Recensione a: “L’ultima legione” di Valerio Massimo Manfredi

Sono arrivata alla fine di questo grande libro di Manfredi, contenente tre romanzi legati da un filo conduttore che è l’antica Roma. Unico legame che esiste fra questi libri poiché sono tutti completamente diversi uno dall’altro.

Romolo Augusto è l’ultimo imperatore romano che siede sul trono del cesari. Un ragazzino di tredici anni rimasto orfano dopo che Odoacre, re dei barbari, si accinge a conquistare l’Italia. Accompagnato solo dal precettore Ambrosinus, viene fatto prigioniero e mandato a Capri, un’isola inaccessibile. Qui l’imperatore è destinato a trascorrere la sua vita in quanto Odoacre capisce da subito che per farsi accettare dal popolo romano deve mostrare indulgenza verso il ragazzino. Il re dei barbari però non ha fatto i conti con Aurelio, soldato di quella che è stata l’ultima legione romana, costituita appositamente Flavio Oreste, padre del ragazzo, affinché vegliasse sulla sicurezza della famiglia. Dopo un primo tentativo fallito, quando ancora Romolo era prigioniero a Ravenna, di liberare il piccolo Cesare, Aurelio, in compagnia di Livia e una manciata di altri legionari, riescono a portare via il ragazzo da Capri, sgominando il terribile Wulfia e i suoi soldati barbari. Qui ha inizio loro viaggio che li condurrà ad attraversare la nostra penisola fino a giungere in Britannia.

C’è da dire che a Capri, in una misteriosa stanza, il nostro piccolo imperatore trova la leggendaria spada di Giulio Cesare e così, complice una profezia che riconduce al ciclo bretone, la storia diventa leggenda.

Che dire? La storia ci ha tramandato poco dell’ultimo imperatore romano d’occidente. Sappiamo solo che la sua deposizione, e l’ascesa al potere di Odoacre, segna la fine dell’impero romano d’occidente e l’inizio del medioevo, ma ciò che fu di lui, dopo essere stato imprigionato è un mistero. Manfredi romanzo abilmente la sua vita e non si può negare che ne è uscito un romanzo avvincente, ma davvero poco credibile. Più vicino a una favola che a un romanzo storico.

Un libro che si legge bene e che affascina, ma che, sono sincera, niente ha a che vedere con il romanzo che apre questa raccolta. Penso che racchiudere tre romanzi così diversi stilisticamente, in un unico tomo, abbia penalizzato la lettura sia de “L’impero dei draghi” che de “L’ultima legione”.

Interessante è la spiegazione che Manfredi ci offre sulla spada di Excalibur, ma non ve la racconto perché vi toglierei il gusto di scoprire da soli una delle parti più belle dell’intero romanzo.

Un libro che si può sicuramente consigliare nelle scuole, ma che non è fra i miei preferiti.

Recensione a cura di Laura Bellini

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