Recensione a: “Gli eredi della terra” di Ildefonso Falcones

Oggi vi parlo di un altro big, o per lo meno un autore molto conosciuto fra chi, come me, ama leggere romanzi storici. Il mio incontro con Falcones risale al 2006 quando, quasi per caso, attratta forse dalla somiglianza con “I pilastri della terra” di Follett, ho comprato “La cattedrale del mare”. Un romanzo a tratti molto lento, ma dal quale difficilmente ci si riesce a staccare, tant’è che lo ricordo spesso come uno dei miei libri preferiti. La storia si svolge a Barcellona, dove conosciamo un Arnau ancora bambino, con alle spalle già un’infanzia segnata, ma che riuscirà a elevarsi nella vita, nonostante le continue peripezie. Sullo sfondo il racconto della costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Mar, e vi assicuro che come sfondo risulta anche molto pesantuccio, ma questa è la sola nota negativa di quel romanzo.

A seguire, nel 2009 arriva “La mano di Fatima”, uno di quei romanzi che ti entrano nel cuore e che non dimentichi. Una conferma, quindi, la certezza che questo scrittore colpisce sempre nel segno. Così, quando nel 2013 arriva “La regina scalza”, non vedo l’ora di immergermi in una nuova storia, certa che mi terrà incollata alle pagine. Purtroppo però questo romanzo è un vero flop, e mi consolo per non essere la sola ad averlo trovato indigesto.

“Gli eredi della terra” sbarca in libreria nel 2016 e sono indecisa sull’acquisto, poi però mi lascio convincere perché può starci un errore, non è possibile che tutti i libri dello stesso autore siano sempre superlativi e Falcones, a mio avviso, meritava un’altra opportunità.

Questo nuovo romanzo segue, per cronologia, la storia di Barcellona da dove l’avevamo lasciata alla fine de “la cattedrale del mare”. Ritroviamo Arnau e gli odiati Puig, ma purtroppo la storia non è proprio come viene presentata nelle frasi promozionali dove sembra che anche questo romanzo avrà come protagonista un personaggio molto amato dai lettori. Arnau scompare dopo poche pagine, non vi svelo come, per non fare spoiler, ma quella è l’unica parte davvero intensa del libro.

Arrivare alle trecento pagine è stato un tormento. Rendermi conto che ne mancavano ancora il doppio, prima della fine, un’agonia…

Non so se sia stata la scelta corretta quella di spacciare questo come un seguito del suo romanzo più famoso, ma vi assicuro che nulla ha a che fare con la meraviglia delle pagine del suo prequel.

Protagonista di questo nuovo romanzo è Hugo Llor, orfano di padre e “strappato” alla madre dopo poche pagine dall’inizio delle vicende. Ha una sorella, Arsenada che vive in un convento in attesa di trovare marito. Hugo è un ragazzo povero, ma molto volenteroso e soprattutto di buon cuore. Sarà proprio la sua forte amicizia con Arnau a mettere in moto gli eventi che cambieranno i suoi progetti di vita. Da questo momento in poi, il nostro protagonista non avrà più un attimo di pace. Sono amante dei colpi di scena e mi piacciono i libri che non indorano la pillola, ma Falcones ha superato se stesso, in quanto il povero Hugo non godrà mai di un attimo di pace nella sua vita, da bambino a uomo avanti con gli anni, ogni volta che prenderà respiro, ci sarà qualcosa che disturberà la sua quiete.

I personaggi di Falcones presentano sempre mille sfaccettature, ma in questo romanzo ha esagerato anche con questa peculiarità, tanto che nessuno di loro sembra reale. Non riesci ad affezionarti perché i comportamenti di questi personaggi sono talmente inverosimili che non suscitano empatia nel lettore.

Menziono un solo personaggio che invece esce da questo giudizio negativo che è Barcha, la schiava saracena che accompagna Hugo da un certo punto del romanzo in avanti. Lei mi è piaciuta molto, anche se estremamente esagerata nei comportamenti.

Bernat, che a mio avviso doveva essere un coprotagonista meraviglioso, diventa una caricatura, tanto che non si ricorda più che è figlio di Arnau.

Anche le parti storiche sono monotone, appaiono staccate dall’evolversi delle vicende e sembrano essere inserite nel romanzo solo per far notare al lettore la grande conoscenza storica dell’autore. Non si tratta nemmeno di infodump, ma proprio di pezzi presi e messi in mezzo alle vicende, senza che ce ne sia motivo.

Non riesco a salvare nulla di questo romanzo.

Dopo “La regina scalza”, mi ero promessa di dare un’altra opportunità a un autore che amavo, ma a quanto pare Falcones non rientra più nei miei gusti letterari.

Recensione a cura di Laura Bellini

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