Recensione a: “Quella notte tutto è cambiato” di J.S. Cooper

Di tanto in tanto mi capita di aver voglia di un romanzo che stringa il cuore, di quelli che ti fanno piangere, ma piangere davvero. Tempo fa cerco su Google una lista di libri strappalacrime e, fra questi, appare un titolo che mi attira moltissimo: “Quella notte tutto è cambiato”. La copertina della Newton non è da meno, l’impressione è quella di una ragazza molto triste. Non leggo la sinossi, non lo faccio quasi mai quasi mai quando il genere di libro, e il suo titolo, mi convincono.

Ecco quello che mi sono trovata a leggere…

Due ragazzi universitari, amici, anzi migliori amici, fin dalle elementari. Lui è Rhett e lei è Clemmie, due ragazzi che non possono essere più diversi uno dall’altro. Il primo ricco e superficiale, (almeno è ciò che vuol apparire), mentre la seconda…mi accorgo di avere difficoltà a descrivere in poche parole la ragazza perché l’unico aggettivo che mi viene in mente per presentarvela è dirvi che Clementine è noiosa. Dopo tre pagine avevo già capito come si sarebbe svolta la storia, ma avevo dubbi sul finale, questo romanzo era inserito in una lista di libri strappalacrime, e sono ancora convinta che il colpo di scena arriverà. Eppure, arrivata oltre la duecentesima pagina, non c’è nulla che faccia presagire che le cose andranno diversamente da come immagino.

Mi è capitato di leggere un romanzo rosa, ma non uno intrigante che comunque ti lascia qualcosa. Questo non è nemmeno uno di quei romance che io detesto tanto, dalla trama inconsistente e prevedibile, è peggio ancora. È quanto di più banale ci possa essere, un libro che avrebbe potuto scrivere un adolescente come tema scolastico. Fosse solo questo il difetto del romanzo, avrei potuto evitare di scrivere una recensione tanto sarcastica, ma davvero io mi chiedo come si possa apprezzare certa roba. Un lettore, uno vero, non uno da ombrellone, non può fare a meno di notare la non coerenza che permea tutta la storia. I personaggi nascono in un modo e poi di punto in bianco cambiano. Clemmie è ridicola, se parte noiosa, alla fine diventa una caricatura. Non penso di fare nessun danno dicendovi che finiranno a letto insieme e lo faranno così, parlando di sesso orale.

E come ne parleranno!

I dialoghi sono imbarazzanti per la loro stupidità. L’autrice, o il traduttore, hanno voluto esagerare imitando il linguaggio sboccato dei giovani, tanto che quando parlano di sesso è tutto forzato. Il pene viene chiamato in così tanti modi diversi che alla fine non si sa più a cosa ci si riferisca. Si è mai sentito un ragazzo parlare del suo amichetto, dicendo “la mia virilità”?

Come finisce? Nel modo più scontato, non è nemmeno bello il finale, buttato lì come se dovesse essere un qualcosa di strepitoso, ma che fa ridere per la non credibilità degli eventi.

Ok, non amo i romance, ma mi è capitato di leggerne di piacevoli, magari scontati, dal lieto fine assicurato, ma che se non altro avevano una trama carina e costruita. Questo è il peggio, il peggio del peggio. Un romanzo che racchiude tutti i più brutti cliché di questo genere di letteratura.

Recensione a cura di Laura Bellini

Condividi adesso!

Lascia un commento

*