Recensione a “Profondità primitive” di Gianfranco Sorge.

primitive

Recensione di Sara Cordiali

Inizio la mia collaborazione con il Sole e Luna Blog parlandovi di “Profondità primitive” di Gianfranco Sorge.
La trama descrive a pieno il contenuto del romanzo e la copertina è bella e al tempo stesso intrigante.

Tuttavia mi trovo costretta a confessarvi che il romanzo non mi ha entusiasmato; il libro rispecchia ciò che la trama anticipa ma la narrazione dell’autore purtroppo non rende il volume semplice da leggere.

Il linguaggio esageratamente forbito rende il romanzo lento e noioso, certi termini erano talmente inusuali che non ne conoscevo nemmeno il significato.

Vicino alla mia bocca nauseata, che si accinge a scontare con ribrezzo la deprimente e ripugnante condanna già emessa, si staglia allimprovviso un anfibio militare a cui il maldestro possessore ha sporcato il dorso col suo viscoso e abbondante escreato giallastro che vedo colare ramificandosi filante lungo il lato esterno della tomaia e, dopo aver superato linserzione della suola, allargarsi in una prima goccia pencolante che singrossa sempre più mostrando al suo interno ributtanti anguillule che, freneticamente, corrono imbizzarrite nel muco appiccicoso.”

La lunghezza di alcune scene pressoché banali è infinitamente lunga mentre immagini dei due protagonisti durano poco più di qualche pagina. Un altro punto a sfavore sono i salti temporali; la protagonista passa dalla prima uscita, al terzo mese di conoscenza, alla visita dallanalista e il lettore si ritrova confuso, alla ricerca di un tratto che segnali il cambio di scenografia.

Lautore utilizza figure retoriche e personificazioni che costringono il lettore a rileggere la frase per capirla a pieno, e passa dal linguaggio troppo elegante e raffinato ad una semplicità di parole tale da confondere chi legge.

«Gentile, sconosciuta e anche inviolata» precisò lei entrando in una distesa atmosfera ludica, non senza però aver notato furtivamente il signor Gerry rigonfio e in tensione che manifestava la sua prorompente vitalità sotto la patta dei pantaloni di lui. Gerry, invece, rimase sempre e solo il nomignolo del pene di lui.”

Purtroppo non sono riuscita a terminare il romanzo, ma sono convinta che la storia di base tra Eleonora e Ruggero, se fosse stata scritta in maniera più simile ai romanzi che si leggo oggigiorno, sarebbe stata molto bella.

Recensione a cura di Sara Cordioli

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