Recensione a Sonnifera di Riccardo Gramazio

Sonnifera è il romanzo recensito per voi da Annalisa. Vediamo cosa ne pensa!

Ecco qui un altro libro che dal titolo mi incuriosiva e che è stato una piacevolissima scoperta. Amo molto le letture diverse dal solito, originali, e gli autori che hanno il coraggio di osare e non hanno paura di intraprendere nuove strade. Gramazio si potrebbe definire un visionario ed io con le opere visionarie e sperimentali, siano esse dipinti, sculture, film o libri, ci vado a nozze.

Mi è ripetutamente venuto in mente durante la lettura il film Allucinazione Perversa (che di perverso non aveva nulla, vedi il titolo originale Jacob’s ladder ) di Adrian Lyne, con la sua fotografia sporca, dove il protagonista e lo spettatore non riescono a distinguere il sogno dalla realtà e i personaggi si trasformano di volta in volta da angeli in demoni e viceversa. E per me è fantastico essere incollati alla lettura e non capire se si tratti di un sogno (o un incubo) o della realtà.

“Osservando quel viso d’angelo, qualcosa bollì nella pentola della mia
anima. Qualcosa che andava ben oltre l’incontro nelle terre minate
del sonno. Qualcosa che sapeva di bontà andata a male, di profumatissimi
fiori appassiti.”

Terry Stones è una rockstar caduta in disgrazia, aveva tutto: il successo, i soldi, la fama, le belle donne, ma noi lo incontriamo al suo risveglio in un luogo che non riconosce, dopo una notte di eccessi della quale non ha memoria. Da questo momento Terry attraverserà una serie di avvenimenti e situazioni al limite del surreale.

Allucinazioni? Esperienze reali traviate da una mente non lucida?

È questo equilibrio in bilico tra il vero e l’assurdo che regge la trama del libro. Il personaggio è fin troppo tragico e reale nella sua disperazione, ma le sue vicende sono talmente assurde da rasentare il ridicolo.

“Il suicidio, in questo caso, sembra valere più di un analista o di infinita
sbronza, più di una bella canzone o di un epico poema.
Sono cellule nere e taglienti capaci di generare uragani nel profondo
del tuo spirito. Uragani come quelli che da sempre minacciano le
coste della mia California, destinata un giorno a essere sommersa
dallo strapotere dell’acqua.”

Un libro per persone di vedute aperte, sgombre da pregiudizi e disposte a mettere se stesse e l’arte in discussione. Un esercizio di stile forse a tratti volutamente autocompiaciuto, che si rivela a volte un po’ confusionario e avviluppato su se stesso. Tanto assurdo da risultare naif (o volutamente canzonatorio?), ma con uno stile fluido e un incedere ritmato. Forse qualche incongruenza, ma ancora una volta viene da chiedersi se non sia tutto volutamente inserito ad hoc dall’autore per destabilizzare.

“Noi siamo i dannatissimi figli di questo nuovo e amaro Medioevo, e
non vedo all’orizzonte pensatori illuministici a indicarci la giusta via
per la redenzione.
Siamo fottuti, amici miei, ufficialmente poltiglia in scatola.”

Alla fine si esce dalla lettura pieni di interrogativi non soltanto sulla storia, ma addirittura sull’autore e sulla sua scrittura. E a me i libri che lasciano tanti punti di domanda intrigano enormemente. Vivamente consigliato.

 

Recensione a cura di Annalisa Sutto

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