Recensione a: “Il labirinto” di James Dashner. Serie Maze Runner.

Avevo voglia di un distopico e curiosando fra le varie proposte questa mi sembrava la più interessante. L’idea è intrigante: una manciata di ragazzi che vengono rinchiusi in una radura al di fuori della quale c’è solo un labirinto che cambia forma ogni sera, quando le porte della radura si chiudono impedendo alle creature che popolano il labirinto di minacciare la sicurezza dei ragazzi. 

Una società ben organizzata in cui ognuno ha il proprio compito. Per due anni nulla è cambiato, una volta a settimana arrivano le provviste, sebbene i ragazzi siano in grado di procurarsi da soli il cibo di cui necessitano, visto che hanno orti da coltivare e animali da allevare. Una volta al mese le sirene suonano ed è il segnale che dalla scatola sta arrivando qualcuno di nuovo.

Il romanzo si apre con l’arrivo di Thomas e da subito si capisce che qualcosa sta cambiando. Lui non  è come gli altri, ha strane intuizioni che non riesce a spiegarsi. Per esempio sa quale compito vuole che gli sia affidato. Vuole essere un velocista, uno dei ragazzi che di giorno corrono per il labirinto disegnando mappe del percorso con la speranza di trovare una via d’uscita. Ma la situazione precipita quando dalla scatola esce una ragazza in coma. Nessuna donna è mai stata inviata nella radura e la ragazza porta con sé un messaggio inquietante; la sua venuta ha innescato la fine.

Gli ingredienti per essere un romanzo coinvolgente ci sono tutti, ma a mio avviso manca nel suo sviluppo. Innanzitutto i vocaboli inventati che lo scrittore usa fin dalle prime righe. Si intuisce ciò che significano, ma le spiegazioni arrivano tardi. Così come la presentazione di questo mondo. All’inizio ho pensato che fosse una scelta azzeccata poiché il lettore sente molta empatia con Thomas che è avido di informazioni che non gli vengono mai date fino in fondo, ma alla lunga questa scelta dell’autore è frustrante perché si arriva a fine libro con informazioni troppo sparpagliate che rendono confusa la lettura. Ma la vera pecca del romanzo non è nemmeno questa.

Nelle ultime pagine i tasselli si compongono al una velocità disarmante, come se tutto dovesse completarsi alla svelta e il risultato è che la storia perde credibilità e aggiunge confusione. Non so se sia stata colpa del traduttore o se il romanzo è stato concepito proprio in questa maniera.

Immaginate di dover comporre un puzzle con pezzi mescolati da più scatole e che di punto in bianco i pezzi in più scompaiano da soli. La sensazione è quella di non aver capito qualcosa e di essersi persi dei passaggi. Una conclusione che pare forzata e surreale.

Per non parlare del motivo per cui questi ragazzi sono stati rinchiusi nel labirinto. Il mondo è infestato da una strana malattia e questa manciata di ragazzi, dimostrando di sapersela cavare in una situazione limite, dovrebbero essere la chiave per la soluzione mondiale? Diciamocelo, sembra che l’autore abbia buttato nel testo idee vaghe e che non sia riuscito ad assemblarle a dovere. Non dico altro per non anticipare ulteriori sviluppi della trama.

Questo romanzo sembra la bozza di un libro che deve ancora essere scritto.

Mi appresto a iniziare il secondo libro della serie, come sempre faccio l’errore di acquistarli in blocco, ma non so se sarei stata curiosa di leggere il seguito se non l’avessi avuto già tra le mani.

Recensione a cura di Laura Bellini

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