Recensione a “Il torto della Torta” di Andrea Venturo

il torto
La recensione

Ho scelto questo libro per via del nome, senza leggerne la sinossi o conoscerne il genere letterario. ‘Il Torto della Torta’ mi aveva dato l’immagine di un racconto leggero, divertente, con al centro della narrazione le marachelle di un adolescente in qualche modo collegate ai dolci. Mi sbagliavo, a eccezione dell’adolescente.

Il testo di Andrea Venturo è un racconto fantasy. Gli elementi ci sono tutti, o quasi. C’è il vecchio e saggio mago Flantius con il suo bastone magico, al cui interno è racchiuso Qar, uno spirito elementale dell’aria. C’è lo spavaldo nano Robaln. il diplomatico elfo Lantharas. il coraggioso cavaliere Tharn, un paio di orchi e creature mostruose, e infine c’è Conrad, un adolescente incompreso che aspira a diventare un mago potente. Ma andiamo con ordine.

La storia inizia con un prologo. La scena è ambientata nella pianura delle Brulle, vicino la città Nadear la Bianca. Flantius, seguito dai suoi fedeli amici, è sulle tracce dell’orco Geneißer, l’ultimo a essere stato in contatto con il cattivissimo quanto potente mago Yor. Il gruppo è arrivato davanti allo grotta di Geneißer, e sta decidendo la tattica migliore per agire quando un esercito di orchi li attacca. Ne scaturisce un breve, sanguinario scontro che si conclude con la sparizione di Flantius. A questo punto la storia fa un salto in avanti di 400 anni. Siamo a Nadear ed è notte. Un paio di creature non meglio identificate tentano di fare irruzione in una casa padronale. Quando ci riescono, si aggirano con fare sospetto nella cucina perché devono scoprire un segreto, e intanto pensano di giocare qualche brutto scherzo ai proprietari della casa.

Detto ciò, arriviamo al terzo capitolo e conosciamo Conrad, il vero protagonista della storia. Conrad ha appena compiuto 12 anni, e da grande sogna di diventare un mago potente, come il leggendario Flantius, sogno che si scontra con il desiderio di suo padre di farlo diventare un commerciante. La madre di Conrad è morta quando era piccolo, e da qual tragico evento i rapporti padre-figlio si sono incrinati. La misteriosa sparizione di una torta dà vita a un contrasto acceso tra i due, in cui Conrad viene accusato del misfatto. Arrabbiato Conrad scappa di casa e si rifugia in una grotta, deciso a scovare i veri colpevoli del misfatto. Da qui inizia una piccola caccia al tesoro in cui Conrad riuscirà a trovare il rifugio del mago Flantius.

 ‘Il Torto della Torta – Le Cronache di Tharamys’ è un romanzo breve, in cui vengono gettate le basi per un racconto che, nei volumi successivi, diventerà più complesso e articolato. O almeno i presupposti ci sono. La trama di questo primo volume è semplice, ma condita di accenni riguardanti eventi passati e possibili sviluppi dei personaggi in azione che, se sfruttati nel modo giusto, possono creare una bella storia. Nella scrittura di Venturo riesco a leggere un certo entusiasmo, una voglia di scrivere e di raccontare, e questo mi piace, ma a livello stilistico mi lascia un po’ perplesso.

 

Lantharas incocca un’altra freccia. Flantius alza il suo bastone. I due orchi in retroguardia si prendono per mano, e intonano una litania dai suoni gutturali.

«Quei due stanno per lanciare un incantesimo, non so cosa sia, ma percepisco le loro aure: ottavo circolo di potere.» Qar è preoccupato e alla velocità di un pensiero trasmette tutto questo a Flantius.

 

Anzitutto l’uso dei verbi. L’autore usa il tempo presente per narrare tutta la vicenda, senza distinzione tra gli eventi correnti e quelli avvenuti secoli prima. In questo modo ne risulta una narrazione veloce, quasi una telecronaca, ma priva di quel senso di epicità che un racconto fantasy dovrebbe avere.

Poiché tutta la storia viene sviluppata in poco più di 50 pagine, Venturo dovrebbe fare molta attenzione a ciò che decide di raccontare. Se la storia riesce a seguire una linearità negli eventi, è l’importanza, il tempo descrittivo e narrativo che l’autore dedica a certe scene/eventi piuttosto che ad altri che mi fa storcere il naso, perché fa quasi emerge uno squilibrio tra i fatti davvero importanti e quelli che potrebbero passare in secondo piano. Le descrizioni ne sono un esempio. Venturo si concentra molto sulla descrizione dei paesaggi, fornendo al lettore dettagli che gli permettono di farsi un’idea chiarissima dei luoghi in cui si svolge l’azione, ma tale novizia di particolari viene a mancare nei personaggi. Si riesce ad averne una chiara visione esteriore (forse complici anche gli stereotipi estetici del genere fantasy, ben radicati nell’immaginario collettivo), mentre a livello introspettivo e psicologico si notano le mancanze.

 

«La rete commerciale della Repubblica di Kirezia», esordisce il ragazzo, «ha quattro città nodali: c’è Kirezia, la capitale, da cui salpano navi dirette alle isole delle Gilde di Pelagòs, verso il subcontinente di Leendir e verso il remoto, e pericolosissimo, arcipelago di Thanatos dove fare scalo per raggiungere il continente meridionale; c’è Selenos da cui partono le strade verso oriente e portano al Granducato di Meroikanev… agli elfi di Invalis… al Califfato, alla casa-di-roccia e all’impero Maor; da Nadear la Bianca si parte per l’ovest per commerciare con i nomadi del deserto D’Nis e i regni della coda del Drago.»

 

La lezione di geografia di Conrad prende paragrafi interi, mentre la morte prematura della madre è trattata quasi con superficialità, ed è un peccato, perché sta alla base del cattivo rapporto che il protagonista ha con suo padre.

 

«Mio padre mi odia!» dice a se stesso. Non era sempre stato così: finché sua madre era viva, Conrad aveva avuto un bel rapporto con suo padre, ma da quando due anni prima sua madre era venuta a mancare, per Conrad era iniziato il conflitto.

 

Conrad è un ragazzo che sa ciò che vuole e non si accontenta di assecondare i progetti fissati per lui da altri. Si ribella, sceglie di seguire la sua volontà e compie azioni che gli conferiscono carattere. O almeno è questo che ci porta a pensare l’autore, perché nel finale troppo ‘spiegato’ (anche se dai risvolti interessanti) l’idea del lettore cambia a svantaggio del protagonista.

 

Parole di Alessandro Dainotti

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