Recensione a: “Il colore dei papaveri” di Manuela Mellini, Piemme edizioni

“Il colore dei papaveri” è un romanzo che ha un inizio davvero molto promettente. Elisa, la protagonista di questa storia, è una ragazza che non ama uscire dagli argini della propria vita.

Non le piacciono i cambiamenti, tanto meno il rischio. È una ragazza comune che entra da subito nelle simpatie del lettore.

Purtroppo questo inizio promettente e la simpatia suscitata da Elisa non sono di lunga durata. Lo stile fresco e genuino dell’autrice, che rende l’incipit, e poco più, del romanzo, una lettura che si ha piacere di continuare, alla lunga stanca.

Perché?

Stanca perché i personaggi diventato grotteschi, quasi delle caricature e accadono cose che possono anche sembrare carine, ma non hanno basi solide perché avvengano.

L’idea della chiacchierata con il giornalista inglese e trovare Castelfreddo nella guida Lonley Planet in cui si racconta una leggenda inesistente, è pure simpatica, ma non ho trovato, nel racconto di come sia potuto succedere, niente che possa accadere nella realtà.

Mi è parso un deus ex machina, come se l’autrice non avesse trovato qualcosa di semplice per spiegare l’incomprensione.

Non c’era nemmeno bisogno della scena del bacio di questo giornalista inglese che non aveva motivo per baciare Elisa alla partenza, visto che si erano parlati per poche ore. Ho trovato l’evolversi delle vicende molto forzato.

E poi?

I colpi di scena, se così vogliamo chiamarli, messi nel racconto come se si tentasse di infilare un paio di jeans di due taglie più piccole e in qualche modo si riuscisse ad allacciarli, ma capite anche voi che il risultato non può essere altro che molto scomodo.

Elisa è innamorata da sempre di Fede, (anche qui, non ho gradito il chiamarlo sempre con un diminutivo!), non si capisce bene se questo ragazzo sia o meno omosessuale.

E lei, guarda caso, complice un bicchiere di vino novello, finisce quasi per andarci a letto, poi lo allontana senza andare nemmeno a fondo di quello che è accaduto fra loro e che lei aspetta da una vita.

Insomma è stato un peccato perché ho iniziato questo romanzo pensando di avere fra le mani una storia carina che mi avrebbe tenuto buona compagnia e invece ho trovato tutt’altro.

Il messaggio di fondo del romanzo è piacevole perché comunque mostra come sia possibile prendere in mano la propria vita senza lasciare che essa ci scivoli addosso, solo per evitare scossoni, ma tutto il suo sviluppo lascia perplessi.

Non ne consiglierei la lettura nemmeno a chi ha voglia di qualcosa di fresco e leggero per passare un po’ di tempo.

Recensione a cura di Laura Bellini

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