RECENSIONE A “BELLO E MALEDETTO” DI DANIELE SBARAGLIA

La recensione di Francesco Leo

Daniele Sbaraglia si presenta al pubblico con il suo romanzo di narrativa, “Bello e maledetto”.
In quest’opera troviamo diverse circostanze che offrono molti spunti di riflessione, primi fra tutti il modo in cui la vita cambia giorno dopo giorno e quasi sempre all’improvviso.

Abbiamo a che fare con Shon, un giovane che viene costretto a maturare in maniera prematura per fronteggiare la separazione dei genitori e il rapporto conflittuale con la madre.

Il ragazzo riesce a risollevarsi con la conoscenza di Simona, che gli darà la forza di laurearsi in medicina e costruire un futuro che lo vedrà al fianco di suo figlio.

Tutto prosegue per il meglio quando la conoscenza con un’altra ragazza minerà la sanità della relazione con Simona, che verrà messa subito in ombra da questo nuovo personaggio.

Gli eventi narrati in questo romanzo rappresentano lo specchio della società attuale, che rendono semplici i parallelismi con la vita che ognuno di noi conduce ogni giorno.

Il testo vuole insegnare – attraverso un racconto fittizio ma non affatto improbabile – che il destino è mutevole e che ogni istante compiamo delle scelte che compromettono ciò che accadrà. La forza di volontà con cui Shon duella contro le avversità che gli vengono propinate, e allo stesso tempo le debolezze che lo mettono in ginocchio, sono delle chiare raffigurazioni del labile essere dell’uomo.

La narrazione incalza il ritmo col progredire della storia, che riesce ad accalappiare il lettore in una morsa fino alle ultime pagine – circa duecento – di cui il volume si compone.

Ho apprezzato molto i protagonisti, caratterizzati all’inverosimile. In particolar modo ho trovato affinità con la figura di Shon, che non si limita a essere soltanto il classico eroe della trama, ma anche antagonista e succube, vittima di scelte sbagliate che dimostrano quanto sia semplice cadere in basso e come sia dura risalire il baratro.

L’opera di Sbaraglia è con certezza un lavoro di buon livello – che può far auspicare in una crescita sempre maggiore dell’autore – e un buon contenitore di elementi su cui riflettere nel quotidiano.

 

Recensione a cura di Francesco Leo

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