Recensione a: “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”, di Stefano Basile

Scrivere una recensione per questo romanzo non mi è semplice, perché il mio giudizio non è del tutto chiaro. Mi trovo come quando, seduta al ristorante, ho voglia di pietanze differenti e non riesco a decidermi a scegliere dal menù. Alla fine ho optato per un giudizio di mezzo, né troppo entusiasta, o tanto meno negativo. perché di negativo non si può dire nulla su questo romanzo.

Il piccolo Michele, di ritorno da scuola, vede sua madre con in mano il suo diario segreto. La donna le chiede di poterlo portare con sé, promette che non lo leggerà e che glielo riconsegnerà appena potrà. Il bambino non capisce, ma sa che sua madre sta partendo e che lui resterà solo con il padre, alla stazione dei treni, dove l’uomo lavora come custode. Così va avanti la vita di Michele che, diventato adulto, non ha ancora lasciato quel luogo e ha la strana abitudine di collezionare gli oggetti che ogni sera trova abbandonati, o dimenticati, fra i vagoni. In questa maniera conosce elena, che sul treno ha dimenticato la bambola della sorella gemella. Michele non è abituato ad avere rapporti con gli altri, figuriamoci con una donna che di punto in bianco sconvolge la sua abitudinarietà. Eppure fra i due nasce un legame che si rafforza quando Michele, incastrato fra due sedili, trova il suo diario di bambino e allora si mette alla ricerca della madre.

La trama è coinvolgente, il titolo azzeccatissimo, il romanzo è ben sviluppato, solo che a volte l’ho trovato piatto, come se l’autore non abbia provato abbastanza emozioni nel scrivere alcuni passaggi. Ecco il motivo della mia indecisione sul giudizio da dare. Quanto a tutto il resto non c’è davvero nulla da criticare perché la storia coinvolge e si prova subito empatia con i due personaggi principali, anche con elena che ha una storia tutta sua. In verità chiunque appaia in questo romanzo ha una storia particolare da raccontare e questo fa sì che le pagine siano quasi vive. Peccato davvero per questo poco trasporto, o per lo meno un trasporto che a me non è arrivato, altrimenti sarebbe stato un romanzo da cinque stelline.

Una sola altra cosa non mi è piaciuta. La spiegazione su come il diario sia arrivato sul treno. Insomma, lo leggerete e magari mi farete sapere se anche per voi la cosa è del tutto inverosimile. Non dico nulla o vi svelerei l’esito del viaggio di Michele, ma una cosa la confesso, io avevo lo stomaco serrato quando il nostro protagonista incontra Luce.

Recensione a cura di Laura Bellini

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