Recensione a: “Roma in fiamme” di Franco Forte, Mondadori

La recensione che voglio condividere oggi con voi è dedicata a un autore che non conoscevo, ma di cui, a scatola chiusa, ho acquistato ben due romanzi. Potevo pentirmi di averlo fatto o essere tanto entusiasta da divorare entrambi.

C’è però anche un’altra possibilità e cioè che io abbia amato tanto il primo libro da voler aspettare per leggere il secondo. È proprio questo che è accaduto.

“Roma in fiamme” è uno di quei romanzi che ti tengono incollata alle pagine, uno di quei romanzi storici che io apprezzo molto perché tutto è storia, dal linguaggio al comportamento dei personaggi. Usi, costumi, vicende realmente accadute, non c’è niente che si riconduca al moderno. Questo è il romanzo storico!

Dopo questa piccola premessa, passo a parlarvi del romanzo.

Chi di voi ha mai approfondito la vicenda personale di Nerone? Fu il quinto e ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia ed è passato alla storia come un personaggio paranoico e profondamente crudele. Lo si ricorda soprattutto per l’accusa di aver bruciato Roma, accusa dalla quale gli storici moderni tendono a discolparlo. Fu un uomo di grandi passioni, amava il teatro e le arte in genere. Crebbe sotto l’ala protettiva di una madre che fece di tutto per farlo salire al potere, ma che non poté sfuggire alle sue paranoie. Agrippina non era una donna che poteva farsi da parte facilmente e questo era un ostacolo, non solo per l’imperatore, ma soprattutto per colei che voleva diventare imperatrice.

Nerone amò moltissimo, non solo sua madre, ma anche i suoi amici, fra cui spicca il suo tutore, il filosofo Seneca. Si circondò di personaggi che lo avevano accompagnato fin dall’infanzia o che gli avevano dimostrato fedeltà in seguito. Fu tanto generoso con loro, quanto crudele. Non si può dimenticare che costrinse Seneca al suicidio, dopo aver scoperto una congiura ai suoi danni. Amava anche gli eccessi e soprattutto amava se stesso, tanto da credersi baciato dagli dèi.

Il ritratto di quest’uomo tanto controverso, diventa fra le pagine di questo romanzo un affresco che non ci si può soffermare a osservare, ma che si sente la necessità di rendere vivo. Ammetto che conoscevo ben poco di questo periodo della storia romana, ma Franco Forte mi ha accompagnata là dove mi aspetto che mi conduca un romanzo storico. Una volta finito il romanzo sono andata a cercare informazioni su quel periodo e ho sicuramente imparato qualcosa in più. Ha stimolato la mia curiosità e questo significa che il romanzo ha centrato in pieno l’obbiettivo.

Altra nota positiva è che non esistono momenti morti, non c’è una pagina in cui si sente il bisogno di staccare gli occhi dalle parole. La sensazione è quella di guardare un film. Ed è stupendo quando un autore riesce a farti vedere i particolari del paesaggio, degli abiti o a farti sentire l’odore del cibo. Da segnalare anche i numerosi termini in latino. Mi è piaciuto che la spiegazione venisse data fra le righe della storia e che, soprattutto, non fosse dato per scontato che il lettore potesse conoscere la terminologia usata. Questo fa sì che il romanzo sia accessibile a tutti.

Che altro dire? Non vedo l’ora di leggere l’altro romanzo che mi aspetta nella mia libreria, ma non lo farò subito perché non voglio finirli troppo presto.

E ovviamente, correrò a comprare anche il terzo!

Recensione a cura di Laura Bellini

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