Recensione a: “Eppure cadiamo felici” di Enrico Galiano

Vi capita mai di comprare un romanzo semplicemente perché qualcosa in esso vi ha chiamato? A me accade soprattutto quando in quel romanzo c’è qualcosa che riguarda la mia vita, qualcosa che magari non riesco a metabolizzare, che fa male, o al contrario, qualcosa di estremamente felice. In quei monti scelgo libri che non avrei mai comprato altrimenti. Non amo molto le storie di ragazzi problematici, e via discorrendo, ma quando ho letto il titolo del romanzo che di cui, se finisco questo preambolo, vi parlerò, ho dimenticato anche di leggere la trama, cosa che ho fatto solo una volta che ho avuto il libro in mano.

L’ho iniziato titubante, trama e titolo facevano presagire una di quelle storie già lette, quelle che proprio mi restano indigeste con il classico finale scontato. Invece l’ho divorato, letteralmente, avida di sapere come proseguiva la storia e che ne sarebbe stato di Gioia, o cosa fosse accaduto a Lo.

“Eppure cadiamo felici” è uno di quei romanzi che meriterebbero di entrare nelle scuole. Il mio primo pensiero, una volta chiuso il libro, è stato che l’avrei conservato per farlo leggere a mia figlia, una volta che sarà cresciuta.

Gioia è una ragazza solitaria, non ha amiche, non reali almeno perché il rapporto con Tonia, la sua amica immaginaria, va a gonfie vele. Dicevo che non ha amiche, non ha un ragazzo, è stata soprannominata “maiunagioia” dai compagni di classe. È una solitaria con la passione per le fotografie. A casa vive una situazione difficile, il continuo tira e molla dei genitori e l’infermità della nonna che l’ha cresciuta. All’improvviso la sua vita cambia quando incontra Lo.

Lo conosce una notte in un bar chiuso che gioca a freccette e tiene con sé un vaso pieno di sassi. La vita di Gioia cambia, lei è felice, finalmente paga di un sentimento che credeva di non poter conoscere. Poi all’improvviso Lo sparisce e le rivelazioni che vengono a galla sulla sua identità sono oltremodo inquietanti.

L’abilità dell’autore di far cadere in dubbio anche il lettore è davvero magistrale. A un certo punto, mentre sfogli le pagine, ti domandi cosa sia reale e cosa non lo sia.

Non è la solita favoletta dove tutto si aggiusta, questo libro racconta la vita con le sue ingiustizie, con le preoccupazioni, la paura, il dolore. E non è vero che tutto ha un lieto fine, che se ci si crede abbastanza il sogno si realizza, perché la vita non è scritta, perché ognuno di noi ha un percorso proprio e se anche le nostre vite si intrecciano con quelle di qualcun altro, non è detto che debbano continuare a sfiorarsi.

L’empatia che si prova per i personaggi di questo romanzo è immediata. Avresti voglia di aprire la porta del bagno in cui si nasconde Gioia e stringerla forte, così come ti verrebbe da sederti sul prato insieme a Lo e ascoltarlo parlare. L’autore è un professore e si vede. Lo si percepisce dalla bravura che mostra nel descrivere il comportamento dei ragazzi, nei loro pensieri e nella maniera in cui affrontano la vita scolastica.

Ne esce un affresco talmente veritiero che non sembra di leggere un romanzo, ma di curiosare nella vita reale di questi adolescenti.

Bello, bello davvero tanto. Così tanto che non sono ancora riuscita a scegliere la mia prossima lettura!

Recensione a cura di Laura Bellini

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