Recensione a “Il sigillo di Aetherea” di Pietro Ferruzzi

La recensione di Annalisa
La recensione di Annalisa

Raramente accade che un libro si legga con tanta velocità ed avidità, soprattutto se si tratta di un romanzo di quasi settecento pagine.

Ammetto che i libroni mi incutono sempre un certo timore e mi è capitato alcune volte nella vita di dovermi fermare quando la lettura diventava più un peso che un piacere. Non è sicuramente il caso di “Il Sigillo di Aetherea”, che ho divorato in meno di un mese.

La vicenda è ambientata nelle immaginarie terre di Oppas, teatro di guerre millenarie tra il bene e il male, epiche battaglie, magie, creature fantastiche e personaggi caratteristici e ben tratteggiati. Bellissima la mappa all’inizio del volume, molto utile per visualizzare le varie vicende, anche se le descrizioni dei paesaggi risultano comunque particolarmente azzeccate.

Harald il Saggio, re del regno di Oppas, organizza una grande festa per celebrare i cinquant’anni di reggenza da quando ha liberato le terre dal male insieme a suo padre, Sven il Grande. Per l’occasione chiama a raccolta i suoi tre figli, ognuno a capo di una città del regno. Durante il viaggio per raggiungere Eostyria, la città principale del reame, i figli vengono attaccati da tre demoni che assaltano i convogli e uccidono uno di loro, durante l’allineamento celeste della luna bianca e di quella rossa. I bambini dell’uomo ucciso troveranno rifugio nella foresta magica di Lamunrian e da qui inizierà la lotta tra bene e male, che prenderà le forme dello scontro tra gli umani, consigliati dalla dea Aetherea da un lato, con le loro vicende di amori e dolori e con il loro percorso di maturazione, e la creatura del male Thanatos, nelle forme di Valdnad, dall’altro. Il male incombente e pericoloso rimarrà nascosto nell’ombra fino alla fine, tessendo la sua oscura tela e rafforzando le sue armi in modo occulto.

Scrutò la luna, che con i suoi bagliori rossastri stendeva un velo sanguigno sull’accampamento e rifletté che l’attuale fase astronomica era divenuta la più tragica a memoria d’uomo.

 

Le vicende richiamano il Tolkien de Il Signore degli Anelli per la complessità del tratteggio e per la pienezza dei personaggi, per quanto non si possano minimamente paragonare le due opere sotto altri aspetti.

Una vera delizia per gli amanti del genere fantasy e anche per coloro che vogliono semplicemente rilassarsi con una lettura scorrevole ed appassionante. Nessun moralismo inutile, nessuna sterile elucubrazione mentale, solo racconto e pura e coinvolgente fantasy. Tutto quello che ci si aspetterebbe dal genere: nani, troll, spiriti, castelli e battaglie, ma senza mai scadere nello scontato o negli stereotipi.

L’autore sa scrivere molto bene, con fluidità e padronanza della lingua, tratteggiando con abilità paesaggi, situazioni, personaggi e vicende.

Difficile abbandonare questo libro una volta che si è iniziato, difficile lasciare le vicende una volta che si è rimasti coinvolti.
Vivamente consigliato anche a chi non è amante del genere, per assaporare una lettura piacevole, avvincente, rilassante, sgombra da brutti pensieri e negatività. Un libro difficile da chiudere e che crea dipendenza.

“Non importa quanto sei stato addestrato e quanto sia potente e magica la tua spada; se il manico è marcio si spezzerà come un fuscello e perirete entrambi al primo vero scontro.”

Recensione a cura di Annalisa 

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