Recensione a “Un giorno qualunque” di Alessandro Dainotti

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Recensione di Rosanna

Ogni giorno della nostra vita e’ ricco di soprese: una persona, un gesto o una carezza oppure un lavoro, una discussione… e Dainotti, con questo suo romanzo, è pronto a ricordarcelo.
Adriano è un ragazzo come tanti che prende a morsi la vita fra scalate di successo e precipizi, e come tanti ragazzi è un burattino nelle mani dell’amore e della società “C’era chi aveva trovato lavoro all’estero, chi non aveva trovato lavoro ed era stato costretto a tornare nella propria città, e chi si ostinava a rimanere sperando in qualcosa di buono”.
Come tutti deve affrontare delle scelte, si trova dinanzi a dei bivi, dei tormenti mostrandoci nei suoi momenti di solitudine e riflessioni, ognuno di noi. Ma Adriano è anche un sognatore, un insicuro in attesa di qualcosa che lo stordisca per davvero, e quella scintilla è Tiziano. Una storia d’amore lieta ma anche turbolenta, iniziata un po’ per gioco, nascondendosi l’affetto reciproco per non sentirsi nel mirino della gente intorno

“Io ho pensato che avrei voluto tenergliela per sempre, la mano; mi piaceva il contatto con la sua pelle”,

ecco cosa contava per Adriano.
Come ogni relazione anche la loro era incline ai cambiamenti, ai litigi e anche ai tradimenti, ma un tradimento che più per istinto primitivo era un chiaro segnale che qualcosa nella sua vita dovesse cambiare

“Non ero felice e dovevo adoperarmi per esserlo”.

Un romanzo che e’ una biografia articolata in tre momenti, Mattino –Pomeriggio-Sera che Dainotti fa coincidere con le tre fasi della vita umana Nascita-Crescita-Morte attraverso uno scorrere di pensieri ed emozioni rese vivide da una scrittura semplice, lineare rockeggiante e contemporanea imprigionata in una rabbia di chi è troppo sensibile e ponderante a cui la vita però un giorno qualunque decide di negare qualcosa “Nel filo della vita che non ha un inizio e non ha una fine siamo tutti connessi e soli, camminiamo sulla stessa strada, ma non facciamo lo stesso percorso”. Un finale inaspettato, un lieto fine che lieto non può dirsi, lascia l’amaro in bocca, come l’amaro della consapevolezza che si ha dopo aver sbagliato, dopo essere caduti e rialzatisi consci che qualcosa si poteva evitare oppure agire diversamente.
E’ questo il messaggio finale che l’autore raccontandosi vuole dare, vivere la vita a pieno, riflettendo e cercando sempre una soluzione alternativa, quella che in gergo si chiama “la meno peggio”.

Rosanna Sanseverino

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