri del genere.

Recensione a cura di Laura Bellini

 

 

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