Recensione a: “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro

Non lasciarmi non è un romanzo facile da recensire.

Da un lato la storia è stupefacente, ma dall’altro lo stile narrativo dell’autore, almeno per quanto mi riguarda, non arriva a suscitare emozioni.

Questo “difetto” è l’unica cosa che non mi ha permesso di amare a pieno il libro, ma allo stesso tempo, girata l’ultima pagina, ne ho capito anche il senso. Ecco perché ho messo la parola difetto fra virgolette. 

La voce narrante della storia è Kathy, una trentenne che racconta la storia della sua vita, con continui salti temporali fra passato e presente. Si legge proprio come se fosse lei stessa a raccontarcelo, magari con una voce registrata in una cassetta. 

All’inizio è tutto confuso, soprattutto se, come me, non andate a spulciare in giro commenti dei libri che scegliete di leggere e, di questi, ne leggete la trama prima di acquistarlo, ma poi magari vi dimenticate anche il motivo per cui avete scelto quel determinato romanzo.

Kathy parla con termini che al lettore diverranno famigliari solo a romanzo inoltrato.

C’è paura a spiegare quello che significano i termini “assistente” e “donatore”, una sorta di omertà che traspare anche dal continuo rimandare l’inevitabile da parte dell’autore. Eppure il dubbio sul loro significato viene da subito.

Kathy cresce in un collegio dove i bambini non sono orfani, ma sono soli al mondo. Vengono tenuti lontani dal mondo che li circonda, dall’esterno e dalle persone “normali”. Crescono con la consapevolezza di avere un unico fine. Loro sono stati creati per guarire. Per donare parti di se stessi ai malati. Sono cloni, ricreati in laboratorio, sono soltanto pezzi di ricambio. 

Eppure sono anche esseri umani. Soffrono, amano, vivono come tutti gli altri. Intrecciano rapporti fra loro, alcuni dei quali, come quello fra Kathy, Ruth e Tommy, in grado di durare fino all’ultimo. 

Sebbene rientri nel genere distopico, questo romanzo non ha nulla a che vedere con gli altri del suo stesso genere. In ogni libro simile che ho letto è sempre presente la parte di ribellione, la voglia di cambiare le cose e che il risultato porti o meno a ciò che si desidera, i personaggi dei libri lottano per giungere a un fine comune. Qui non accade.

In questo romanzo i personaggi non pensano mai di poter cambiare il corso degli eventi, magari, in un certo qual modo, aggrappandosi a una flebile speranza, lo sognano, ma accettano il proprio destino. 

L’unico sentimento di ribellione che viene a galla è l’indignazione del lettore. Perché ciò che descrive Ishiguro, non è qualcosa di così lontano da immaginare. 

Ecco perché lo stile dell’autore appare piatto durante la lettura, si allinea perfettamente con la psicologia dei personaggi e con il loro inevitabile destino.

Lo considero uno di quei romanzi che va  letto nel corso della vita. 

Recensione a cura di Laura Bellini

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Un commento su “Recensione a: “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro

  1. Credo che lo stile narrativo sia adeguato e, forse, scelto proprio per infondere nel lettore le stesse sensazioni dei ragazzi.

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