Recensione a: “Riverside-La trilogia” di Bianca Rita Cataldi

E dopo tanti autori affermati, oggi vi racconto il libro di una scrittrice che famosa non è, ma che ha tutte le carte in regola per diventarlo. Non recensisco esordiente a meno che io stessa non abbia scelto di leggere un loro romanzo. Quando si tratta di Bianca Cataldi non mi pongo mai il dubbio se acquistare o meno una sua nuova uscita. L’ho conosciuta grazie al dolcissimo “Wating room”, mi ha conquistata con “Isolde non c’è più” e oggi si afferma come una delle autrici italiane che più amo con “Riverside”.

Ero un tantino dispiaciuta quando Bianca ha pubblicato questi romanzi, continuavo a leggere estratti che mi catturavano, ma i libri erano solo in ebook e io non leggo digitale. Poi, come promesso, è arrivata anche la raccolta cartacea. Ho atteso che unisse i tre volumi in uno solo per comprarlo, perché sapevo che non avrei resistito a lungo fra un libro e l’altro. Così è stato perché in un paio di sere ho divorato l’intera saga.

Devo fare una menzione alla copertina, prima di iniziare a parlare del romanzo. Pochissime volte mi trovo di fronte a una copertina dalla quale non riesco a staccare lo sguardo. Probabilmente, incontrando il libro fra gli scaffali di una libreria, mi sarei lasciata attrarre proprio dalla sua veste. Quindi complimenti a chi ha svolto il lavoro grafico, l’avrei menzionato volentieri, ma non ho trovato alcun riferimento nel libro.

Siete pronti per fare un viaggetto insieme a me?

Siamo a Riverside, Regno unito, la nostra protagonista sta passeggiando per le vie del paese, quando si trova in un angolo che non conosce. Non sa perché ha imboccato quella strada, ma percepisce che deve proseguire. Si trova così di fronte a un edificio abbandonato. Si tratta di una scuola che esercita su di lei un fascino irresistibile. Amabel entra furtiva nell’edificio, ha paura, ma non riesce a fermarsi. C’è qualcosa che le pare famigliare, ma soprattutto strano, perché in quel luogo abbandonato, il tempo pare sospeso.

Proprio quando decide di averne avuto abbastanza di quell’intrusione, dietro di lei compare un ragazzo con la divisa da studente. Amabel ne ha paura, eppure si ferma a parlare con lui, finché il panico non la assale e abbandona la scuola. Rientrata a casa vorrebbe parlare con la sorella dello strano episodio, ma la quotidianità prende il sopravvento e, dopo aver giocato con la nipote e una casa delle bambole, Amabel si addormenta…e cambia del tutto la sua vita.

C’è qualcosa di stupefacente dietro alle storie raccontate da Bianca. Non so se accade anche a voi, ma a me sembra di leggere una pagina di diario. Non ho mai l’impressione che siano storie inventate, ma quella di curiosare fra la vita reale delle persone di cui lei racconta.

Se proprio vogliamo catalogare Riverside, in un genere letterario, direi che è un bel mix fra un fantasy e un time travel, ma ci aggiungerei un pizzico di suspance, che non guasta mai, una manciata di mistero e una buona dose di amore. Damian è un personaggio che piace subito. Lui con la sua divisa, solo in questa scuola abbandonata. Non si può non provare empatia per questo sedicenne e voler capire dove lo condurrà la storia. L’amore per Amabel invece è nato piano piano e non si è mai liberato del tutto dal pregiudizio. Pregiudizio che potrebbe essere l’unica critica che mi sento di muovere a Bianca. Una cosa comunque del tutto personale, che non riesco a condividere. Non ve la svelo perché potrei fare spoiler che non voglio fare per non guastarvi le sorprese.

Critica che comunque non mi ha guastato la lettura, tutt’altro. Era da tempo che non mi trovavo a dover lasciare un romanzo sul comodino, interrompendone la lettura, e non vedere l’ora di poterlo riprendere in mano. Questa storia mi ha letteralmente rapita, tanto da farmi sentire sola una volta chiusa l’ultima pagina.

Recensione a cura di Laura Bellini

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