Recensione a Equilibri – Luce e Tenebre di Mariano Lodato

Annalisa ci parla di Equilibri, primo volume della serie Luce e Tenebre, di Mariano Lodato.

Devo ammettere che questo romanzo mi ha spiazzata parecchio. Dato il titolo, non mi sarei di certo aspettata una lettura così destabilizzante. Si tratta però di uno di quei libri che, purtroppo devo dirlo, ti verrebbe la voglia di abbandonare a partire da un certo punto, ma che poi superato questo primo scoglio ti tengono incollato alle pagine. 
Ammetto che è stato difficile continuare la lettura nella prima parte, che risulta molto pesante e lenta.

A volte il racconto è tutt’altro che facile da metabolizzare, ma la scrittura è molto curata e si nota comunque una grande ricerca alla base e un notevole studio dietro alla creazione di questo libro.

Si tratta di un romanzo che va letto senza pregiudizi e con una mentalità aperta.

Se dovessi trovare un difetto rilevante, in base ai miei gusti personali, si tratterebbe della mancanza di elementi descrittivi; è un libro che vive più sulle azioni dei personaggi che non sulle descrizioni dell’autore. Difficile da definire anche il genere di questa ipotetica futura saga, giacché spazia dal “fantasy” atipico al religioso, dal romanzo psicologico al “viaggio”.

Avendo ricordato
cos’è il vero amore, lo aveva bollato – riflettendo quindi il giudizio
su se stesso – come egoistico, immaturo e superficiale. In virtù
di ciò, aveva realizzato che, trattenendola accanto a sé, avrebbe solamente
potuto continuare a farle del male, anche se non voleva.

Il tema centrale è il percorso del protagonista, Matteo Malpieri, che a causa di un imprevisto si troverà a dover affrontare un viaggio ultraterreno in cui imparerà a trovare il proprio equilibrio, in bilico tra forze del bene e forze del male, tra la luce e le tenebre. In questo suo cammino verrà affiancato da alcune figure di spicco che lo aiuteranno a raggiungere la consapevolezza e a superare le sfide che si troverà di fronte nella seconda parte del romanzo.
Il libro ha chiaramente dei contenuti impliciti tutt’altro che semplici: il libero arbitrio dell’uomo, la ricerca della consapevolezza, la metabolizzazione della sconfitta e il desiderio di riscatto, il male, la redenzione. Ecco perché il percorso di Matteo è un po’ il percorso di ogni essere umano alla ricerca di una risposta alle domande fondamentali dell’esistenza.

«La sua breve vita, infatti, finora è trascorsa senza ch’egli sia riuscito
a lasciare un segno, tangibile e duraturo, del suo passaggio.»
D’improvviso, il suo tono s’addolcì. «Eppure è proprio questo che
dovevi essere: un ragazzo normale, un ragazzo come tanti e nulla
più.»

Recensione a cura di Annalisa Sutto

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