Recensione a: “La lettrice di tarocchi” di Jeanne Kalogridis

Mi sono decisa a leggere questo romanzo solo perché era davvero molto tempo che lo accatastavo sotto nuovi libri cui davo la precedenza. il motivo per cui fingevo di ignorare la sua esistenza è che, dopo aver letto due libri della stessa autrice, mi ero convinta di aver di nuovo fatto l’acquisto sbagliato. Fra l’altro quando inizio le prime pagine e mi rendo conto che parla di Caterina Sforza sono di nuovo tentata di rimetterlo al suo posto, dato che ho appena finito un libro stupendo sulla stessa protagonista.

Mi dico che se non lo leggo in questo momento, finirà di nuovo a prender polvere per chissà quanto tempo e ho voglia di fare il cambio di stagione anche ai romanzi che tengo sullo scaffale. 

Leggerlo è stata una sorpresa, di quelle positive questa volta. Le pagine si susseguono velocemente perché, nonostante la dovizia di dettagli con cui la Kalogridis infarcisce le sue storie, (a volte anche troppo!), la vicenda è avvincente e si è portati a voler scoprire questo mistero che aleggia fin dalle prime pagine.

Protagonista indiscussa è Dea, una ragazza orfana che cresce sotto la protezione di Bona, moglie del padre di Caterina. Non vi svelerà il retroscena, ma questa “invenzione” romanzata non mi ha fatto impazzire, tutt’altro, avrei preferito che questa ragazza conservasse un altro tipo di origini. Comunque, vi stavo parlando di Dea! 

La ragazza scopre presto di avere in dono il potere di leggere i tarocchi. Prevede così la morte di Galeazzo e il lungo viaggio di Caterina, quello che la porterà dalla corte milanese a essere Signora di Forlì e Imola, poi incontro al suo destino. Questo dono nasconde però anche qualcosa di più misterioso. Dea deve trovare la forza di dimenticare le sue ossessioni e dedicare la sua vita a un bene più grande. Ad aiutarla in questo percorso troveremo niente di meno che Lorenzo De Medici e la sua famiglia. 

Un altro passo un tantino forzato, a mio avviso. Impossibile immaginare questa potente famiglia alle prese con ciò che ci racconta l’autrice. Ed è vero che la storia si mescola spesso con la fantasia, ma come dico spesso, un romanzo storico dovrebbe, a mio avviso, attenersi il più possibile ai comportamenti che avrebbero realmente tenuto i personaggi realmente esistiti che si scomodano per tessere i fili della trama che si scrive. 

Il percorso di Dea sarà lungo e pieno di insidie, ma alla fine tutti i tasselli del puzzle si comporranno. 

Questo romanzo mi è piaciuto, non capisco però perché, mentre scrivo questa recensione, sto scovando più difetti che pregi. Ammetto che, a mente fredda, non mi ha fatto nemmeno impazzire come alla fine si spiega il tutto. L’angelo che si mostra a Dea appare come una forzatura, un altro (dico altro perché già ho usato il termine in un altro romanzo), deus ex machina. Ciò non toglie che, voglio ripetermi, ho letto questo libro, che non è corto, in pochissimo tempo, perché è intrigante e la lettura cattura.

Veniamo alla grande pecca che avevo già in mente di scrivere. i personaggi storici che vengono qui descritti, fatta eccezione per Bona e Lorenzo, sono tutti dei maniaci sessuali. Perdonatami, ma per quanto Caterina possa essere (ma davvero?) stata lasciva, nulla fa pensare che appena sposa abbia iniziato a prendere amanti come se ne piovessero dal cielo. e poi, diciamoci la verità, la trovata che sia andata a letto pure con Rodrigo Borgia e che lui se ne sia follemente innamorato, a me ha fatto proprio ridere. Ecco, su questo punto la Kalogridis non mi è piaciuta affatto. Le vicende storiche sono abbastanza ben descritte, non sono quelle il perno centrale del romanzo, quindi come cornice sono adeguate, ma la descrizione dei personaggi storici è raccapricciante. Stando a lei tutti avrebbero perso la testa per Caterina e tutti se la sarebbero portata a letto, Cesare Borgia compreso! 

Altra grande pecca è sicuramente il fatto che il vero grande amore di Caterina non venga nemmeno menzionato. Ignorare l’esistenza di Giacomo Feo è stato un grande errore, a mio avviso. Come lo è stato travisare il rapporto madre/figlio. Caterina e il suo primogenito Ottaviano hanno sempre avuto rapporti molto tesi, mentre in questo romanzo assomigliano alla famiglia del mulino bianco.

Ho mosso talmente tante critiche che non è facile capire che questo libro mi è piaciuto, comprendo la confusione che ho creato. Mentre scrivevo questa recensione ho avuto qualche dubbio pure io! 

Tralasciate la parte prettamente storica e godetevi questo intreccio perché merita di essere letto. 

Recensione a cura di Laura Bellini

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