Recensione a: “Il libro dei sogni” di Kerstin Gier

Vi è mai capitato di aver letto qualcosa di tanto bello di un autore da aver paura a sfogliare qualsiasi altro suo libro? A me con la Gier è successo più o meno così. Ho amato, ma che dico? Amato è davvero poco! Ho adorato la Trilogia delle gemme (Red, Blue, Green), tanto che ho comprato, senza pensarci “In verità è meglio mentire” e ne sono rimasta tanto delusa che l’ammirazione che avevo per quest’autrice era un tantino calata. Così, quando è uscita questa nuova trilogia, mi sono proposta di ignorarla così da non infangare ulteriormente la bella sensazione che mi aveva lasciato la prima. 

Però la curiosità fa l’uomo ladro e, dato che erano disponibili tutti e tre i romanzi, senza dover sopportare le lunghe attese della pubblicazione dei sequel, mi sono lasciata convincere a tentare. 

Sì, lo so che non si fa, ma ho iniziato a leggere con tantissimi dubbi. Dubbi che si sono dissolti nell’attimo stesso in cui mi sono trovata a tarda notte ancora incollata alla storia senza nessuna voglia di interromperla. 

Liv è una studentessa del liceo che vive da nomade con la madre e la sorella più piccola. Nomade a causa del lavoro della madre, professoressa universitaria, che accetta cattedre in giro per il mondo. I genitori sono separati e nemmeno il padre è un uomo che ha dato alle sorelle delle radici. Il romanzo si apre con il loro rientro a Londra, dopo le vacanze passate con il padre, nel luogo in cui sperano di stabilirsi definitivamente. Ma le cose non vanno proprio come si aspettavano. la madre ha in serbo una sorpresa che cambierà la loro vita. In aereo Liv incrocia lo sguardo di un bellissimo ragazzo che poi incontrerà, per un caso fortuito anche a scuola. Lui è Henry e fa parte del gruppo di ragazzi più belli della scuola, composto, oltre che da lui, da Jasper, Arthur e Grayson. Quest’ultimo avrà un ruolo molto particolare nella vita di Liv ed è proprio grazie a lui, o meglio alla sua felpa, che Olivia scopre di poter “vivere” i sogni. Non è facile spiegare quello che accade ai cinque ragazzi, non senza svelarvi qualcosa che preferirete leggere da soli. Vi dico solo che la fantasia della Gier non si smentisce e non è mai banale.

Ovviamente troveremo la storia d’amore, ma non sarà un amore sdolcinato, uno di quelli da romanzo. La cosa più bella è che l’autrice riesce a descrivere i sentimenti come se fossero reali, senza lustrini. Non manca nemmeno il cattivo della situazione o il colpo di scena finale. se di finale si può parlare, visto che è solo il primo romanzo!

Ciò che apprezzo di più della Gier è la caratterizzazione che fa dei personaggi. Unici, ma davvero, anche quelli secondari. Ognuno ha la propria spiccata personalità e il lettore non potrà fare a meno di provare empatia verso i protagonisti. Non è detto che siano tutti simpatici, tutt’altro, alcuni di loro stimolano un’antipatia tale che viene voglia di farli scomparire dalle pagine del romanzo.

Insomma, il mio dubbio iniziale era se questa trilogia potesse reggere il confronto con l’altra. Direi che lo regge a testa alta. Non potrei scegliere quale delle due sia la migliore, prima di tutto perché mancano ancora due libri alla sua conclusione, e in secondo luogo perché sono talmente differenti una dall’altra che non possono essere paragonate.

Recensione a cura di Laura Bellini

 

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