Recensione a: “Paradise Valley-La trilogia” di Patrizia Ines Roggero

10347471_10204923112425385_974244619362688021_nTempo fa parlavo con un’amica riguardo alla mia prevalenza di letture di autori emergenti, invece che affermati. Sostenevo che, in mezzo a questi piccoli sconosciuti, si nascondessero a volte piccoli capolavori. Ammetto che molti dei miei romanzi preferiti sono scritti da emergenti e penso che questi autori vadano letti e scoperti perché nei loro lavori troverete una passione che difficilmente scoverete anche nei grandi best sellers.

Paradise Valley fa parte di questo gruppo di romanzi. Ero molto curiosa di leggere questi romanzi quando ancora, Patrizia pubblicò i libri divisi in tre parti su Amazon, ma dato che, come sapete, non leggo ebook, per me scoprire questo piccolo tesoro sarebbe stato impossibile se l’autrice non avesse deciso di renderlo anche cartaceo.

La storia inizia nel 1883 quando Jonathan Shelley, un mezzosangue, decide di lasciare la Grande Riserva Sioux e quel che resta della sua famiglia, per fare ritorno ai luoghi in cui ha trascorso l’infanzia. Qui, nel Montanta, nella Paradise Valley, lo aspettano le terre di suo padre e i vecchi amici d’infanzia.

Essere un mezzosangue, in mezzo a uomini bianchi non è facile per Jonathan. I pregiudizi e le discriminazioni lo seguono, ma il suo carattere forte e l’appoggio di Matt Foster gli permetteranno di iniziare un nuovo percorso. Jonathan ha un animo tormentato, racconta poco degli anni trascorsi nella riserva, come se ci fosse qualcosa in grado di turbarlo profondamente, nonostante egli si sia allontanato da quei luoghi. Il suo animo racchiude un lutto che fatica a superare, una morte che l’ha cambiato e che lo influenza nelle sue scelte e soprattutto nel suo porsi di fronte al rapporto con le donne, Ben presto diventerà l’amante della prostituta più famosa del luogo, ma terribili incubi continuano a tormentarlo. E’ l’amore che Jonathan deve rincorrere per poter recidere i legami del passato e lasciare liberi i fantasmi che lo perseguitano. Un amore che scoprirà fra le braccia della bella Abigail Foster , un rapporto che lo coinvolgerà totalmente, che gli darà il coraggio di sfidare i pregiudizi dei bianchi e per il quale è disposto a mettere in gioco tutto se stesso.

Ma la ragazza, sarà disposta a fare lo stesso? Si lascerà andare al sentimento che prova per Jonathan senza preoccuparsi del giudizio della gente?

La vicenda d’amore, raccontata da Patrizia in questi tre volumi è intensa e difficile. I due amanti si rincorreranno e perderanno nel corso degli anni e con loro altri protagonisti si affacceranno nella storia mutando il corso degli eventi. Non voglio raccontarvi altro della trama di questo libro perché credo dobbiate scoprire da soli quello che accadrà e la maniera in cui lo farà.

Dalle prime righe l’autrice è in grado di prenderci per mano e portarci in una particolare epoca storica, durante la quale le lotte fra indiani e bianchi erano sanguinose e dall’esito che noi conosciamo. Ci porterà fra le mandrie, in mezzo ai ranch di fine ottocento, ci farà vivere la psicologia degli uomini del tempo. Insieme a personaggi da lei creati, conosceremo anche i più famosi protagonisti della storia del tempo, fra i quali Toro Seduto o Cavallo Pazzo. Con gli occhi di Jonathan vivremo le battaglie sanguinose combattute in nome di un’identità che l’uomo bianco ha voluto strappare ai nativi per il suo progresso.

E’ vero che questa trilogia è considerata un romance, ma leggendolo vi accorgerete che c’è molto di più che una semplice storia d’amore.

I personaggi sono perfettamente inseriti nel contesto con i loro usi e costumi, con i pensieri. I dialoghi riflettono il tempo e, devo ammettere, mi è particolarmente difficile trovare esordienti capaci di ambientare un romanzo storico rispettando la personalità degli uomini che al tempo vivevano. Più spesso succede che in questo tipo di romanzi i personaggi si comportino in maniera moderna, creando un netto contrasto con la storia che si decide di raccontare. Non è questo il caso di “Paradise Valley”.

I personaggi sono molto ben caratterizzati, vi troverete a provare simpatia o meno per alcuni di loro, io vi confesso di aver provato antipatia per Abigail dalla prima all’ultima riga!

Un altro grande pregio di questo romanzo sono le descrizioni, accurate ma mai pedanti. Permettono di vivere i luoghi in cui le vicende si evolvono, ma non annoiano con particolari superflui.

La trama è avvincente, complessa e ben sviluppata. L’iter della narrazione segue un filo dal quale non si discosta mai, Patrizia non ricorre a espedienti dell’ultimo minuto per darci una spiegazione di quello che ci racconta, tutto è ben dosato, le vite dei personaggi di questo romanzo si intersecano dando vita a una storia che merita assolutamente l’attenzione dei lettori.

Un romanzo che va consigliato e letto, perché, come dicevo all’inizio dell’articolo, fra i libri di autori emergenti ci sono preziose perle che meritano di essere scoperte!

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